Il basso Molise e Montenero di Bisaccia, tutta la regione, capisaldi di un avvenimento eccezionale, di caratura assoluta: territorio e istituzioni unite nel ricordo e nel messaggio lasciato come testimone vivo da Sammy Basso, a cui è stato intitolato l’istituto omnicomprensivo di piazza della Libertà. La località cerniere tra Abruzzo e Molise ieri è stata la capitale italiana dell’inclusione e della lotta alle malattie rare. Sammy Basso, nato il 1° dicembre 1995 a Schio è stato un giovane affetto da progeria, una rara malattia genetica che causa un invecchiamento precoce e accelera il processo di invecchiamento. Nonostante la sua condizione, Sammy è diventato un simbolo di forza e determinazione, impegnandosi in prima persona per sensibilizzare il pubblico su questa patologia e, più in generale, sulle sfide che affrontano le persone con malattie rare. Ha intrapreso un percorso di studi in biotecnologie, con l’ambizione di aiutare gli altri, dimostrando che la passione per la conoscenza non ha limiti. Sammy è morto prematuramente il 5 ottobre 2024, ma la sua eredità continua a vivere attraverso il suo impegno e il suo esempio di vita.
Un entusiasmo travolgente da parte di centinaia di alunni, delle loro maestre, del personale tutto, coordinati da una lungimirante ed efficiente dirigente scolastica, Luana Occhionero, che nel corso degli ultimi mesi, a stretto contatto coi vertici regionale, la direttrice Maria Chimisso, e provinciale delle istituzioni didattiche molisane, ha dato corpo a questa iniziativa. Un’accoglienza caldissima ai genitori di Sammy, papà Amerigo Basso e mamma Laura Lucchin. Bandierine, cori, musica, tutto orientato a sottolineare l’importanza e la profondità sociale del momento commemorativo, culminato nella scopertura della targa all’esterno e la benedizione del vescovo Claudio Palumbo. Nemmeno il maltempo che ha afflitto l’intero evento, opportunamente condotto all’interno della sala consiliare (in un primo tempo si pensava a una cerimonia esterna), e l’inconveniente occorso all’ospite istituzionale principale, il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, fermato a Roma da uno stato influenzale, hanno intaccato la riuscita della manifestazione, anche perché il titolare del dicastero del Mim ha presenziato in collegamento tutto il tempo, intervenendo a conclusione dei saluti con un discorso puntuale, organico e articolato, di quasi 10 minuti. Lavori moderati da Giuseppe Lanese, con al suo fianco proprio la direttrice dell’Usr Molise Chimisso, i genitori di Sammy e la Occhionero. Una sala con oltre cento autorità, tutte accreditate, in rappresentanza di ambiti politici, civili e militari, in cui ha fatto capolino anche Antonio Di Pietro, che non era stato invitato. Prime file dedicate ai profili più importanti, i vertici delle forze dell’ordine di Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia, Vigili del fuoco, Capitaneria di Porto, il presidente del Tribunale Russo, i parlamentari Della Porta, Cesa e Lancellotta, il prefetto Lattarulo, il governatore Roberti, l’europarlamentare Patriciello, presenti assessori e consiglieri regionali, sindaci, dirigenti scolastici, insomma, una grande festa, perché Sammy Basso va ricordato per il coraggio e questo elemento fonda le attività di chi ne prosegue la battaglia. Il Ministero ha comunque inviato il capo di gabinetto Paolo Zangrillo. Una Montenero di Bisaccia pressoché blindata ieri, ma in modo ‘morbido’ e la gente non è mancata nemmeno all’esterno, proprio sfidando gelo e pioggia. Un’ora di interventi, quelli maturati in sala consiliare, non prima dell’ascolto di un brano da parte dell’orchestra studentesca e l’esecuzione dell’Inno nazionale, che ha fatto scattare in piedi tutti i presenti. Ad aprire il protocollo, la dirigente Occhionero ha ringraziato tutti i partecipanti, ma soprattutto la famiglia Basso, che non era lì solo come genitori, ma come simbolo di un amore infinito e di una battaglia mai persa. I genitori di Sammy, accompagnati dall’Associazione Aiprosab, sono stati il cuore pulsante di un evento che ha celebrato non solo la memoria di un ragazzo, ma un intero movimento di speranza. Dal suo volto e soprattutto dalla voce, traspariva emozione autentica: «Intitolare questa scuola a Sammy Basso significa rendere omaggio non solo alla sua straordinaria vita, ma al suo spirito indomabile. Sammy ha visto nella scuola non solo un luogo di apprendimento, ma un rifugio, una luce che ha acceso in lui la passione per la conoscenza, anche quando le tenebre sembravano oscurare tutto». Parole udite in streaming dal ministro Valditara, che non ha perso un minuto dell’intero cerimoniale, e a cui si è rivolta la preside, che ha voluto anche la partecipazione “straordinaria” dei bimbi dell’infanzia ha dato un tocco ancora più emozionante, con l’Inno alla Gioia. «La scuola- ha sottolineato Occhionero, è stata la chiave che ha aperto a Sammy un mondo di opportunità, nonostante le barriere imposte dalla malattia. La sua presenza qui, oggi, è il simbolo di come l’istruzione possa abbattere ogni muro, di come un ragazzo, con il coraggio e la determinazione, possa diventare esempio per tutti, indipendentemente da ciò che la vita gli ha riservato. La sua vita non è stata una lotta contro qualcosa, ma una lotta per qualcosa: la bellezza della vita stessa. Sammy ci ha insegnato che ogni difficoltà è solo un passo in più verso la realizzazione di noi stessi, e che la scuola non è mai solo un luogo fisico, ma un faro che ci guida verso la crescita, verso il futuro». Quindi, è stata la direttrice Chimisso a fare la sua parte.
«Nella sua, pur breve e fragile, esistenza, ha messo al centro di tutto, insieme a un’incrollabile fede in Dio, un’altrettanto incrollabile fede nello studio, nella scienza e nella ricerca. Non possiamo, anzi siamo onorati di dire che un valore più grande ai nostri studenti non potremmo trasmetterlo: il senso della spiritualità e un’idea forte di come lo studio, la ricerca, l’analisi – ricordiamo che, fra le altre cose, aveva due lauree, una in biologia – abbiano guidato la sua esistenza verso una vocazione al miglioramento della qualità della vita degli esseri umani e delle persone con disabilità in genere. Perché la natura, in parte, con lui è stata avara: un corpo complesso, ma una mente brillante, quella di un ragazzo che aveva voglia di vivere e che noi, pur da lontano, seguivamo con grandissimo affetto e dedizione. Il dottor Basso era, pur trovandosi lontano dal Molise, nei nostri cuori. Quindi, signor ministro, quando lei, ricordo, in un intervento a un TG nazionale, ha detto che le sarebbe piaciuto che una scuola venisse intitolata a SammY Basso, noi qui abbiamo subito pensato a Montenero. Questa idea è stata condivisa con i dirigenti della scuola, e ci eravamo chiesti più volte – qui ce ne sono almeno quattro o cinque – dell’importanza di dare un nome a una scuola che non ha un’identità. E se non ce l’ha la scuola, non ce l’ha neanche la comunità che intorno a essa si raccoglie. Altrove una scuola può avere un valore relativo; ma nella comunità di Montenero, l’istituto omnicomprensivo è un valore assoluto. Quindi intitolare la scuola al dottor Sammy Basso ha una doppia valenza: rappresenta un momento identitario, ma anche il simbolo di un’intera comunità che si raccoglie intorno a un nome. E quale nome più alto di questo? Quale nome più sublime di quello di un ragazzo – perché di un ragazzo parliamo – che è un eroe, e mi sia consentito, anche un santo moderno? Ecco, questo desideravo condividere con voi come messaggio. Voglio anche salutare Selma Yamul, presidente della Consulta degli studenti, che rappresenta i nostri ragazzi e i giovani molisani». Quindi, è stata la volta del prefetto Michela Lattarulo: «Un saluto alle autorità, ai ragazzi, agli insegnanti e a tutti i presenti a questa cerimonia che, più che un evento formale, ha l’atmosfera di una vera festa. E in effetti, forse lo è. Un saluto al ministro, che anche se fisicamente assente, è con noi in spirito e con la sua attenzione a questa iniziativa e a questo territorio. Grazie, signor Ministro, per il supporto e l’interesse dimostrati. Un saluto particolare ai genitori di Sammy: è davvero un grande onore avervi qui con noi. La vostra presenza rappresenta un esempio straordinario di forza e serenità per tutti noi. Oggi, con questa intitolazione, il ricordo di Sammy diventa un segno indelebile. Un ricordo permanente che potrà ispirare i ragazzi e le famiglie, aiutandoli a orientarsi nella vita anche nei momenti di difficoltà. Questo gesto insegna ad accogliere la vita come un dono: un dono che richiede impegno, forza, determinazione e amore per il prossimo. Credo davvero che questo momento rappresenti un ulteriore passo avanti per la scuola, un elemento di crescita nei valori umani dei ragazzi e, conseguentemente, nella costruzione di una società migliore per il futuro. Complimenti sinceri per questa iniziativa e onore a tutti voi».
Commozione nelle parole dei genitori Laura Lucchin e Amerigo Basso, che hanno concluso la serie di saluti prima delle parole del ministro Valditara, hanno voluto davvero dire grazie a tutti coloro che ieri ne hanno onorato la memoria e la vita spesa per la scienza e con spirito altruistico, ma consapevoli di sentire la sua presenza ovunque. «Sammy era una persona curiosa di tutto e cercava sempre di approfondire ogni argomento. Studiando con impegno e sacrificio, è riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, nonostante le difficoltà. Lo studio, infatti, richiede molta dedizione e, per una persona con disabilità, può essere ancora più impegnativo. Ma lui era determinato e testardo, e si poneva sempre traguardi molto alti, dicendo: “Abbiamo sempre tempo per abbassarli.” Grazie alla sua caparbietà, Sammy ha conseguito due lauree ed è diventato biologo molecolare, riuscendo così a studiare la sua stessa malattia. Ha lavorato in due importanti centri di ricerca: il CNR GM di Bologna e la Progeria Research Foundation di Boston, contribuendo a studi innovativi che potrebbero rappresentare la soluzione per molte malattie genetiche.
Intitolare una scuola a Sammy significa aver compreso il valore che lui attribuiva allo studio e al sapere. Ringrazio di cuore tutti voi per aver pensato a lui e per la meravigliosa e calorosa accoglienza che ci avete riservato. Sono profondamente emozionata e grata. Sammy ha lasciato un’eredità importante, un percorso difficile ma necessario da portare avanti. Aveva tanti progetti, tanti sogni da realizzare, e noi, con l’associazione a lui dedicata, ci impegniamo ogni giorno per portarli avanti. Continuiamo a collaborare con il CNR GM di Bologna e con l’équipe di Boston per concretizzare il suo sogno: trovare una cura per la progeria. Ma il sogno di Samy non si fermava alla sua malattia. Lui desiderava che nessuna famiglia si sentisse più dire: “Questa è una malattia grave e non possiamo fare nulla.” Voleva che ogni genitore potesse sentirsi dire: “Sappiamo come curare vostro figlio, vostra figlia, e potrà vivere una vita normale.” Questo non era solo il sogno di Sammy ma è diventato il nostro sogno e quello di tutti i ricercatori che lavorano con noi per portare avanti il suo progetto. Gli amici di Sami hanno sempre avuto un ruolo fondamentale nella sua vita e oggi sono una parte essenziale dell’associazione. A voi ragazzi, voglio dire questo: prendete Sami come esempio di vita. Lui si è sempre circondato di amici, di persone che lo amavano e che lo sostenevano. Non si è mai chiuso in sé stesso, non ha mai escluso nessuno. Anche voi, nella vostra vita, fate lo stesso: circondatevi di persone che vi vogliono bene, che vi supportano e che credono in voi. Grazie, grazie». Subito dopo, la scopertura della targa e la benedizione del presule Palumbo, prima di un giro in classi e laboratorio. Toccanti anche i gesti con cui sono stati donati pensieri sia nel cerimoniale pubblico che nelle aule, e lo striscione esposto davanti alle autorità e agli ospiti.

EB

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