Legambiente risponde al fronte dei contrari all’istituzione del Parco nazionale del Matese, dopo gli incontri che allevatori e agricoltori dei versanti molisano e campano della montagna stanno tenendo sul territorio, rilanciando sui temi discussi nella riunione che si è svolta invece presso la biblioteca del Consiglio regionale, dove sono stati auditi Andrea De Marco e Antonio Nicoletti, rispettivamente presidente del Comitato regionale e responsabile nazionale aree protette dell’associazione. L’incontro, convocato dal presidente del Consiglio regionale Quintino Pallante dopo una richiesta di Legambiente, ha visto la partecipazione dei consiglieri regionali Roberto Di Baggio, Micaela Fanelli, Alessandra Salvatore, Vittorino Facciolla, Angelo Primiani, Roberto Gravina, Massimo Romano e Nicola Cavaliere, e ha permesso di ribadire le diverse posizioni sul Parco, aggiornare i partecipanti sull’iter istitutivo dell’area protetta e chiarire l’impegno assunto dalla Regione dopo l’incontro svolto presso il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica lo scorso mese di cui la stessa Regione è stata principale promotrice.
«Il nostro ringraziamento al presidente Pallante, al consigliere delegato all’ambiente Di Baggio e ai consiglieri regionali presenti per la disponibilità e l’interesse verso quello che è un tema importantissimo per il Molise, non solamente per il Matese – ha dichiarato Andrea De Marco -. Crediamo che sia arrivato il momento di concludere l’iter facendo le cose per bene, rimuovendo dal percorso di istituzione gli ultimi ostacoli che potrebbero poi compromettere la nascita di un’area protetta in grado di promuovere lo sviluppo del territorio, non di vincolarlo solamente. Per questo – continua De Marco – abbiamo illustrato ai presenti alcune migliorie da condividere con la struttura tecnica regionale al fine di migliorare la zonizzazione del Parco andando incontro ad alcune esigenze emerse dopo la presentazione ai Comuni della perimetrazione, della zonizzazione e delle misure provvisorie di salvaguardia».
L’associazione risponde quindi ai contrari che – dicono – «stanno boicottando la nascita del Parco infondendo nella popolazione paure e cavalcando fake news. In oltre 100 anni di esperienza i Parchi nazionali italiani non hanno portato alla chiusura di nessuna impresa, anzi le oltre 300mila imprese censite nelle aree protette italiane hanno potuto sfruttare tutti i vantaggi offerti da un ambiente sano e dalle opportunità finanziarie garantite per le aree protette. Gli unici a temere l’istituzione del Parco sono coloro che pensano di utilizzare il territorio e le risorse naturali della collettività a fini personali – ha dichiarato Nicoletti – e puntano a creare confusione alimentando fake news nell’opinione pubblica e tra i cittadini matesini. È giusto ascoltare le preoccupazioni di chi vive e opera in quel territorio, ed è opportuno sfatare tutti i dubbi con informazioni corrette come anche noi abbiamo fatto in tutti questi anni. Ma le legittime richieste di chiarimento sono cosa diversa dalle pretese avanzate da quei pochi che contestano il Paro nazionale del Matese solo per continuare a infrangere le regole e che operano a discapito della maggioranza delle imprese che le stesse regole le rispettano e contro gli interessi dei molisani che vogliono il Parco. Gli allevatori, gli agricoltori, i boscaioli, i raccoglitori di funghi e tartufi, gli operatori turistici e chi vive e opera nel territorio non avranno nessun problema a continuare con le loro attività legittime – continua Nicoletti – perché il Parco non aggiungerà nessun’altra regola a quelle già vigenti sulla base delle direttive comunitarie, le normative regionali e quelle urbanistiche comunali. Come avviene in tutta Italia fin dal 1991, anche nel Matese saranno rispettate le stesse regole vigenti in tutti gli altri Parchi nazionali e che derivano dall’applicazione della legge 394 che, ad esempio, garantisce di usufruire di misure ad hoc quali indennizzi per i danni da fauna più rapidi rispetto a quelli delle aziende che stanno fuori dal Parco, promozione dei prodotti agricoli con il marchio del Parco e tutte le azioni individuate nelle misure di salvaguardia. Perciò, se in nessun altro Parco nazionale i cittadini e le imprese non sono stati ridotti alla fame, perché continuare a perdere tempo con chi contesta il Parco nazionale solo perché non intende rispettare nessuna regola attuale o futura e continuare a rapinare tutti i molisani dei loro beni naturali».
Legambiente ha rilanciato quindi la campagna già “cavalcata” in passato contro le fake news sul Parco nazionale del Matese, spiegando ad esempio che non sarà necessaria nessuna autorizzazione preventiva per coltivare l’orto e arare i campi, tagliare l’erba e gestire il bosco, praticare l’allevamento e il pascolo. Quello che dovrà essere autorizzato dall’Ente parco, invece, sono gli interventi di rilevante trasformazione del territorio (es. Piani urbanistici, manutenzione ordinaria degli impianti a fune, delle pale eoliche), o gli interventi e le opere da realizzare nei siti della Rete Natura 2000.
Le attività edilizie saranno quindi regolate dai Piani urbanistici vigenti e dalle Misure provvisorie di salvaguardia secondo le diverse Zone del territorio del Parco.
Nel rispetto delle vigenti normative degli usi civici e delle consuetudini locali continueranno ad essere consentite la raccolta di funghi, dei tartufi e di altri prodotti del sottobosco.
Anche il pascolo – spiegano – è consentito, e la normativa del Parco per le attività di allevamento e pascolo rispecchia le regole già vigenti e, dunque, senza nessuna limitazione, nel territorio del Parco è garantito il transito dei mezzi di servizio e quelli accessori alle attività agro-silvo-pastorali o di altre attività esistenti. Specifiche restrizioni saranno eventualmente stabilite dall’Ente in funzione della necessità di tutelare sistemi naturali e/o specie animali e vegetali.
Il campeggio temporaneo è appositamente autorizzato in base alla normativa vigente in tutto il territorio, mentre è vietato il campeggio libero effettuato al di fuori delle aree a tale scopo e appositamente attrezzate.
La caccia è l’unica attività vietata nei Parchi nazionali, mentre sono consentiti prelievi faunistici ed abbattimenti selettivi necessari per ricomporre squilibri ecologici accertati dall’Ente Parco.

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