Il governatore Francesco Roberti sarà ascoltato in Procura a Campobasso il prossimo 14 aprile. Indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda del capoluogo di regione su un traffico illecito di rifiuti fra Molise e Puglia, ha chiesto attraverso i legali Mariano Prencipe e Giuseppe Stellato di essere interrogato per chiarire la propria posizione.
A Roberti e a sua moglie, anche lei sotto inchiesta, i pm contestano episodi di presunta corruzione relativi al rapporto con la società Energia Pulita, una delle due compagini finite nel registro degli indagati insieme ad altre 43 persone (i reati contestati a vario titolo sono diversi). Nel mirino degli inquirenti – Guardia di Finanza e Carabinieri del Noe – l’assunzione della consorte di Roberti da parte della società e alcuni incarichi allo studio di progettazione di cui il presidente era partner. Secondo l’accusa, l’allora sindaco di Termoli e presidente della Provincia di Campobasso avrebbe in qualche modo agevolato concessioni e autorizzazioni a Energia Pulita in virtù dell’assunzione e degli incarichi professionali.
Nulla di tutto questo, invece, per i difensori del capo di Palazzo Vitale. «Siamo convinti – così a Primo Piano l’avvocato Prencipe – che non c’è stata alcuna svendita della funzione e nessun favoritismo».
Insieme al suo staff e al collega Stellato, famoso e assai apprezzato rappresentante del Foro di Santa Maria Capua Vetere, sta studiando da qualche settimana il voluminosissimo incartamento dell’inchiesta. L’avviso di conclusione indagini è stato notificato agli interessati fra il 19 e il 20 febbraio. Qualche giorno dopo, la conferma del coinvolgimento del presidente della giunta e una sua nota in cui già annunciava l’intenzione di chiedere l’interrogatorio.
Migliaia le pagine del faldone, dunque. In questi ultimi giorni, le difese hanno individuato un perito di parte per la trascrizione delle intercettazioni, il cui esatto tenore secondo i legali è fondamentale per ricostruire il ruolo del governatore. Per questo auspicano che sia pronta in tempo utile per l’interrogatorio di metà aprile.
Prencipe ribadisce anche la sensazione, già avuta in prima battuta e avvalorata poi dallo studio delle carte, che in realtà molto si sia “parlato” da parte degli altri protagonisti della vicenda del ruolo del sindaco e presidente di Palazzo Magno ma che lui in concreto non abbia “agito” come invece la Procura ha ipotizzato.

r.i.

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