Nel silenzio assordante della politica, una voce si leva forte e chiara. È quella di Aldo Patriciello, eurodeputato di peso, manager sanitario di lungo corso, riferimento imprescindibile per l’universo moderato molisano e non solo. Una voce che non ha paura di prendere posizione – pubblicamente e con forza – sulla vicenda giudiziaria che vede coinvolti il presidente della Regione Francesco Roberti e sua moglie Elvira Gasbarro.
Mentre molti, nel centrodestra, si trincerano dietro cauti silenzi o addirittura gettano ombre e sospetti, Patriciello rompe gli indugi e firma una nota politica che è anche un manifesto umano e morale. Nessuna invettiva contro la magistratura, che anzi viene rispettata con la consueta deferenza. Ma un messaggio limpido e diretto al cuore della questione: «Io sto con Roberti. Perché la giustizia deve fare il suo corso, ma l’umanità non può essere sospesa».
Non è una difesa d’ufficio, né una mossa calcolata. È un gesto che nasce, parole sue, da «umanità, empatia, amicizia», e da quella «prudenza che è mancata a tanti», a cominciare da certi avvoltoi della politica – locali e nazionali – che hanno approfittato dell’inchiesta per tentare un linciaggio morale e politico.
Ma è anche un atto di coerenza e di memoria: Patriciello richiama l’esperienza di troppi amministratori che, nel tempo, sono stati «coinvolti e travolti da campagne giustizialiste partite solo con finalità politiche», salvo poi essere assolti e riconosciuti totalmente estranei ai fatti. Una ferita ancora aperta nel corpo della politica italiana, che ha generato sfiducia, delegittimazione e disillusione.
Rivendica con orgoglio la scelta di stare dalla parte di Roberti, ricordando che il governatore non è imputato, né rinviato a giudizio, ma solo destinatario – come sua moglie – di un avviso di conclusione delle indagini. Non solo: Roberti ha chiesto di essere ascoltato dai magistrati per chiarire tutto (l’interrogatorio è fissato il 14 aprile, ndr). Un gesto che, sottolinea Patriciello, «vale più di mille parole» e dimostra una «determinazione limpida, che non appartiene a chi ha qualcosa da nascondere».
Un affondo netto anche contro la cultura giustizialista che, ancora una volta, tenta di fare politica con le inchieste. «Troppe volte si è pensato di ricorrere alla giustizia per eliminare avversari scomodi», denuncia Patriciello, che parla per esperienza diretta. «Ma ricordiamoci – ammonisce – che ogni persona è innocente fino a prova contraria».
E aggiunge un principio spesso dimenticato nei processi mediatici: «L’indagine non è una sentenza. La giustizia segue un percorso lungo, complesso, che va rispettato. Nessuno può permettersi di anticipare giudizi o pronunciare condanne preventive, meno che mai per tornaconto politico».
La sua uscita è destinata a fare rumore. Fino ad ora, insieme alla deputata Elisabetta Lancellotta, Patriciello è l’unico esponente del centrodestra molisano ad aver preso una posizione così chiara, coraggiosa e prepotente a difesa di Roberti. E lo fa con una lucidità che chiama in causa l’intero sistema politico e mediatico, chiedendo rispetto per le persone e per il principio di non colpevolezza.
In un clima avvelenato da sospetti e silenzi, Patriciello non si nasconde. Si espone. E rilancia. «Io sono e resto al fianco di Roberti e della verità dei fatti». Una dichiarazione pesante. Di quelle che fanno la differenza.
E che, inevitabilmente, spaccano il fronte politico e accendono un faro su chi sceglie ancora il garantismo alla gogna. Da oggi, nel centrodestra molisano, nulla sarà più come prima.
Luca Colella