«Non stiamo chiedendo un favore. Stiamo chiedendo di cercare una persona». A sei mesi e mezzo dal crollo del ponte sul Trigno, Vanessa De Marco torna a chiedere risposte sulla scomparsa del marito Domenico “Mino” Racanati, il marittimo pugliese disperso dal 2 aprile scorso. Il suo messaggio, pubblicato ieri mattina, accompagna una nuova richiesta di spiegazioni sui tempi delle ricerche, mentre la testimonianza di una coppia riuscita a salvarsi, trasmessa mercoledì sera da “Chi l’ha visto?” su Rai 3, riporta l’attenzione sulle modalità con cui era stata disposta la chiusura del viadotto e sulla possibilità di raggiungerlo attraverso la viabilità secondaria. Sono due piani della stessa vicenda: la ricerca di un uomo del quale la famiglia continua ad attendere notizie e la ricostruzione delle circostanze in cui alcuni automobilisti arrivarono sul ponte nonostante il divieto di transito. Sullo sfondo resta l’interruzione della statale 16, con le conseguenze sui collegamenti tra Abruzzo e Molise e la mobilitazione del Comitato civico “Ridateci il Ponte”, che ha raccolto 17mila firme e chiede un confronto operativo con le istituzioni regionali. I coniugi intervenuti nella trasmissione di Rai 3 hanno scelto di raccontare in forma anonima quanto accaduto quella mattina. Erano diretti a Pescara per un appuntamento ospedaliero del figlio. Dopo aver incontrato una chiusura stradale a Petacciato Marina, avevano cercato un percorso alternativo attraverso il navigatore. Le indicazioni li avevano condotti su una strada secondaria, dissestata e piena di pozzanghere, che consentiva di raggiungere nuovamente la statale 16 in prossimità del viadotto. Secondo quanto riferito dalla coppia, lungo quel tragitto non erano presenti sbarramenti
che impedissero il passaggio. Sulla situazione è intervenuta anche l’avvocata termolese Serena Branca, che ha accompagnato i testimoni durante l’intervista, sottolineando l’assenza di transenne e di indicazioni che indirizzassero gli automobilisti verso percorsi alternativi. Prima di immettersi sulla statale in direzione del ponte, i due avrebbero incrociato diversi veicoli, tra cui un furgone blu e due mezzi dell’Anas che, stando al loro racconto, avevano appena attraversato il viadotto. Sono circostanze riferite dai testimoni, sulle quali gli accertamenti potranno fornire riscontri utili a ricostruire la situazione della viabilità prima del cedimento. Un altro particolare riguarda l’automobile di Domenico Racanati. La coppia l’aveva notata alle proprie spalle lungo la strada secondaria. Dopo aver raggiunto la statale, tuttavia, i coniugi non l’hanno più vista. Il marittimo era diretto a Ortona, dove stava trasportando delle reti da pesca. Una volta sul ponte, il cedimento si è manifestato improvvisamente. Il conducente ha raccontato di aver visto l’asfalto rompersi, la carreggiata sollevarsi e di aver sentito un rumore simile a quello di cavi d’acciaio che si spezzano. La sensazione era quella di trovarsi su una strada che cedeva sotto le ruote, mentre la pavimentazione si alzava fino a creare una sorta di trampolino. L’uomo ha cercato di accelerare per allontanarsi dal tratto interessato dal crollo, mentre la moglie lo incitava a proseguire. L’automobile è riuscita a superare la parte della carreggiata che stava cedendo, consentendo ai due di mettersi in salvo. A giudizio del conducente, la possibilità di prendere velocità e le caratteristiche del veicolo hanno contribuito alla fuga. Superato il tratto pericolante, la moglie ha contattato i soccorsi. Il racconto riporta così al centro uno degli aspetti da chiarire nell’inchiesta della Procura di Larino: l’effettiva efficacia delle misure adottate per impedire il transito sul ponte. La presenza di accessi secondari non adeguatamente sbarrati, se confermata dagli accertamenti, costituirebbe un elemento rilevante per ricostruire quanto accaduto quella mattina. La testimonianza dei coniugi descrive un percorso che, nonostante la chiusura incontrata a Petacciato Marina, avrebbe consentito loro di tornare sulla statale e di raggiungere il viadotto. Durante la trasmissione è intervenuto anche il comandante della Capitaneria di Porto di Termoli, Fabrizio Strusi, che ha ripercorso le attività di ricerca di Racanati e della sua automobile. Le operazioni hanno interessato il mare e la foce del Trigno, con l’impiego di sommozzatori, sonar e metal detector e verifiche estese su un’ampia porzione di fondale. Il fratello Alessandro Racanati ha ricordato il ritrovamento di alcuni elementi riconducibili all’automobile e delle reti da pesca che Domenico stava trasportando verso Ortona. I familiari ritengono che il marittimo possa trovarsi ancora nell’area del ponte e chiedono di fare tutto il possibile per arrivare a una risposta, accelerando le ricerche. A rendere più urgente la loro richiesta è il timore che nuove piogge, l’aumento della portata del fiume e il peggioramento delle condizioni del mare possano modificare ulteriormente il fondale, spostando o ricoprendo i materiali presenti. Una preoccupazione espressa anche dalla moglie Vanessa nel messaggio di ieri mattina, rivolto alle istituzioni, alla Procura e a chi ha competenza sulle attività da svolgere. La donna chiede anzitutto di conoscere le ragioni dell’attesa che, secondo quanto riferisce, dovrebbe protrarsi fino a metà novembre prima di verificare se il marito possa essere ancora intrappolato tra le macerie del ponte. Nel suo appello racconta anche i viaggi compiuti per raggiungere il luogo della scomparsa e portare dei fiori, per continuare a far sentire la propria vicinanza a Mino. «A tutt’oggi non abbiamo ancora ricevuto una spiegazione sul perché dobbiamo aspettare fino a metà novembre per sapere se mio marito, Mino, potrebbe essere ancora incastrato tra le macerie del ponte. Questo è ciò che sono costretta a fare per poter far sentire la mia vicinanza a mio marito. Per fargli sentire che non è stato dimenticato, almeno da noi. Perché, guardandomi intorno, quello che vedo è soltanto un enorme senso di menefreghismo. Sono costretta a percorrere 200 chilometri per poter portare a mio marito almeno un mazzo di fiori. Per ricordargli che qualcuno lo sta aspettando. Per non farlo sentire solo, sepolto chissà dove, da ormai sei mesi e mezzo. E noi cosa dovremmo fare? Aspettare? Aspettare che arrivi il pieno inverno, che arrivino le mareggiate, la pioggia, il maltempo… e che ancora una volta la sua ricerca venga rimandata? Cosa c’è da aspettare? Quali sono le difficoltà che impediscono di agire adesso? Perché non ci viene data una spiegazione chiara, concreta, comprensibile? Non stiamo chiedendo un favore. Stiamo chiedendo di cercare una persona. Stiamo chiedendo che mio marito non venga dimenticato. Stiamo chiedendo che, dopo mesi di attesa, qualcuno ci dica finalmente cosa sta succedendo e perché non si può intervenire ora. Lì non c’è una pratica burocratica, lì c’è Mino. C’è un marito. C’è un padre. C’è una famiglia che aspetta. E mentre voi aspettate, noi viviamo ogni giorno con una domanda che ci distrugge: Dov’è Mino? Dateci una spiegazione. Diteci quali sono gli ostacoli. Diteci perché bisogna aspettare ancora. Ma soprattutto, non lasciate che passino altri giorni senza fare tutto ciò che è possibile per cercarlo. Mino non è stato dimenticato. Noi non lo dimenticheremo mai». Alle domande della famiglia si affianca, su un fronte diverso, la richiesta di informazioni avanzata dal Comitato civico “Ridateci il Ponte”. Il gruppo, forte di 17mila firme raccolte, torna a sollecitare un incontro sul collegamento lungo la statale 16, interrotto dopo il crollo nella tratta tra Petacciato e San Salvo. Giovedì 1° ottobre il Comitato ha inviato una Pec al presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, coinvolgendo per conoscenza anche le principali autorità locali. Nella comunicazione, indirizzata al presidente, all’assessore Michele Marone, ai membri del Consiglio regionale e al direttore della Protezione civile Gaspare Tocci, viene chiesto un incontro «urgente, formale e operativo». L’obiettivo è fare chiarezza sullo stato degli interventi e sulle iniziative avviate per affrontare le conseguenze dell’interruzione del collegamento. Il Comitato chiede informazioni «chiare, esaustive e trasparenti», da poter condividere con i cittadini che hanno sostenuto la mobilitazione. Nella Pec è stato chiesto di comunicare entro cinque giorni dal ricevimento della richiesta la disponibilità a convocare l’incontro nei dieci giorni successivi, in una sede istituzionale della Regione Molise. Il gruppo civico si è detto disponibile a concordare data, sede e composizione della delegazione, ribadendo la necessità di un confronto concreto con le istituzioni. Secondo quanto riferito dal Comitato, gli unici riscontri ricevuti finora sono arrivati dai sindaci di Vasto e Petacciato. Resta invece attesa una risposta dalle autorità regionali molisane. La richiesta riguarda un aggiornamento puntuale sui lavori e sulle prospettive di ripristino della viabilità, per le comunità che dipendono dalla statale 16 e continuano a fare i conti con l’interruzione del collegamento tra le due regioni. A sei mesi e mezzo dal crollo restano dunque aperte le domande sulle condizioni di accesso al ponte, quelle sui tempi degli interventi e, soprattutto, quella di una famiglia che continua a cercare Domenico Racanati: «Dov’è Mino?».


























