Il presidio Asrem di via Padre Pio entra nella rete della sanità territoriale finanziata dal Pnrr. Confermate le prestazioni del poliambulatorio, dai primi di novembre partirà l’ambulatorio infermieristico. Roberti: «Portare i servizi nelle comunità». Di Santo: «Cure di prossimità, continue e accessibili a tutti». Lombardi illustra l’organizzazione, Contucci sottolinea il valore dell’assistenza per Montenero e i paesi vicini.
Un riferimento sanitario vicino a casa, con la presenza del medico ventiquattr’ore su ventiquattro, sette giorni su sette, e un’offerta che affianca ai servizi già esistenti nuovi percorsi di assistenza. È stata inaugurata oggi, giovedì 8 ottobre, in via Padre Pio, la Casa della comunità di Montenero di Bisaccia, struttura Asrem destinata all’assistenza primaria, alla prevenzione e alla presa in carico dei cittadini del comune e del territorio circostante. Realizzata nell’ambito degli interventi del PNRR per la riorganizzazione e la modernizzazione della rete sanitaria territoriale, la Casa della comunità dovrà contribuire a ridurre il ricorso all’ospedale per le necessità che possono essere affrontate attraverso la medicina di prossimità. Un obiettivo che riguarda soprattutto i pazienti cronici, gli anziani e le persone più fragili, per i quali la distanza dai servizi può diventare un ostacolo alla continuità delle cure. L’organizzazione illustrata dall’Asrem comprende l’assistenza primaria e la continuità assistenziale, con la presenza coordinata di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e guardia medica; la presa in carico dei pazienti cronici, la gestione delle terapie e le medicazioni; prestazioni diagnostiche e visite specialistiche in sede. I servizi del poliambulatorio vengono confermati, mentre dai primi di novembre è previsto l’avvio dell’ambulatorio infermieristico. Il presidio è di tipo hub, con assistenza medica H24. Non sostituisce il Pronto soccorso: la distinzione tra i bisogni gestibili sul territorio e le emergenze è stata ribadita durante
l’inaugurazione, insieme alla necessità di spiegare ai cittadini come utilizzare la nuova struttura. Il presidente della Regione, Francesco Roberti, ha collocato l’apertura nel percorso di riorganizzazione dell’assistenza territoriale, indicando nella vicinanza delle cure e nella riduzione degli accessi impropri agli ospedali i risultati da raggiungere. «Innanzitutto, noi stiamo riorganizzando la medicina territoriale e quindi cerchiamo di portare i servizi nelle aree interne. Con questa organizzazione l’obiettivo è far sì che ci sia una sanità messa a disposizione dei cittadini, soprattutto quei cittadini più fragili, nelle loro comunità e nelle loro località. Con questa riorganizzazione si prevede anche di far sì che ci sia minore affluenza nei Pronto soccorso, perché i Pronto soccorso devono occuparsi solo di casi gravi». Nel corso dell’intervista Roberti ha richiamato anche il numero 116117, collegandolo al nuovo sistema di orientamento delle richieste di assistenza. «All’interno di quella che è stata anche l’inaugurazione del numero unico, attraverso questa idea che tra l’altro a livello nazionale viene già applicata in altre regioni, si ha la possibilità di prendere in carico il paziente attraverso il telefono del 116117. C’è un medico che risponde, apre la cartella clinica del paziente e, sulla base di una serie di domande poste dal medico, si potrà avere anche l’assistenza domiciliare immediatamente dopo la telefonata. Altrimenti si viene qui, in questi centri, dove verranno portati anche per tenerli in osservazione finché non passa quel malessere di tipo non grave. Invece, quando abbiamo situazioni complicate e gravi, parte subito il meccanismo del 118 e quindi si prevedono quelle che sono le procedure standard delle urgenze». Alla domanda sulla possibilità di alleggerire il lavoro dei medici ospedalieri, il presidente ha risposto: «Questo è l’obiettivo: evitare che ci siano troppi accessi al Pronto soccorso, accessi con tempi lunghi, per codici bianchi e codici verdi che dovrebbero essere evitati. Quindi all’interno di queste Case della salute cerchiamo di riorganizzare una medicina moderna e soprattutto più efficiente e con costi contenuti». Roberti ha inoltre sottolineato il ruolo degli investimenti: «L’apertura della Casa della Comunità di Montenero rappresenta un traguardo importante e dimostra come gli investimenti e le risorse del PNRR possano trasformarsi in servizi reali, capaci di rafforzare la rete di assistenza e non lasciare indietro nessuno. Continuiamo a lavorare per un Molise con una sanità di prossimità più efficiente e accessibile». Per il direttore generale dell’Asrem, Giovanni Di Santo, l’apertura ha un significato che va oltre il raggiungimento degli obiettivi previsti per le nuove strutture territoriali. Nel Basso Molise, ha spiegato, una maggiore disponibilità di servizi può incidere sia sulla pressione ospedaliera sia sul ricorso alle cure fuori regione. «Sicuramente è a testimonianza non solo del raggiungimento del target previsto per il numero delle Case della comunità e degli Ospedali di comunità, ma qui in Basso Molise queste Case della comunità diventano ancora più importanti perché non solo provvederanno a ridurre gli accessi impropri al Pronto soccorso, quindi un decongestionamento e una decentralizzazione delle attività sanitarie, ma anche una riduzione della mobilità passiva, che qui ha un’incidenza abbastanza elevata». Un tema che riguarda anche il bilancio sanitario. «Certamente sì, perché la mobilità passiva incide notevolmente, ma anche e soprattutto le cure che non rispondono a dei setting assistenziali idonei comportano delle spese notevoli che noi dobbiamo sicuramente razionalizzare», ha aggiunto Di Santo. Il direttore generale
ha ribadito nella comunicazione dell’Asrem la finalità del presidio: «La nascita della Casa della Comunità di Montenero di Bisaccia rappresenta un segnale tangibile di attenzione verso il territorio e i cittadini. Garantire cure di prossimità, continue e accessibili a tutti, in particolare alle fasce più vulnerabili e agli anziani, oggi significa rafforzare la rete di tutela della salute e valorizzare la medicina di territorio in tutta l’area». A illustrare il funzionamento della struttura è stato Giovanni Lombardi, direttore del distretto sociosanitario di Termoli, che ha richiamato il quadro della riforma e la rete prevista per il territorio. «Le novità essenziali sono quelle legate al decreto 77, dove è prevista l’apertura nel nostro distretto sociosanitario di cinque Case della comunità più un Ospedale di comunità. Nella fattispecie la Casa della comunità di Montenero di Bisaccia è una Casa della comunità hub, che dà un servizio sette giorni su sette, ventiquattr’ore su ventiquattro, dove ruotano i medici di medicina generale, compresi i medici della continuità assistenziale, quindi la cosiddetta guardia medica». Lombardi ha descritto la Casa della comunità come «un ponte per i cittadini tra l’ospedale e il territorio». Il senso del cambiamento, ha spiegato, è andare «verso una sanità non più ospedalocentrica», nella quale il cittadino possa trovare sul territorio una risposta ai bisogni che non richiedono l’intervento dell’ospedale. «Qui dai primi di novembre partirà, come fiore all’occhiello, anche l’ambulatorio infermieristico, che si dedicherà alle medicazioni e quindi alla continuità delle prestazioni infermieristiche. Ci saranno i medici di base, gli specialisti, ci sarà il punto prelievi. Il cittadino però deve capire che qui non si accede per l’urgenza, non si accede per qualcosa che richiede una cura del Pronto soccorso. È una continuità assistenziale a tutto tondo, a 360 gradi, dove troveranno anche la disponibilità di specialisti che sono sempre stati sul territorio, ma che in maniera diversa approcceranno la richiesta del cittadino». Un passaggio riguarda direttamente gli utenti che già frequentavano il poliambulatorio: le prestazioni esistenti rimangono. «I servizi già esistenti nell’ambulatorio sono confermati e rimangono nella Casa della comunità. La struttura ospiterà altri servizi, indipendentemente dalla specialistica ambulatoriale, dove i medici specialisti convenzionati continueranno a fare la loro opera. Siamo anche in programmazione per incentivare la sanità territoriale, quindi l’offerta di servizi specialistici in tutti e cinque i poliambulatori del nostro distretto sociosanitario, ovvero Montenero di Bisaccia, Castelmauro, Santa Croce di Magliano, Larino e Termoli». La sindaca Simona Contucci ha sottolineato il valore dell’apertura per Montenero e per i comuni limitrofi, senza nascondere le difficoltà del sistema sanitario. «Sì, assolutamente un passo importante, nonostante ovviamente ci siano problemi, lo sappiamo tutti, nella sanità. Ma per noi, per la nostra comunità e non solo, per i paesi limitrofi, la medicina di prossimità è fondamentale, soprattutto perché, trattando prevalentemente le malattie croniche, alleggeriamo la pressione sugli ospedali». Contucci ha poi elencato le attività presenti e quelle annunciate: «Sono molto contenta di poter dire che c’è stata sicuramente un’implementazione dei servizi. Mi è stato appena detto, e credo che ve l’abbia confermato il direttore Lombardi, che ci sarà l’attivazione anche dell’ambulatorio infermieristico. Qui si tratta la terapia del dolore, ci sono le vaccinazioni pediatriche, c’è anche una parte dedicata alla medicina amministrativa; quindi, tante pratiche possono essere sbrigate nella nostra Casa della comunità. E soprattutto la continuità assistenziale, nel senso che questo è un hub aperto H24, per cui il medico è garantito per tutta la durata della settimana, sette giorni su sette». Anche la sindaca ha rimarcato il limite rispetto all’emergenza: «Questo significa che chiaramente non si trattano casi di emergenza, però ci si può rivolgere al medico che qui, nel nostro ambulatorio, fortunatamente sarà presente sette giorni su sette». Richiamando precedenti esperienze di assistenza di prossimità, Contucci ha ricordato la presenza, nel progetto comunale, del fisioterapista, dell’infermiera di comunità e del trasporto sociale. «Abbiamo capito quanto sia importante avere un presidio nelle vicinanze, sul posto nel caso di Montenero, ma anche nelle vicinanze rispetto ai paesi della zona. Vista anche la situazione che abbiamo, la cosa più importante è alleggerire la pressione sugli ospedali. Se riusciamo a fare questo con la nostra medicina e quindi con questa struttura, già è un importante passo. Poi chiaramente la vicinanza aiuta, perché alcune situazioni, alcune problematiche legate anche alla prevenzione possono essere affrontate e risolte per tempo, e sapete quanto sia importante».






















