Presidente Stefano Petracca, con una interpellanza il consigliere regionale Massimo Romano solleva il tema della continuità assistenziale nell’ospedale che lei presiede. È sicuramente utile, dunque, chiederle innanzitutto qual è la situazione attuale e quali garanzie potete dare ai pazienti che si affidano a Responsible Research Hospital?
«La preoccupazione del consigliere Romano per la continuità delle cure è comprensibile e merita una risposta precisa: non c’è stata e non ci sarà alcuna interruzione dell’attività, né in radioterapia né negli altri servizi dell’ospedale. I pazienti continuano e continueranno a essere assistiti secondo il preciso incarico che la struttura ha ricevuto. Il Responsible Research Hospital è una struttura sanitaria accreditata con il sistema sanitario e svolge una funzione di pubblico servizio essenziale e vitale per i cittadini».
Secondo quanto riportato dal consigliere Romano, le misure protettive sono scadute ieri, 1° ottobre. Cosa è cambiato dalla data di ieri?
«Anche questa affermazione merita chiarezza. Responsible è pienamente operativo anche dopo il 1° ottobre. Come ben noto, stiamo affrontando un percorso di ristrutturazione e risanamento attraverso la procedura formale di composizione negoziata della crisi, un percorso che ha una durata di un anno ed è in dirittura d’arrivo. Come da prassi, le misure protettive sono state concesse per permettere a Responsible e tutti gli stakeholder coinvolti di strutturare una soluzione condivisa nell’interesse comune di preservare e garantire un futuro ad una realtà così importante per il territorio. Grazie all’impegno e la grande collaborazione di tutti i nostri partner commerciali, finanziari e istituzionali, sono fiducioso che a breve saremo in grado di fornire informazioni formali a riguardo».
Presidente, ogni interrogativo che riguarda Responsible parte della premessa che la proprietà è un fondo svizzero, come un prerequisito di zone d’ombra: ci dice una volta per tutte di chi è RRH? Perché Responsible Capital AG, la società madre, è svizzera?
«La ringrazio per questa domanda, è la prima persona a farmela direttamente. E finalmente posso fare chiarezza. Gli azionisti di Responsible Capital AG sono due: il sottoscritto, Stefano Petracca, che detiene oltre l’80% del capitale ed esercita il controllo della società, e Joseph Mansueto, che detiene il restante capitale. Responsible Capital AG non è un fondo, è una società per azioni di diritto svizzero. La scelta della Svizzera non risponde a particolari ragioni legate all’investimento in Molise, ma alla mia storia personale e professionale: sono figlio di emigrati italiani, sono nato e cresciuto in Svizzera, e lì ho maturato la mia esperienza professionale. È stato quindi naturale costituire in Svizzera il veicolo societario attraverso il quale avviare questa attività. La ragione per cui tali informazioni non sono reperibili attraverso le ordinarie fonti societarie pubblicamente consultabili risiede nel fatto che l’azionariato delle società per azioni svizzere non è soggetto alle medesime forme di pubblicità previste da altri ordinamenti. Peraltro, in occasione dell’acquisizione della struttura sanitaria di Campobasso, Responsible Capital è stata sottoposta alle verifiche previste dall’ordinamento italiano, comprese quelle relative alla normativa “Golden Power” e ai requisiti richiesti nell’ambito della voltura dell’accreditamento istituzionale. Quindi è evidente che abbiamo fornito ogni informazione indispensabile, e non ci sono segreti. Gli esponenti politici che pubblicamente hanno ripetutamente sollevato dubbi sulla proprietà di Responsible e persino promosso azioni giudiziarie, accessi agli atti, hanno pubblicizzato tutto pubblicamente. Non hanno considerato che ci sono compliance che, se si tratta di trasferire atti formali, diventano formali anch’essi, e dobbiamo rispettarli. Se negli ultimi quattro anni mi avessero contattato, sarei stato lieto di incontrarli e mettere alla loro visione tutta la documentazione di cui necessitano.Non lo hanno fatto e io e li ho mai incontrati. Mi sarebbe piaciuto farlo ma io ho grande rispetto per la politica, e faccio solo la mia parte».
È vero che state trattando la cessione della radioterapia?
«Confermo che ci sono trattive in corso. Durante il percorso di ristrutturazione, per rafforzare a lungo termine la struttura societaria e l’offerta sanitaria di Responsible, tra le varie opzioni, abbiamo trovato l’intesa con un investitore e partner industriale altamente specializzato, leader europeo in ambito radioterapico che permetterà di valorizzare ancor di più la radioterapia del Responsible Research Hospital come centro di eccellenza e punto di riferimento a livello nazionale ed internazionale. Non stiamo alienando un bene ma si tratta di una vera partnership societaria. E anche in questo caso facciamo chiarezza estrema: non sono a rischio posti di lavoro. I partner istituzionali sono informati, stiamo seguendo il percorso previsto dalla legge. Noi rispettiamo norme e requisiti».
Il resoconto dell’interpellanza indica debiti per 72 milioni. Conferma questa cifra?
«La documentazione ufficiale sulla composizione negoziata della crisi indica la massa debitoria in assoluta trasparenza per i creditori interessati. Con la stessa trasparenza confermo la sostanza della massa debitoria. È importante comprendere che si tratta di una stratificazione debitoria formata in decenni, e rende ancora più visibile la razionalità della procedura formale intrapresa. Abbiamo scelto di risolvere in maniera definitiva la crisi e mettere le basi per un futuro certo per tutti: dipendenti, partner commerciali, finanziari e istituzionali. Arrivati all’imminente chiusura della procedura, l’adesione agli accordi è quasi totalitaria, e porta ad una ristrutturazione ordinata del debito».
In questi mesi la proprietà non è stata focalizzata unicamente sulla procedura di ristrutturazione, ma in diversi ambiti avete continuato ad investire.
«Il risanamento di un’azienda non è solo ristrutturazione del debito. È fatta di risposte e responsabilità con la quale mettiamo in pari le questioni del passato, ma è anche quella di avere una visione futura. L’intento è quello di avere una struttura che offre sanità di eccellenza e che non torni in una situazione di tensione finanziaria. Abbiamo investito in tecnologia e risorse. Oggi, a Campobasso c’è il Da Vinci 5, cioè il massimo della robotica mondiale. Magari ancora non tutti lo sanno ma, in Responsible, la chirurgia robotica ad alta complessità lavora a pieno regime, con interventi per tumori ginecologici, dello stomaco, dell’intestino, del pancreas e del polmone. Mentre c’è chi continua a polemizzare a strascico guardando al passato, i nostri professionisti hanno la possibilità di lavorare nel futuro, e nel futuro portano la vita dei pazienti. Oggi offriamo in Molise trattamenti per i quali i pazienti avrebbero altrimenti dovuto rivolgersi a strutture fuori regione. Abbiamo rafforzato il dipartimento oncologico con nuove figure apicali di altissimo livello e manteniamo un dipartimento cardiovascolare tra i migliori della nazione».
Nel frattempo, per essere chiari, abbiamo tutelato i livelli occupazionali. Anzi, stiamo lavorando per acquisire nuovo personale medico, infermieristico, e altri profili professionali altamente qualificati, per rafforzare l’attività della struttura.
State anche rafforzando il rapporto con Unimol?
«Sì. C’è infatti un’altra cosa che credo dovrebbe rendere orgoglio ogni molisano: grazie all’Università del Molise stiamo realizzando un hub eccezionale dove assistenza e formazione camminano insieme. È in corso il trasferimento presso RRH di corsi di laurea dell’Università del Molise. Stiamo parlando dei nostri giovani, del futuro della nostra terra, che vengono qui a costruire il loro futuro e realizzare quello dell’assistenza della popolazione di domani. Anche questo è continuità assistenziale, un impegno che stiamo sostenendo concretamente attraverso l’attività quotidiana dei reparti e il rafforzamento del personale. È su questi fatti che vogliamo rassicurare i pazienti e le loro famiglie. In questi mesi stiamo lavorando insieme alla Regione e all’Università per trovare modelli per integrare i nostri spazi e servizi in maniera concreta e fattiva, nell’interesse della comunità.
Ecco: noi siamo dalla parte dei cittadini, l’investimento è stato fatto qui perché questa è la nostra terra d’origine e perché vogliamo dimostrare a tutti che qui è possibile investire, crescere, fare crescere, dare valore. È innegabile che abbiamo avuto e stiamo affrontando molte difficoltà. Oggi ci siamo. E dimostreremo di essere un modello vincente. Dimostreremo che, nonostante difficolta e resistenze, il Molise è una regione dove è possibile vivere e costruire futuro».

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