«Il 2 giugno 1946, il voto del popolo italiano segnò – dopo il ventennio fascista, la tragedia bellica, la lotta di Liberazione – una svolta nella storia del Paese, ponendo le basi per edificare, sulle solide fondamenta della Costituzione, un nuovo patto civile, ispirato ai principi di libertà, uguaglianza e solidarietà, spinto da una intensa sete di pace».
Così il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato ai prefetti per la Festa del 2 Giugno. «La Repubblica – le parole del Capo dello Stato – nacque da un corale e sincero esercizio di democrazia. Ne fu protagonista il popolo italiano che affluì con straordinaria partecipazione e compostezza ai seggi, per la scelta dell’ordinamento dello Stato e l’elezione dell’Assemblea costituente. Ne furono protagoniste, in particolare, le donne, chiamate per la prima volta alle urne nella storia d’Italia, per le elezioni amministrative nel corso di quell’anno e per le consultazioni del 2 giugno. In tale occasione, in un delicato momento di transizione, il libero esercizio del voto – ricorda Mattarella – fu di nuovo garantito, ripristinando dopo anni, con l’operoso contributo delle Prefetture e delle altre istituzioni, il funzionamento della complessa macchina elettorale».
Quindi, l’attualità di quel messaggio: «La comunità nazionale, nel fare oggi memoria di quei momenti fondativi, rinnova la sua convinta adesione agli ideali repubblicani, proiettati nell’orizzonte europeo. Lo fa richiamando i volti e la passione civile di tanti cittadini, di tante donne e uomini delle istituzioni, che generosamente, in ottant’anni di vita della Repubblica, nei ruoli e nelle circostanze più diverse, hanno contribuito al suo sviluppo, spendendosi per il bene comune, talora sino all’eroismo e al sacrificio della propria esistenza. I valori della Costituzione vivono nell’azione di quanti si pongono al servizio della collettività».
80 anni di Repubblica, 80 anni di voto alle donne. Tante le iniziative che oggi ricorderanno quei mesi e quei giorni così fecondi per la storia del Paese.
Il Molise, nel 1946, faceva parte della circoscrizione Benevento-Campobasso e Campobasso era l’unica provincia. In quella che diventerà nel 1963 la XX Regione d’Italia i cittadini rimasero fedeli al Re: 133.548 i voti per la Monarchia (68,52%), in 61.359 scelsero la Repubblica (31,48%). Il dato fu in linea con il resto del collegio “sannita”.
Monarchiche le città più importanti. A Campobasso: 13.282 favorevoli alla monarchia e 2.043 alla Repubblica. A Isernia, rispettivamente 2.865 e 2.015. A Termoli: 3.536 scelsero il Re, 1.084 la Repubblica. I monarchici prevalsero in maniera schiacciante anche a Bojano, Venafro, Riccia, Agnone. In maniera meno tranchant ma vinsero pure a Larino (Repubblica al 45,99%). Furono invece 24, tanti in seguito tradizionalmente “rossi”ma non solo, in cui si affermò la forma repubblicana: Bagnoli del Trigno, Bonefro, Castelbottaccio, Castelmauro, Civitacampomarano, Fossalto, Limosano, Lucito, Macchia Valfortore, Matrice, Montemitro, Monteroduni, Pesche, Rionero Sannitico, Ripalimosani, Salcito, San Biase, San Giuliano del Sannio, San Giuliano di Puglia, San Martino in Pensilis, Santa Croce di Magliano, Scapoli, Sepino e Ururi.
ppm

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