Per molte famiglie molisane le vacanze restano un lusso. E dietro la rinuncia a una settimana lontano da casa non c’è soltanto l’impossibilità di sostenere una spesa aggiuntiva, ma anche il rischio di alimentare quella distanza sociale e culturale che incide sulle opportunità di crescita di bambini e adolescenti.
Il quadro nazionale è già significativo. Nel 2025 il 33,2% delle famiglie con un figlio minore ha dichiarato di non potersi permettere almeno una settimana di vacanza lontano da casa. La quota è del 31,5% tra i nuclei con due figli e sale fino al 53,3% quando i figli sono tre o più. Dati che, rispetto all’anno precedente, segnano peraltro un peggioramento, soprattutto per le famiglie numerose.
Ma il Molise presenta un ulteriore elemento di fragilità. L’allegato elaborato su dati Istat e Openpolis prende in esame le famiglie monoreddito con almeno un figlio di età inferiore ai sei anni, indicatore disponibile per i comuni con almeno cinquemila abitanti. E qui la distanza dalla media nazionale è evidente.
Nei comuni molisani considerati, la quota media di famiglie monoreddito con figli piccoli si attesta nel 2022 al 47,1%, contro una media nazionale del 43,4%. Quasi quattro punti percentuali in più, dunque, che restituiscono la fotografia di un territorio nel quale la presenza di un solo reddito familiare continua a rappresentare una condizione particolarmente diffusa e potenzialmente esposta alle difficoltà economiche.
Il dato medio regionale, pur segnando un lieve miglioramento rispetto al 2015, quando l’incidenza nei comuni molisani analizzati era pari al 47,7%, resta sensibilmente più alto della media italiana. A livello nazionale, infatti, la quota è sostanzialmente stabile: dal 43,4% del 2015 al 43,4% del 2022.
A Campobasso la percentuale delle famiglie monoreddito con almeno un bambino sotto i sei anni è passata dal 48,4% del 2015 al 49,1% del 2022, segnando quindi un aumento. Valori elevati anche a Montenero di Bisaccia, dove l’incidenza raggiunge il 49,5%, e a Isernia, attestata al 47,6%. In controtendenza Bojano, Termoli, Campomarino e Larino, dove il dato è diminuito, pur restando in tutti i casi oltre il 46%.
La condizione di monoreddito non coincide automaticamente con la povertà, ma rappresenta un segnale da osservare con attenzione: la presenza di un solo stipendio e di figli piccoli rende le famiglie più vulnerabili di fronte all’aumento del costo della vita, alle spese impreviste e alla difficoltà di conciliare lavoro e cura dei minori.
La rinuncia alle vacanze, in questo quadro, è soltanto una delle conseguenze più visibili. Per bambini e ragazzi, infatti, il periodo estivo non rappresenta esclusivamente un momento di riposo. Viaggi, gite, attività culturali, sport e socialità fuori dal contesto scolastico possono contribuire allo sviluppo personale e relazionale. La loro assenza rischia invece di ampliare le disuguaglianze tra chi può accedere a queste opportunità e chi resta escluso per ragioni economiche.
È la cosiddetta povertà educativa: una condizione che non si misura soltanto con il reddito, ma anche con l’accesso al gioco, al tempo libero, alle attività extrascolastiche e alle occasioni di apprendimento. L’Istat ricorda che, tra i minori in condizione di deprivazione materiale e sociale, l’impossibilità di trascorrere almeno una settimana di vacanza lontano da casa è uno dei segnali più frequenti.
Nel Molise, dove la quota delle famiglie monoreddito con figli piccoli supera la media nazionale, il tema assume dunque un peso particolare. Perché dietro una vacanza mancata può esserci una difficoltà economica, ma anche un’opportunità in meno per crescere, conoscere e costruire relazioni.
ppm

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