Dalla sua cella lui vedeva solo mare…I detenuti del penitenziario di Campobasso non sono fortunati come il protagonista della canzone di Lucio Dalla. Ma come lui, certo, sognano la libertà.
Lo raccontano coi loro sorrisi distesi, nel carcere al centro della città, che le letture “teatrali” condivise per diversi mesi con studentesse e studenti di Scienze della comunicazione li hanno aiutati a sognarla meglio, la libertà. Ultimo tassello, questo progetto, di una collaborazione con l’Università del Molise che «risale alla notte dei tempi», dice la direttrice Rosa La Ginestra. Risale a quando lei dirigeva il carcere di massima sicurezza di Larino. Insieme, l’amministrazione territoriale del Dap e Unimol curano la formazione dei detenuti che vogliono studiare, iniziative sull’alimentazione con il prof Colavita. E ora anche un laboratorio di reading nella ricca biblioteca. Al termine della presentazione del progetto, ancora una consegna di libri. Un pacco frutto della solidarietà della comunità universitaria, di scuole, associazioni, cittadini e donatori anche di fuori regione.
Coordinatrice dell’iniziativa, la direttrice del dipartimento di Scienze umanistiche e sociali, Giuliana Fiorentino. L’originalità sta, a suo parere, nell’organizzazione della lettura pubblica. Nel «sostenere l’idea del valore della qualità del leggere a voce alta che non è necessariamente coltivata come pratica nelle scuole. E l’aspetto più importante per i nostri studenti è che per decidere quale libro venire a leggere bisogna leggere libri, selezionare, capire qual è il pubblico a cui ci si rivolge, selezionare i brani e riuscire a conciliare, oltre alla qualità della lettura, l’idea che in due ore si racconti un intero libro».
In quelle due ore non si racconta solo un libro, poi. Cos’è un giorno perso, chiede una studentessa mentre interpreta “I giorni perduti” di Dino Buzzati (altro che la casa in riva al mare hanno letto in questi mesi…). E colpiscono, arrivano dritte al cuore e alla coscienza, le risposte di chi, certo perché ha sbagliato, trascorre in una casa circondariale un tempo variabile ma che nel conto della vita sarà probabilmente archiviato come “perso”.
Nelle tante due ore del progetto “Leggere per incontrarsi, leggere per in “includere”, le pagine dei libri sono state terapeutiche. Un percorso «sì formativo, ma che secondo me porta avanti anche qualche valore in più che è quello della lettura, del travalicare i confini, avere la possibilità di approfondire e astrarsi anche dalla propria condizione. C’è molta cinematografia che racconta anche di questo, di come i libri travalicano i confini», la riflessione del rettore Giuseppe Peter Vanoli, «profondamente orgoglioso» dell’ateneo in questa circostanza. «Perché forse questa Università in questa città, in questa regione con queste dimensioni può portare avanti iniziative del genere con maggiore efficacia».
Obiettivo pienamente raggiunto, ha concluso la direttrice La Ginestra, non solo nel senso di “superamento dei confini” ma anche di condivisione con i compagni di quello che si è letto, delle emozioni che ne sono nate. «Un elemento di formazione, non solo di rieducazione».
Formazione anche per i ragazzi di Unimol. «Penso che sia stato veramente un uno scambio molto valido, reciproco, perché i detenuti hanno preso tanto da queste letture, ma soprattutto dall’entusiasmo che hanno messo questi ragazzi, perché sono venuti con tanta voglia e tanto desiderio di condivisione e poi c’è stato un confronto sui temi che nascevano dal libro, quindi dentro-fuori, giovane-più anziano. Insomma, senza le mura che dividevano. È stata veramente una bella esperienza. Di grande significato».
ritai





























