Non c’è più alcun dubbio. Sara e Antonella sono morte intossicate dalla ricina. Questo quanto si legge nelle quasi 900 pagine della relazione autoptica ufficiale depositata dal medico legale Benedetta Pia De Luca sulla scrivania della procuratrice di Larino Elvira Antonelli nella giornata di mercoledì.
De Luca la scorsa settimana aveva inviato via posta elettronica in Procura solo le conclusioni, riservandosi l’invio dell’intero elaborato dopo aver raccolto le sottoscrizioni originali di tutti i componenti del collegio peritale, tra cui il direttore del Centro Antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia, Carlo Locatelli, e il chimico forense Daniele Merli.
«La ricina sarebbe stata assunta tra il 23 e il 24 dicembre, probabilmente per via orale, anche se non si escludono altre forme di assunzione», ha affermato il medico legale ai microfoni di Teleregione. Una parte consistente della relazione è dedicata al lavoro dei cinque medici che ebbero in cura le due donne nelle ore precedenti ai decessi, sotto indagine per omicidio colposo. Con il deposito della perizia, una copia sarà richiesta anche dai legali dei cinque medici. Ancora contro ignoti il fascicolo aperto per duplice omicidio premeditato. De Luca sarà in Molise la prossima settimana per consegnare di persona gli esiti dell’autopsia in Procura.
Se l’autopsia ha confermato la causa della morte di madre e figlia, resto però da capire chi abbia somministrato il veleno e con quali modalità.
Sul versante scientifico, da martedì 7 luglio nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino, sono iniziati gli accertamenti affidati dalla Procura di Larino lo scorso 29 giugno agli specialisti Christian Herzog e Sylvia Worbs. Al loro fianco anche Luca Morini, professore dell’Università di Pavia e tra i più autorevoli tossicologi forensi d’Italia.
Il centro tedesco, specializzato nello studio delle tossine biologiche e della ricina, sta analizzando i campioni prelevati durante le autopsie e i circa settanta alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella in via Risorgimento dopo le due morti. Gli esperti dovranno determinare la la concentrazione della ricina, ricostruirne la possibile provenienza e appurare le modalità con cui le due donne potrebbero essere entrate in contatto con la sostanza venefica. Le analisi comprenderanno esami chimici, tossicologici, biologici e immunologici su tutti i reperti ritenuti utili alle indagini. I consulenti dovranno accertare la presenza di ricina o di altre sostanze tossiche, oltre che negli alimenti, anche nei liquidi, sui contenitori e sui residui repertati, verificando anche eventuali contaminazioni delle superfici interne ed esterne. Tra le verifiche previste rientra inoltre la ricerca di un’eventuale risposta immunitaria in Gianni Di Vita e nella figlia Alice, per stabilire se abbiano sviluppato anticorpi compatibili con una precedente esposizione alla sostanza venefica.
Sul lato investigativo, secondo fonti qualificate, negli ultimi giorni sarebbero stati compiuti «significativi passi avanti» nell’inchiesta. Gli agenti della Squadra Mobile, guidati da Marco Graziano, proseguono con le audizioni di familiari, amici e conoscenti della famiglia Di Vita. Ogni dichiarazione viene incrociata dagli inquirenti con quelle già raccolte e con i dati digitali estrapolati dai dispositivi elettronici di Antonella, Sara e Alice. Nei giorni scorsi il parroco di Pietracatella don Stefano Fracassi è stato ascoltato di nuovo. Questa volta però il colloquio non si è svolto negli uffici di via Tiberio della Questura ma in quelli della Procura di Larino.
Secondo le ultime indiscrezioni, gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso, insieme alla Polizia Scientifica, nelle scorse ore avrebbero effettuato un sopralluogo sulle sponde del lago di Occhito, non distante da Pietracatella, per verificare la presenza di piante di ricino.
In programma, probabilmente nel mese di agosto, anche un nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella.




























