C’è un nuovo elemento investigativo destinato a imprimere una svolta, almeno sul piano del metodo d’indagine, nel giallo di Pietracatella. Una donna molto vicina alla famiglia Di Vita – in particolare ad Antonella – è stata denunciata per favoreggiamento dagli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino sulla morte di madre e figlia, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo avere ingerito ricina.
L’episodio, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, sarebbe avvenuto nelle ultime ore al termine di uno dei numerosi interrogatori che da mesi si susseguono negli uffici della Questura di Campobasso. La donna, ascoltata più volte come persona informata sui fatti tra gennaio e le ultime settimane, avrebbe continuato a negare l’esistenza di tensioni o problematiche all’interno del contesto familiare delle vittime, circostanze che invece sarebbero successivamente emerse da elementi acquisiti dagli investigatori e, in particolare, dalle prime chat estratte dal telefonino di Antonella.
Un passaggio che rappresenta un segnale chiaro del clima nel quale Squadra Mobile e Procura stanno conducendo una delle indagini più complesse degli ultimi anni in Molise. Un lavoro investigativo enorme, caratterizzato da continue verifiche incrociate, approfondimenti tecnici, audizioni testimoniali e analisi digitali. Le persone ascoltate dagli uomini guidati dal dirigente Marco Graziano hanno ormai abbondantemente superato quota 150 e continuano ad aumentare, con un’attenzione sempre più concentrata sulla rete relazionale delle vittime, sugli amici, sui conoscenti e sulle dinamiche personali e familiari maturate negli anni precedenti al duplice decesso.
Secondo quanto trapela, a smentire le dichiarazioni rese dalla donna sarebbero state alcune conversazioni (chat Whatsapp) rinvenute durante gli approfondimenti investigativi. Tra gli elementi ora al vaglio vi sarebbe anche il materiale estratto dai dispositivi elettronici sequestrati il 4 maggio scorso nell’abitazione di Pietracatella, ancora sottoposta a sequestro. Gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato starebbero infatti lavorando all’incrocio tra chat, cronologie, dati digitali e dichiarazioni testimoniali raccolte in questi mesi nel tentativo di ricostruire, tassello dopo tassello, gli ultimi giorni di vita di Antonella e Sara e il contesto nel quale si sarebbe consumata la tragedia.
Da alcune verifiche sarebbero emerse conversazioni riferibili a tensioni familiari pregresse, circostanza che avrebbe indotto gli investigatori a contestare alla donna una condotta ritenuta incompatibile con quanto dichiarato nel corso delle audizioni. Un’accusa, quella di favoreggiamento, che non modifica il perimetro principale dell’indagine per omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno contro ignoti, ma che restituisce la fotografia di un’inchiesta nella quale ogni omissione, contraddizione o reticenza viene sottoposta a verifica.
E non sarebbe un episodio isolato. Secondo quanto filtra dagli ambienti investigativi, in questi mesi gli uomini della Mobile si sarebbero trovati più volte davanti a persone poco propense a riferire integralmente episodi, circostanze o rapporti maturati all’interno della comunità locale. Un atteggiamento che avrebbe inevitabilmente rallentato alcuni approfondimenti e reso ancora più complesso il lavoro investigativo.
Il piccolo centro di Pietracatella, del resto, continua a mostrarsi chiuso e prudente anche nei confronti dei cronisti. Da mesi il silenzio prevale sulle parole e ottenere riscontri o testimonianze nel borgo resta particolarmente difficile. Una riservatezza che gli investigatori starebbero affrontando attraverso un paziente lavoro di riscontri incrociati, verifiche documentali e approfondimenti tecnici.
Resta intanto in corso il lavoro sulle copie forensi dei dispositivi sequestrati, considerato dagli investigatori uno dei passaggi più delicati dell’intera inchiesta. Gli specialisti dello Sco e della Polizia Scientifica stanno confrontando dati digitali, spostamenti, relazioni personali e racconti raccolti negli interrogatori per tentare di comprendere non soltanto chi abbia somministrato la ricina ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ma anche il contesto e l’eventuale movente dietro una vicenda che continua a scuotere il Molise.
Sul fronte investigativo proseguono inoltre le convocazioni in Questura di amici e conoscenti delle vittime. Sempre atteso resta anche un nuovo passaggio davanti agli investigatori di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, il cui nome continua da settimane a essere indicato tra quelli destinati a un nuovo approfondimento investigativo. Parallelamente è in programma un ulteriore ritorno della Polizia Scientifica nell’abitazione ancora sotto sequestro per approfondimenti mirati alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina o di altri elementi utili alla ricostruzione definitiva dei fatti.
La denuncia per favoreggiamento, in questo quadro, assume anche il significato di un segnale investigativo preciso: chiunque venga ascoltato dagli inquirenti è chiamato a riferire con esattezza tutto ciò di cui è a conoscenza. Per Procura e Squadra Mobile ogni dettaglio, anche quello apparentemente marginale, potrebbe rappresentare una tessera decisiva per ricostruire cosa sia realmente accaduto a Pietracatella nei giorni precedenti alla morte di madre e figlia.
Lu.Co.

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