Si avvicina sempre di più la data del 30 giugno, termine ultimo – non ulteriormente prorogabile – entro il quale il medico legale incaricato dalla Procura di Larino, la dottoressa Benedetta Pia De Luca, affiancata da un pool di consulenti tra cui il direttore del Centro antiveleni del Maugeri di Pavia, prof Alessandro Locatelli, dovrà depositare le relazioni autoptiche sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo avere ingerito ricina.
Un passaggio ritenuto cruciale nell’inchiesta coordinata da Elvira Antonelli e condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso guidata dal dirigente Marco Graziano. Da quanto si apprende da fonti qualificate, infatti, senza il deposito delle risultanze medico-legali difficilmente potrebbero essere assunti eventuali provvedimenti giudiziari, sempre che ne ricorrano i presupposti investigativi.
Che madre e figlia siano morte a causa dell’assunzione di ricina appare ormai un dato consolidato nelle indagini, suffragato dalla relazione tecnica del Centro antiveleni del Maugeri di Pavia, già trasmessa al medico legale e agli inquirenti. Resta tuttavia l’autopsia il documento ritenuto essenziale per definire sotto il profilo medico-legale modalità, tempi e compatibilità degli eventi che hanno condotto al decesso delle due vittime.
Sul fronte investigativo, sempre attesi sia un nuovo passaggio in Questura di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, sia il nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, ancora sottoposta a sequestro.
Secondo quanto trapela, prima di procedere a una nuova convocazione della donna, già ascoltata più volte negli uffici di via Tiberio, Procura e Squadra Mobile intenderebbero completare un ulteriore approfondimento sui dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati lo scorso 4 maggio. Proprio dall’analisi delle chat contenute nel telefonino di Antonella sarebbero emersi elementi investigativi che avrebbero consentito agli inquirenti di delineare un quadro relazionale più articolato rispetto a quello inizialmente restituito da amici e conoscenti della famiglia.
Le verifiche sulle conversazioni digitali hanno inoltre contribuito a fare emergere alcune discrasie tra dichiarazioni testimoniali e dati informatici acquisiti dagli specialisti dello Sco, circostanza che negli ultimi giorni ha già portato alla denuncia per favoreggiamento di una donna molto vicina alla famiglia Di Vita.
Un elemento che, negli ambienti investigativi, viene letto anche come il segnale di una certa reticenza registrata in alcuni ambiti vicini alle vittime. Un atteggiamento che, inevitabilmente, rende più complessa il lavoro investigativo e costringe gli uomini della Mobile a un continuo incrocio tra audizioni, dati digitali, verifiche documentali e riscontri oggettivi.
Parallelamente prosegue la preparazione del nuovo sopralluogo della Polizia Scientifica all’interno dell’abitazione di Pietracatella. Un’attività tecnica particolarmente complessa, finalizzata alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina o di altri elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Da quanto si apprende, trattandosi di un accertamento senza precedenti recenti nella casistica criminologica italiana, la Scientifica starebbe operando con protocolli dedicati, strumentazioni specifiche e una preparazione specialistica non ordinaria. La ricerca di eventuali residui del veleno richiederebbe infatti metodologie diverse da quelle utilizzate nelle ordinarie attività di repertazione.
Fino a ieri sera la data dell’accesso non risultava ancora formalmente comunicata alle parti, ma non si esclude che possa essere fissata nei prossimi giorni, compatibilmente con la conclusione della fase preparatoria ancora in corso.
Intanto proseguono senza sosta convocazioni, approfondimenti e verifiche incrociate negli uffici della Questura di Campobasso. Un lavoro definito particolarmente articolato anche per il coinvolgimento degli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, chiamati ad affiancare la Squadra Mobile in una delle indagini più complesse degli ultimi anni in Molise.
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