Nessuna nuova audizione ieri, lunedì 6 luglio. La Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, ha dedicato l’intera giornata a riorganizzare il lavoro investigativo in vista di una settimana che potrebbe rivelarsi fondamentale per il duplice omicidio di Pietracatella.
In mattinata, negli uffici della Questura, si è svolto un lungo summit operativo durante il quale gli investigatori hanno fatto il punto sugli sviluppi dell’inchiesta e pianificato le attività dei prossimi giorni. Nel pomeriggio, invece, è proseguito il paziente lavoro di confronto tra le dichiarazioni raccolte negli ultimi giorni, quelle acquisite nei mesi precedenti e i dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento e da quello in uso ad Alice Di Vita. Un’attività di verifica incrociata che rappresenta uno dei cardini dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino e che punta a verificare la tenuta dell’intero impianto investigativo.
Da oggi, intanto, l’attenzione si sposta in Germania. Nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino iniziano gli accertamenti sui reperti biologici e sui circa settanta alimenti sequestrati nelle ore immediatamente successive alla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Agli specialisti tedeschi il compito di approfondire quanto già emerso dagli esami eseguiti in Italia: verificare la presenza della ricina, determinarne la concentrazione, ricostruire le modalità di contaminazione ed escludere o confermare eventuali contatti con altri soggetti. Esami che la Procura considera determinanti per consolidare sul piano scientifico il quadro probatorio costruito in oltre sei mesi di indagini.
Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, infatti, le numerose testimonianze raccolte in questi mesi – spesso ottenute non senza difficoltà in un contesto caratterizzato da reticenze e silenzi – unite ai dati ricavati dai telefoni cellulari e dagli altri dispositivi elettronici, avrebbero consentito di delineare un quadro sempre più definito. Da un lato sarebbero emersi elementi che hanno orientato il lavoro della Squadra Mobile, dall’altro riscontri che hanno rafforzato intuizioni maturate fin dalle primissime ore successive ai decessi, quando l’ipotesi iniziale di una tossinfezione alimentare non convinceva del tutto gli investigatori, che avevano già rilevato incongruenze nella ricostruzione temporale degli avvenimenti.
Anche il numero dei sospettati sembrerebbe essersi progressivamente ridotto. Le persone finite nel radar della Procura sarebbero ormai poche e tutte appartenenti alla cerchia familiare più ristretta. È in quell’ambito che gli investigatori ritengono possa essersi sviluppato anche il movente del duplice omicidio. Si tratta, tuttavia, di indiscrezioni che continuano a non trovare alcuna conferma ufficiale. La linea della Procura di Larino resta quella seguita fin dall’inizio dell’inchiesta: assoluto riserbo e nessuna anticipazione su attività ancora in corso.
Le uniche informazioni formalmente acquisite restano quelle contenute negli atti relativi agli accertamenti irripetibili e nei provvedimenti di nomina dei consulenti chiamati ad affiancare il pubblico ministero Elvira Antonelli. Per il resto, ogni indiscrezione continua a scontrarsi con il muro di riservatezza imposto dagli investigatori, rendendo estremamente difficile ottenere conferme o smentite.
Eppure alcuni segnali sembrano convergere nella stessa direzione. Le continue audizioni, i confronti tra le dichiarazioni, l’analisi dei dati digitali e l’avvio degli accertamenti scientifici a Berlino lasciano pensare che l’inchiesta si trovi ormai nella fase finale di consolidamento degli elementi raccolti. Una volta acquisiti anche i risultati degli esami affidati agli specialisti tedeschi e depositata la relazione autoptica definitiva, potrebbero maturare le prime iscrizioni nel registro degli indagati.
Sul piano scientifico, infatti, un punto appare ormai scontato. Le conclusioni trasmesse dal collegio peritale parlano di intossicazione acuta da ricina, confermando la causa della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Resta invece ancora da dimostrare chi abbia somministrato la sostanza venefica e con quali modalità. Interrogativi a cui gli investigatori avrebbero già dato una risposta ma la prudenza e lo scrupolo imposti dalla Antonelli richiedono ancora pazienza, almeno fin quando non si potranno mettere insieme prove scientifiche, riscontri investigativi e dichiarazioni testimoniali.
Perché qualcuno avrebbe deciso di uccidere madre e figlia resta l’altra grande incognita dell’inchiesta. Anche su questo fronte non esistono conferme ufficiali, ma le indagini sembrano orientarsi verso presunti dissidi maturati all’interno dell’ambiente familiare. In questo contesto si inserisce anche la posizione della donna denunciata nelle settimane scorse per favoreggiamento, accusata di aver negato agli investigatori circostanze che sarebbero invece emerse dalle conversazioni telefoniche con Antonella Di Ielsi, in particolare l’intenzione della vittima di rivolgersi a un avvocato matrimonialista in vista di una possibile separazione dal marito. Un elemento che gli investigatori continuano a valutare insieme agli altri tasselli raccolti in oltre sei mesi di lavoro, nella convinzione che soltanto il mosaico completo possa trasformare gli indizi in prove.
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