Dietro l’apparente calma degli ultimi giorni, l’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella continua a procedere senza sosta. Mentre cresce l’attesa per il 29 giugno, data in cui a Pavia verrà formalmente conferito l’incarico al pool di specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, la Squadra Mobile di Campobasso diretta da Marco Graziano prosegue un lavoro investigativo che si sviluppa contemporaneamente su più fronti.
Da una parte ci sono gli specialisti dello Sco della Polizia di Stato impegnati nell’estrazione e nell’analisi dei dati contenuti nei dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento e nel telefono cellulare in uso ad Alice Di Vita. Dall’altra continua l’attività investigativa tradizionale, fatta di verifiche, riscontri e confronti tra le dichiarazioni raccolte in questi mesi.
L’impressione è che gli investigatori stiano lavorando soprattutto sull’incrocio delle informazioni. Ogni dato estratto dai dispositivi viene comparato con quanto emerso dai verbali, dalle testimonianze e dagli accertamenti già svolti. Un’attività complessa che punta a verificare la coerenza dei racconti, individuare eventuali contraddizioni e approfondire ogni elemento ritenuto utile alla ricostruzione della vicenda.
Si tratta di un lavoro silenzioso ma particolarmente intenso. Le persone ascoltate nel corso dei mesi sono ormai centinaia e molti dei verbali raccolti vengono continuamente riletti e confrontati alla luce dei nuovi elementi che emergono dalle analisi tecniche. Una fase investigativa delicata che precede quello che viene considerato uno dei passaggi più importanti dell’intera inchiesta.
Lunedì prossimo, alle 15, presso il Centro Antiveleni e Tossicologico dell’Irccs Maugeri di Pavia, la procuratrice Elvira Antonelli conferirà formalmente l’incarico agli specialisti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs del Robert Koch Institut di Berlino e al tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia. Un passaggio formale che aprirà la fase operativa dei nuovi accertamenti tecnici irripetibili disposti dalla Procura di Larino.
Nei giorni successivi, anche se una data non è stata ancora fissata, gli esperti tedeschi, affiancati dagli specialisti della Polizia Scientifica, torneranno nell’abitazione di via Risorgimento, ancora sottoposta a sequestro giudiziario. L’obiettivo sarà quello di cercare eventuali tracce residue della ricina e di individuare elementi che possano aiutare a ricostruire il percorso seguito dal veleno prima di raggiungere Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
L’attività non riguarderà soltanto gli ambienti dell’abitazione. Gli accertamenti interesseranno anche il materiale sequestrato nei mesi scorsi, compresi alimenti, contenitori, borracce, stoviglie, indumenti e altri reperti conservati dagli investigatori. Le metodiche sviluppate dal laboratorio di Berlino potrebbero consentire di rilevare tracce che finora non è stato possibile individuare con le tecniche utilizzate nei precedenti accertamenti.
Particolarmente significativo appare poi un altro approfondimento previsto dal programma investigativo. Gli specialisti tedeschi dovranno verificare l’eventuale presenza di anticorpi sviluppati nei confronti della ricina dai familiari conviventi delle vittime. Si tratta di un esame che, secondo quanto emerso dagli atti dell’inchiesta, non viene eseguito nei laboratori italiani e che potrebbe fornire indicazioni importanti sull’eventuale esposizione alla tossina in momenti precedenti rispetto agli eventi che hanno portato alla morte delle due donne.
Proprio questo accertamento viene considerato dagli investigatori uno dei possibili punti di svolta dell’indagine. L’eventuale riscontro di una risposta immunitaria alla ricina potrebbe infatti contribuire a chiarire tempi, modalità e contesto dell’esposizione alla sostanza tossica, offrendo nuovi elementi per la ricostruzione dei fatti.
La collaborazione internazionale attivata dalla Procura di Larino rappresenta uno dei livelli più avanzati raggiunti dall’inchiesta. Per il caso di Pietracatella sono stati coinvolti la Squadra Mobile di Campobasso, gli specialisti dello Sco, la Polizia Scientifica, il Centro Antiveleni del Maugeri di Pavia e uno dei più autorevoli istituti europei impegnati nello studio delle minacce biologiche.
L’impressione è che gli investigatori stiano progressivamente riducendo gli spazi ancora privi di risposta. La prova decisiva che possa consolidare definitivamente il quadro accusatorio costruito in questi mesi potrebbe arrivare proprio dagli accertamenti scientifici che prenderanno il via dopo il conferimento degli incarichi. E sarà ancora una volta la scienza, più che le ipotesi o le suggestioni, a indicare la direzione dell’inchiesta che da quasi sei mesi cerca di dare un nome e un volto a chi ha portato la ricina nella casa di via Risorgimento.
Lu_Co





























