Il conferimento formale dell’incarico è fissato per il 29 giugno a Pavia, ma il lavoro preparatorio tra la Procura di Larino, la Squadra Mobile di Campobasso, il Centro Antiveleni del Maugeri e gli esperti tedeschi sarebbe già iniziato da tempo.
È uno degli elementi che emergono dagli atti con cui il procuratore Elvira Antonelli ha disposto i nuovi accertamenti tecnici irripetibili nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte tra il 27 e il 28 dicembre scorso all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo avere ingerito ricina.
A catalizzare l’attenzione è soprattutto il profilo dei consulenti individuati dalla Procura. Christian Herzog e Sylvia Worbs operano infatti all’interno del Robert Koch Institut di Berlino, l’istituto federale tedesco di sanità pubblica che ospita uno dei principali centri europei specializzati nello studio delle minacce biologiche e dei patogeni ad alto rischio. Herzog dirige il Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali, mentre Worbs è considerata tra le maggiori esperte continentali nello studio delle tossine biologiche. Ad affiancarli sarà il tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia.
L’esperienza maturata dal gruppo tedesco va ben oltre l’ambito strettamente accademico. Nel corso degli anni gli specialisti del Robert Koch Institut hanno collaborato ad alcune delle più delicate indagini europee riguardanti l’utilizzo della ricina e di altri agenti biologici. Tra i casi più noti – come raccontato da Alessandro Fulloni sul Corriere della Sera – figura quello emerso in Germania nel 2018, quando le autorità federali sventarono a Colonia un presunto attentato terroristico riconducibile ad ambienti jihadisti e fondato proprio sull’impiego della ricina come arma biologica.
È anche sulla base di questo patrimonio di conoscenze che la Procura di Larino ha deciso di rivolgersi agli esperti berlinesi. Negli atti si legge infatti che in Germania sono state sviluppate metodiche investigative e tossicologiche ritenute particolarmente avanzate per la ricerca della sostanza e per la ricostruzione delle modalità di produzione e diffusione del veleno.
Ma il dato forse più interessante riguarda i contatti già avvenuti prima della formalizzazione dell’incarico. Il decreto della Procura riferisce infatti di incontri preparatori ai quali hanno preso parte gli esperti del Robert Koch Institut, il professor Carlo Locatelli del Centro Antiveleni di Pavia, rappresentanti della Procura e funzionari della Squadra Mobile di Campobasso. Un confronto tecnico che lascia intendere come le attività da svolgere siano già state almeno in parte pianificate.
Proprio per questo, una volta completata la nomina ufficiale del 29 giugno, i nuovi accertamenti potrebbero entrare rapidamente nella fase operativa. Al centro dell’attività ci sarà nuovamente l’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, ancora sotto sequestro giudiziario. Gli specialisti tedeschi e italiani dovranno effettuare ulteriori sopralluoghi e campionamenti alla ricerca di eventuali tracce della tossina, di residui riconducibili alla sua preparazione o di qualsiasi elemento utile a ricostruire il percorso seguito dal veleno prima di raggiungere le due vittime.
Al momento non sono state fissate date ufficiali per l’accesso nell’immobile, ma da quanto trapela l’attività potrebbe essere svolta in tempi relativamente brevi e comunque nelle settimane successive al conferimento degli incarichi.
Parallelamente proseguono le altre linee investigative. Continuano le analisi sui dispositivi elettronici sequestrati, gli approfondimenti scientifici e l’attività di ascolto di parenti, amici e conoscenti delle persone coinvolte nella vicenda. Un lavoro che va avanti da mesi e che, secondo quanto emerso finora, punta a incrociare i risultati degli accertamenti tecnici con quelli delle autopsie, delle consulenze tossicologiche e delle verifiche investigative tradizionali.
A quasi sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, l’inchiesta continua dunque ad allargare il proprio raggio d’azione. E l’ingresso in campo degli specialisti del Robert Koch Institut rappresenta uno dei passaggi più significativi di una fase investigativa che si annuncia decisiva.
lu_co

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