L’attesa per il 29 giugno, giorno in cui a Pavia verrà formalmente conferito l’incarico al pool di esperti tedeschi chiamati a collaborare alle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, non rallenta l’attività investigativa sul duplice omicidio di Pietracatella.
Anche ieri gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, hanno ascoltato familiari, parenti e amici delle due famiglie coinvolte nella vicenda. Un lavoro destinato a proseguire nei prossimi giorni e che continua ad affiancarsi all’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati e affidati agli specialisti dello Sco della Polizia di Stato.
Da quanto emerge, non sarebbe invece in programma nell’immediato l’attesa convocazione di alcune persone considerate particolarmente rilevanti nell’ambito dell’inchiesta. Tra queste figura anche Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, il cui nuovo ascolto viene indicato da settimane come uno dei passaggi più attesi dell’attività investigativa, ma che al momento non risulterebbe ancora calendarizzato.
Le audizioni, tuttavia, continuano a rappresentare uno dei pilastri dell’inchiesta. Secondo fonti investigative, il numero complessivo dei verbali raccolti ha ormai superato quota 200. Le singole audizioni sarebbero leggermente inferiori a questa cifra, ma diverse persone sono state ascoltate più volte nel corso dei mesi per approfondire particolari emersi successivamente o per verificare dichiarazioni già rese. Sulla scrivania del dirigente della Mobile si accumulano così oltre 200 verbali che vengono continuamente confrontati con gli elementi raccolti sul territorio e con i dati che, progressivamente, vengono estratti dai dispositivi elettronici sequestrati. Un’attività di incrocio e verifica che continua a rappresentare uno degli aspetti più delicati dell’indagine.
Nel frattempo trova conferma anche un altro passaggio investigativo già previsto dagli atti della Procura. Il nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, ancora sottoposta a sequestro giudiziario, verrà eseguito nei giorni successivi al 29 giugno, quando gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino accetteranno formalmente l’incarico conferito da Elvira Antonelli. Saranno proprio Christian Herzog e Sylvia Worbs, affiancati dal tossicologo forense Luca Morini e dagli specialisti della Polizia Scientifica, a tornare all’interno dell’immobile per effettuare ulteriori verifiche alla ricerca di eventuali residui della tossina o di elementi utili a ricostruirne la provenienza e le modalità di preparazione.
Ma quella che si apre potrebbe essere una settimana importante per entrambi i filoni dell’inchiesta.
Il 30 giugno, infatti, scade il termine fissato per il deposito delle consulenze autoptiche eseguite dal medico legale Benedetta Pia De Luca sui corpi delle due vittime. La professionista ha già ottenuto proroghe nel corso degli ultimi mesi e, secondo quanto si apprende, non avrebbe presentato ulteriori richieste di differimento. Salvo imprevisti, dunque, entro la fine del mese la Procura dovrebbe poter acquisire uno degli elaborati tecnici più attesi dell’intera indagine.
Tra la fine di giugno e l’inizio di luglio si avvicina inoltre un’altra scadenza particolarmente delicata, quella relativa alla posizione dei cinque sanitari iscritti nel primo fascicolo aperto dalla Procura dopo i decessi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. Si tratta dei tre medici del Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e dei due professionisti in servizio presso la guardia medica che, in momenti diversi, ebbero in cura le due donne.
L’iscrizione nel registro degli indagati risale ormai a circa sei mesi fa. Nel frattempo, però, il quadro investigativo è profondamente cambiato. La scoperta della ricina e l’apertura del nuovo procedimento per omicidio volontario plurimo hanno progressivamente spostato l’attenzione degli investigatori verso scenari completamente diversi rispetto alle ipotesi iniziali. Gli specialisti coinvolti negli accertamenti hanno più volte evidenziato come la ricina sia una sostanza particolarmente insidiosa e difficile da individuare tempestivamente. Non esistono protocolli diagnostici rapidi e, soprattutto, non esiste un antidoto in grado di neutralizzarne gli effetti una volta che la tossina è stata assorbita dall’organismo.
Proprio per questo motivo la posizione dei cinque medici appare oggi sensibilmente alleggerita rispetto ai primi mesi dell’inchiesta. Resta tuttavia da capire quale sarà la scelta della Procura di Larino alla scadenza dei termini investigativi: chiedere una proroga per ulteriori approfondimenti oppure avviare il percorso che potrebbe portare all’archiviazione delle loro posizioni.
Intanto il lavoro degli investigatori continua senza soste. Tra audizioni, analisi dei dispositivi elettronici, accertamenti scientifici e l’imminente arrivo degli specialisti tedeschi, l’impressione è che l’inchiesta stia ormai entrata nella sua fase più delicata. Una fase nella quale le risposte attese da mesi potrebbero iniziare ad arrivare dai laboratori, dai verbali e dagli accertamenti tecnici destinati a segnare il prossimo capitolo del giallo di Pietracatella.
lu_co

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