Se fino a qualche settimana fa l’obiettivo era capire che cosa avesse provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, oggi la domanda è diventata un’altra: chi ha estratto la ricina, come l’ha preparata e in che modo l’ha somministrata alle due vittime.
È questo il cambio di prospettiva che emerge dopo che la Procura di Larino ha conferito gli incarichi ai consulenti del Robert Koch Institut di Berlino e al tossicologo forense Luca Morini. Un quadro che, pur senza anticipare conclusioni investigative, restituisce l’immagine di un’inchiesta ormai entrata nella fase finale degli accertamenti tecnico-scientifici.
L’ipotesi investigativa appare ormai definita.
La ricina non è una sostanza che si acquista (se non su piattaforme assolutamente illecite e non alla portata di tutti). È una tossina che deve essere estratta dai semi della pianta del ricino attraverso procedimenti artigianali che richiedono conoscenze specifiche e una certa dimestichezza nella manipolazione di un veleno tra i più potenti conosciuti. Gli inquirenti sono convinti che la dose somministrata a Sara e Antonella derivi da una piantagione locale, probabilmente molisana. Proprio su questo terreno si concentra ora il lavoro degli specialisti tedeschi, chiamati a consolidare sul piano scientifico gli elementi raccolti dagli investigatori in questi lunghi mesi di indagini.
Gli accertamenti affidati al Robert Koch Institut sono stati costruiti secondo un programma estremamente preciso e mirato. Gli esperti dovranno analizzare i campioni di sangue pre e post mortem delle due vittime, gli organi e i tessuti prelevati durante le autopsie, il contenuto gastrico e intestinale, le urine, i circa 70 alimenti sequestrati nell’abitazione di Pietracatella e i campioni di sangue prelevati ieri a Gianni e Alice Di Vita per verificare l’eventuale presenza di anticorpi anti-ricina. Tutto il materiale sequestrato nei giorni successivi ai decessi e i campioni biologici verranno consegnati oggi all’istituto di Berlino.
Se ritenuto necessario, nei primi giorni di agosto è inoltre previsto un nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, con il supporto della polizia tedesca e l’impiego di tecniche avanzate per la ricerca di eventuali residui della tossina su mobili, indumenti, suppellettili e altri oggetti.
Non si tratta, dunque, di verifiche generiche o esplorative. Al contrario, il programma di lavoro predisposto dalla Procura appare orientato a sottoporre a rigorosa verifica scientifica gli elementi investigativi già raccolti dalla Squadra Mobile di Campobasso. L’obiettivo è confermare o smentire, attraverso metodologie altamente specialistiche, la ricostruzione sviluppata in questi mesi dagli investigatori e trasformare gli indizi raccolti in prove utilizzabili nel processo.
In questa prospettiva assume un significato particolare anche il periodo in cui il duplice omicidio sarebbe stato pianificato.
Le festività natalizie rappresentano infatti uno dei momenti dell’anno in cui la condivisione di cibi preparati in casa, dolci, salumi, conserve e altre pietanze rende particolarmente complesso ricostruire con precisione l’origine di ogni alimento consumato. Uno scenario che avrebbe potuto inizialmente indirizzare gli accertamenti verso una comune tossinfezione alimentare, ipotesi seguita dalla Squadra Mobile nelle primissime ore dell’indagine e che portò al sequestro di circa 70 alimenti oggi nuovamente al centro delle analisi affidate agli specialisti tedeschi.
Con l’avvio delle operazioni tecniche delegate lunedì scorso al Maugeri di Pavia, l’inchiesta è dunque entrata nell’ultimo miglio.
Il cronoprogramma fissato dalla Procura prevede entro la fine di luglio il completamento delle analisi sui campioni biologici delle vittime, mentre entro agosto dovranno essere esaminati anche i campioni di sangue prelevati a Gianni e Alice Di Vita. Soltanto gli alimenti sequestrati potrebbero richiedere tempi più lunghi, poiché il numero dei reperti e la complessità degli accertamenti non consentono, almeno per il momento, una precisa previsione.
Parallelamente prosegue senza sosta il lavoro della Squadra Mobile di Campobasso.
Le audizioni di familiari, amici e conoscenti continuano a essere incrociate con i dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati durante le indagini. Un’attività investigativa imponente, sviluppata contemporaneamente sul piano scientifico e su quello investigativo tradizionale, che negli ultimi mesi ha mobilitato competenze specialistiche italiane e internazionali.
La sensazione è che la Procura non stia più cercando una pista.
Stia invece verificando, punto dopo punto, che la ricostruzione fin qui elaborata resista a ogni possibile verifica scientifica prima di compiere il passo successivo.
lu_co

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