L’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita compie un ulteriore salto di qualità e si apre ora a una collaborazione internazionale. La Procura della Repubblica di Larino ha infatti deciso di affiancare agli investigatori italiani alcuni tra i maggiori specialisti europei nello studio delle tossine biologiche, con l’obiettivo di approfondire ogni aspetto legato alla presenza della ricina che, tra il 27 e il 28 dicembre scorso, provocò il decesso delle due donne all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
La novità, destinata ad avere un peso rilevante nell’economia dell’indagine, sarà formalizzata il prossimo 29 giugno presso il Centro antiveleni del Maugeri di Pavia, struttura che fin dalle prime fasi dell’inchiesta ha avuto un ruolo determinante nell’individuazione della tossina all’interno dei campioni biologici delle vittime. Proprio grazie agli accertamenti effettuati dagli specialisti pavesi fu infatti possibile superare l’originaria ipotesi di una grave tossinfezione alimentare e accertare la presenza della ricina, trasformando quello che sembrava un caso sanitario in una complessa indagine per omicidio.
A supportare il lavoro della Procura arriveranno ora Christian Herzog, direttore del Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali del Robert Koch Institute di Berlino, e Sylvia Worbs, ricercatrice dello stesso istituto e specialista nel settore delle tossine biologiche. Con loro sarà nominato anche il tossicologo forense Luca Morini dell’Università di Pavia.
La scelta del Robert Koch Institute e della Polizia del Bka non è casuale. L’istituto tedesco rappresenta uno dei principali centri europei di riferimento per lo studio degli agenti biologici ad alto rischio e dispone di laboratori altamente specializzati proprio nell’identificazione e nell’analisi di sostanze tossiche come la ricina. Un patrimonio di competenze che la Procura intende mettere al servizio dell’indagine per verificare ogni possibile dettaglio ancora irrisolto.
Secondo quanto emerge, i nuovi consulenti saranno chiamati a esaminare nuovamente i reperti biologici acquisiti nel corso dell’inchiesta e a effettuare ulteriori approfondimenti scientifici sui campioni raccolti durante le attività investigative. Particolare attenzione verrà riservata anche ai materiali sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella, dove gli esperti saranno direttamente coinvolti in un nuovo sopralluogo finalizzato alla ricerca di eventuali tracce della tossina o di elementi utili a ricostruirne l’origine, le modalità di conservazione e l’eventuale processo di preparazione.
L’attività dei consulenti germanici si inserisce in un quadro investigativo che resta particolarmente intenso. Anche negli ultimi giorni gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, hanno continuato ad ascoltare parenti, amici e conoscenti delle famiglie Di Vita e Di Ielsi. Un lavoro che, secondo indiscrezioni, avrebbe ormai sfiorato le duecento audizioni complessive e che testimonia la volontà degli inquirenti di verificare e incrociare ogni elemento raccolto in questi mesi.
Parallelamente prosegue l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati dagli investigatori e affidati agli specialisti del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato. Migliaia di messaggi, conversazioni, immagini e dati digitali continuano a essere esaminati nel tentativo di ricostruire relazioni, contatti e movimenti che possano contribuire a chiarire il contesto nel quale maturò la tragedia. Un’attività ritenuta così importante da aver determinato il rinvio di alcune audizioni considerate particolarmente delicate, tra cui quella di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, il cui nuovo ascolto viene dato da tempo come imminente ma non sarebbe stato ancora fissato.
Il coinvolgimento degli specialisti tedeschi consentirà inoltre agli investigatori di confrontare il caso molisano con precedenti episodi registrati all’estero e con la casistica internazionale relativa all’utilizzo della ricina. Non si esclude, infatti, che possano essere acquisiti ulteriori elementi informativi anche attraverso la collaborazione con le autorità investigative straniere.
Resta massimo il riserbo sugli sviluppi dell’inchiesta e sugli elementi già acquisiti dalla Procura. Tuttavia la decisione di ricorrere a professionalità scientifiche di livello internazionale conferma la complessità dell’indagine e la determinazione degli inquirenti a percorrere ogni strada possibile per individuare chi abbia provocato la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e chiarire in che modo la ricina sia stata reperita e utilizzata.
A quasi sei mesi dalla tragedia che ha sconvolto Pietracatella e l’intero Molise, l’indagine entra dunque in una nuova fase, caratterizzata da approfondimenti scientifici sempre più specialistici e da una rete investigativa che ormai supera i confini nazionali.
Lu.Co.

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