«Sono finito in mezzo a una tempesta, stritolato da un meccanismo che anche mediaticamente mi sta sottoponendo a una gogna senza fine. Non è tanto per me, quanto per mio figlio che già ha sofferto troppo. Quest’anno affronta la maturità e io sto cercando disperatamente di proteggerlo da tutto questo».
Prima indagato per istigazione al suicidio, poi per depistaggio e infine per omicidio con l’aggravante del legame familiare, parla al Corriere Adriatico Lorenzo Ruggeri, marito della giudice molisana Francesca Ercolini. E respinge tutte le accuse.
Secondo una ipotesi investigativa che ha preso corpo nelle ultime settimane, il 26 dicembre del 2022 la donna non sarebbe tolse la vita con un foulard. Sarebbe stata strangolata, quindi la messa in scena per coprire il delitto. Oltre al marito, è indagato un amico del noto avvocato pesarese: un ex poliziotto, ora in pensione.
A dare l’allarme fu proprio il marito della vittima, su cui pesa il sospetto della messa in scena ma anche di maltrattamenti e vessazioni ripetuti nei confronti della moglie. La svolta dopo la riesumazione della salma e i nuovi accertamenti ottenuti dalla madre di Francesca Ercolini, Carmela Fusco, che non ha mai creduto che quel giorno la figlia si sia suicidata. Anche se nelle denunce presentate, ricostruisce il quotidiano, si fa menzione di tentativi di gesti estremi da parte della magistrata e delle sue preoccupazioni generate dal clima familiare. «Dalla mia conoscenza degli atti processuali – puntualizza Ruggeri – risulta che ad essere informata degli intenti suicidiari di Francesca fosse proprio mia suocera: ma questi intenti a me non mi sono mai stati comunicati. Non mi è mai stato detto nulla. Forse si sarebbe invece potuto prevenire e fermare ciò che è invece accaduto».
La nuova ipotesi è che Francesca possa essere stata strangolata con dei fili elettrici trovati e sequestrati nell’appartamento di viale Zara. A caccia di riscontri anche su questo punto, i carabinieri del Ris torneranno presto nell’abitazione.
«Ma se sono stato io – ribatte Ruggeri nelle dichiarazioni riportate dal Corriere Adriatico – a consegnare spontaneamente quelle lampade con i cavi al pubblico ministero e ai carabinieri dell’Aquila, quando sono venuti a Pesaro lo scorso marzo».
Quindi l’avvocato pesarese conclude: «Un calvario, un incubo, una gogna. Non so davvero più come definire questi anni: una goccia che scava la roccia, ormai mi aspetto davvero di tutto».
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