Da qualche ora, attorno al giallo di Pietracatella, è calato un silenzio diverso dal solito. Un riserbo ancora più fitto rispetto alle scorse settimane, al punto che negli ambienti investigativi è diventato complicato comprendere quali siano le direttrici degli approfondimenti ancora in corso negli uffici della Questura di Campobasso.
Le convocazioni, però, non si sono fermate. Anche ieri la Squadra Mobile diretta da Marco Graziano ha continuato ad ascoltare persone vicine alla famiglia Di Vita, tra parenti, amici e conoscenti, nel tentativo di completare il quadro ricostruttivo di una delle inchieste più complesse degli ultimi anni in Molise.
Uno “strano” silenzio che, secondo chi segue da vicino l’indagine, potrebbe essere legato a una fase particolarmente delicata dell’attività investigativa. Mancano ormai pochi giorni al 30 giugno, termine fissato per il deposito delle risultanze autoptiche affidate a Benedetta Pia De Luca, incaricata dalla Procura di Larino di chiarire gli aspetti medico-legali della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo avere ingerito ricina. Non è escluso che, dopo le proroghe già concesse, la relazione possa arrivare anche prima della scadenza.
In questo contesto assumono particolare rilievo le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore da Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, intervistato da Simone Carusone per La Vita in Diretta, trasmissione di Raiuno. Per la prima volta l’uomo ha commentato pubblicamente le indiscrezioni investigative relative a possibili tensioni familiari emerse dalle chat finite al vaglio degli investigatori.
Alla domanda se fosse a conoscenza della volontà della figlia di separarsi dal marito, Salvatore ha risposto senza esitazioni: «No, personalmente no. E questa cosa mi fa anche stare un poco incazzato. Non si è confidata e non so se il suo desiderio è recente o è datato». Parole che restituiscono anche il disorientamento di un padre ancora alla ricerca di spiegazioni: «Perché non si è confidata? Forse non ha fatto in tempo? Non lo so. E quante cose mi passano per la testa…».
Non solo. Seppur indirettamente, l’anziano sembra anche provare a incrinare quel muro di reticenza che, fin dall’inizio dell’inchiesta, avrebbe complicato il lavoro degli investigatori: «Quello che sappiamo è bene che lo diciamo. Ogni tanto viene fuori qualcosa…».
Parole che arrivano proprio mentre prosegue l’analisi dei dati estratti dai dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento e da quello in uso ad Alice Di Vita, sorella maggiore di Sara. L’unico elemento finora trapelato riguarda alcune conversazioni WhatsApp nelle quali Antonella avrebbe confidato ad un’amica problemi e tensioni all’interno della famiglia, circostanze che la stessa donna avrebbe poi negato agli investigatori, finendo iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di favoreggiamento.
Restano inoltre ancora in programma sia una nuova audizione di Laura Di Vita, cugina di Gianni, sia il nuovo sopralluogo tecnico nell’abitazione di Pietracatella, tuttora sotto sequestro, alla ricerca di eventuali tracce residue del veleno. Sulle tempistiche, tuttavia, continua il massimo riserbo.
Intanto ieri, per chi vive da mesi dentro questa tragedia, è stata anche una giornata dal forte peso simbolico: Gianni Di Vita ha compiuto gli anni. Un compleanno inevitabilmente diverso dagli altri, vissuto a quasi sei mesi dalla morte della moglie e della figlia minore e mentre attorno al caso continua ad addensarsi un silenzio che, oggi più che in passato, sembra preludere a qualcosa.
LuCo





























