Quella che in un primo momento era sembrata una violenta lite tra famiglie si sta rivelando un’inchiesta di ben altra portata. Gli sviluppi investigativi successivi ai fatti avvenuti lunedì scorso in via Sandro Pertini hanno infatti portato, secondo quanto emerge da fonti qualificate, all’arresto di quattro persone e al sequestro di un vero e proprio arsenale, composto non soltanto da una pistola con matricola abrasa, ma anche da armi di grosso calibro e perfino armi da guerra. È su questo doppio fronte che stanno lavorando gli uomini del Commissariato di Polizia di Termoli, diretto da Gabriele Di Giuseppe. Da una parte la ricostruzione della violenta spedizione punitiva che ha seminato il panico in un quartiere popoloso della città; dall’altra l’origine e la disponibilità delle armi rinvenute durante le perquisizioni, un aspetto che potrebbe ampliare sensibilmente i confini dell’indagine. Gli investigatori mantengono il massimo riserbo, ma gli elementi raccolti nelle ultime ore delineano uno scenario ben diverso da quello ipotizzato nelle fasi immediatamente successive all’intervento delle forze dell’ordine. L’episodio non sarebbe nato da una discussione degenerata improvvisamente. Al contrario, tutto farebbe pensare a un’azione organizzata, con un gruppo di persone che avrebbe raggiunto l’abitazione di una famiglia rivale appartenente alla stessa comunità rom con l’intenzione di affrontarla. La tensione sarebbe esplosa nel giro di pochi minuti. Minacce, urla, momenti di forte concitazione e, soprattutto, l’esplosione di almeno un colpo di pistola in aria, utilizzato – secondo la ricostruzione investigativa – come chiaro atto intimidatorio. È stata proprio la segnalazione della presenza di un’arma da fuoco a far scattare il massiccio intervento delle forze dell’ordine. Le pattuglie della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri hanno rapidamente raggiunto via Pertini, isolando l’intera area e impedendo che la situazione potesse degenerare ulteriormente. Mentre veniva messa in sicurezza la zona, gli investigatori hanno iniziato a raccogliere le prime testimonianze e ad acquisire ogni elemento utile alla ricostruzione dell’accaduto. L’attività investigativa si è estesa nel giro di poche ore a diverse abitazioni e ad alcuni veicoli riconducibili ai soggetti coinvolti. È proprio durante queste perquisizioni che sarebbe emerso l’aspetto più inquietante della vicenda. Gli agenti avrebbero infatti rinvenuto diverse armi detenute illegalmente, tra cui una pistola con matricola abrasa, armi di grosso calibro e persino armi da guerra. Un sequestro destinato a cambiare il peso dell’intera inchiesta. L’attenzione degli investigatori, infatti, non è più rivolta esclusivamente alla ricostruzione della spedizione punitiva, ma anche alla provenienza dell’arsenale, ai canali attraverso i quali le armi sarebbero entrate nella disponibilità degli indagati e al loro eventuale utilizzo in altri episodi criminosi. Tutto il materiale sequestrato sarà sottoposto agli accertamenti della Polizia Scientifica e agli esami balistici, che dovranno stabilire se una delle pistole recuperate sia stata quella utilizzata durante i fatti di via Pertini. Secondo quanto trapela, le quattro persone arrestate dovranno rispondere, a vario titolo, delle ipotesi di reato di minaccia aggravata dall’uso delle armi, detenzione illegale di armi e lesioni personali. Non è escluso, tuttavia, che il quadro accusatorio possa essere ulteriormente integrato man mano che emergeranno nuovi elementi dalle attività investigative ancora in corso. Tra gli episodi sui quali gli inquirenti stanno concentrando l’attenzione vi è anche l’investimento di uno dei protagonisti della vicenda. Durante i momenti più concitati dello scontro, un uomo sarebbe stato travolto volontariamente da un’autovettura guidata da un appartenente al gruppo rivale. Soccorso dal personale del 118, è stato trasportato al Pronto soccorso dell’ospedale San Timoteo. Le lesioni riportate, fortunatamente, non sarebbero risultate gravi. Resta ancora tutto da chiarire il movente che ha portato all’escalation di violenza. La pista principale seguita dagli investigatori conduce a vecchi dissidi e contrasti mai sopiti tra nuclei della stessa comunità rom presenti a Termoli. Tuttavia, nessuna ipotesi viene esclusa. L’entità del materiale sequestrato induce infatti gli investigatori a verificare anche possibili collegamenti con ambienti della criminalità organizzata o con traffici illeciti che potrebbero andare ben oltre il singolo episodio. La vicenda ha inevitabilmente suscitato forte allarme tra i residenti del quartiere. L’esplosione di un colpo d’arma da fuoco in pieno giorno, in una zona abitata da numerose famiglie, unita al successivo ritrovamento di armi clandestine e da guerra, rappresenta un elemento di estrema gravità che riporta alla memoria altre tensioni registrate negli anni passati tra gruppi appartenenti alla comunità rom del territorio. Le indagini proseguono senza sosta. Gli investigatori stanno continuando ad ascoltare testimoni, analizzare immagini di videosorveglianza e ricostruire con precisione ogni fase della spedizione punitiva. Parallelamente proseguono gli accertamenti tecnici sulle armi sequestrate, un passaggio ritenuto fondamentale per comprendere se il blitz di via Pertini sia stato un episodio isolato oppure il tassello di un contesto criminale più ampio, sul quale la Procura intende fare piena luce.

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