Per oltre tre anni ha parlato attraverso gli atti giudiziari, gli esposti e il lavoro dei consulenti incaricati di rileggere una morte che non ha mai accettato di considerare definitivamente spiegata. Ora, per la prima volta, Carmela Fusco rompe il silenzio e racconta pubblicamente il dolore, i dubbi e le convinzioni che l’hanno spinta a chiedere la riapertura dell’inchiesta sulla morte della figlia Francesca Ercolini.
La testimonianza della donna, raccolta da Amelia Esposito per il Corriere della Sera, arriva mentre la Procura dell’Aquila continua a svolgere accertamenti su una vicenda che, a distanza di oltre tre anni, viene oggi esaminata anche alla luce di scenari profondamente diversi rispetto all’originaria ipotesi del suicidio.
In Molise Carmela Fusco è una figura molto conosciuta. Oltre a essere la madre della magistrata originaria di Riccia, è la sorella della compianta Angiolina Fusco Perrella, già presidente del Consiglio regionale del Molise e assessore nella giunta guidata da Michele Iorio. Negli ultimi anni ha condotto una battaglia giudiziaria lunga e silenziosa, affiancata dall’avvocato Giuseppe Lattanzio e da un gruppo di consulenti medico-legali molisani coordinati dal chirurgo forense Claudio Luciani, convinta che sulla morte della figlia vi fossero aspetti ancora da chiarire.
È stata proprio quella perseveranza a contribuire alla riapertura del fascicolo. Negli ultimi mesi la Procura dell’Aquila ha disposto una seconda autopsia, una riesumazione della salma, accertamenti tecnico-scientifici, verifiche sulla scena del decesso e un incidente probatorio tuttora in corso. Un percorso investigativo che ha progressivamente incrinato le conclusioni formulate nelle prime ore successive alla morte della magistrata.
Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Carmela Fusco ripercorre gli ultimi giorni trascorsi con la figlia a Pesaro durante le festività natalizie del 2022. Racconta il pranzo di Natale, le uscite insieme, i programmi che Francesca aveva per i giorni successivi e l’ultimo messaggio ricevuto la mattina del 26 dicembre. Poi il ricordo dell’arrivo davanti all’abitazione di viale Zara e della confusione che trovò all’esterno della casa, prima di apprendere che la figlia era morta.
La madre della magistrata evita accuratamente di entrare negli aspetti investigativi più delicati. Quando le vengono poste domande sulle lesioni emerse dagli accertamenti medico-legali o su eventuali timori manifestati dalla figlia, preferisce non rispondere. Le sue parole, tuttavia, restituiscono l’immagine di una donna che continua a ritenere incompatibile con un gesto volontario il comportamento tenuto da Francesca nelle ore precedenti alla morte.
Particolarmente significativo appare il passaggio nel quale ricorda come la figlia stesse organizzando impegni e incontri per i giorni successivi. Una circostanza che, agli occhi della madre, mal si concilierebbe con la volontà di togliersi la vita. È una considerazione personale, non una prova processuale, ma che contribuisce a spiegare perché Carmela Fusco non abbia mai smesso di chiedere ulteriori verifiche.
Dalle sue dichiarazioni emerge soprattutto il profilo umano della vicenda. Non quello di una parte processuale in cerca di una conferma alle proprie convinzioni, ma quello di una madre che continua a chiedere risposte. Del resto, anche attraverso il proprio legale, ha sempre ribadito di non essere alla ricerca di un colpevole a tutti i costi. Ciò che chiede è l’accertamento della verità, qualunque essa sia.
Una posizione rimasta immutata dal primo giorno. E che oggi, mentre la Procura dell’Aquila continua a verificare ogni elemento utile alla ricostruzione dei fatti, trova per la prima volta una voce diretta nelle pagine di un quotidiano nazionale.
A oltre tre anni dalla morte di Francesca Ercolini, il dolore di Carmela Fusco resta intatto. Così come resta intatta la domanda che continua ad accompagnare l’inchiesta: che cosa accadde realmente il 26 dicembre 2022 nella villetta di viale Zara a Pesaro? La risposta, dopo anni di dubbi, è ancora affidata al lavoro della magistratura.
ppm

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