È durato quattro ore, ieri mattina, il nuovo sopralluogo del Ris di Roma nella casa di Pesaro, dove il 26 dicembre 2022 la giudice molisana Francesca Ercolini fu trovata senza vita. Aveva 51 anni, era presidente di sezione civile del Tribunale di Ancona.
Le nuove operazioni fanno seguito a un sopralluogo del settembre scorso e hanno come obiettivo di verificare le diverse ipotesi sulla causa della morte. Il presunto suicidio, l’ipotesi iniziale sul decesso della magistrata che via via però ha assunto altri contorni, è stato ricostruito – ha riferito la Tgr Rai Molise – con un manichino e un foulard uguale a quello trovato appeso alla ringhiera interna dell’appartamento in quel tragico giorno di Santo Stefano. Secondo le risultanze della seconda autopsia effettuata dal professor Vittorio Fineschi, i segni sul collo della magistrata mostrerebbe caratteristiche non immediatamente riconducibili a una striscia di seta.
Al termine, gli inquirenti ieri hanno portato via dall’abitazione alcuni oggetti, tra cui un contenitore di forma circolare e quattro semi dischi metallici grigi compatibili tra loro, con impugnature e fessure. A seguire personalmente le operazioni, tra gli altri, la pm dellʼAquila, Roberta DʼAvolio, titolare dellʼinchiesta. C’erano anche i difensori di diversi indagati, l’avvocato campobassano Giuseppe Lattanzio che rappresenta la madre della giudice Ercolini e i consulenti delle parti. I risultati delle analisi di ieri saranno discussi nella prossima udienza dell’incidente probatorio, il 22 settembre davanti al gip Marco Billi.
L’attenzione degli specialisti dell’Arma si è concentrata in particolare, riporta Il Resto del Carlino, sulla tromba delle scale interne e, appunto, sul foulard. Alla stoffa rimasta del fazzoletto originale risulterebbe ancora annodata una ciocca di capelli appartenente alla magistrata. Resta inoltre da accertare quanto avvenuto nei momenti immediatamente successivi al decesso. Una parte del foulard non è infatti più disponibile perché, secondo quanto riferito dal marito della giudice, sarebbe stata tagliata con un paio di forbici per liberare il corpo. Altro aspetto oggetto di ulteriori approfondimenti nell’ambito delle attività istruttorie ancora in corso.
A oltre tre anni dalla morte di Francesca Ercolini, la Procura dell’Aquila continua dunque a verificare ogni elemento utile a ricostruire con precisione quanto accaduto il 26 dicembre 2022 nella villetta di viale Zara. Al gesto volontario non ha mai creduto la mamma di Francesca, Carmela Fusco. Alla sua tenacia si deve la svolta che ha portato a ipotizzare, fra gli altri reati, il depistaggio in relazione ai primi accertamenti eseguiti che portavano alla conclusione del suicidio e quello di omicidio che vede indagato il marito della giudice, l’avvocato Lorenzo Ruggeri e un ex poliziotto amico di famiglia.
Negli ultimi anni, Carmela ha condotto una battaglia giudiziaria lunga e silenziosa, affiancata dall’avvocato Giuseppe Lattanzio e da un gruppo di consulenti medico-legali molisani coordinati dal chirurgo forense Claudio Luciani, convinta che sulla morte della figlia vi fossero aspetti ancora da chiarire. Attraverso il proprio legale, ha sempre ribadito di non essere alla ricerca di un colpevole a tutti i costi. Ciò che chiede è l’accertamento della verità. Ed è questa la volontà che emerge anche dalle interviste rilasciate da Carmela Fusco in questi giorni, le sue prime dichiarazioni pubbliche da quando Francesca non c’è più. ppm





























