Sono passati sei mesi dalla morte, avvenuta a poche ore di distanza l’una dall’altra all’ospedale Cardarelli, di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi per un’intossicazione acuta da ricina.
Centottanta giorni di indagini. Due fascicoli aperti. Il primo, in ordine cronologico, per omicidio colposo, nel quale sono iscritti tre medici del Pronto soccorso di Campobasso e dei due professionisti in servizio presso la guardia medica che, in momenti diversi, hanno avuto in cura le due donne.
A fine aprile però la prima svolta, con la relazione tossicologica Maugeri di Pavia. Gli esami effettuati dal Centro Antiveleni, diretto dal professor Carlo Locatelli, sui campioni di sangue delle due donne hanno infatti accertato un’esposizione e un’intossicazione acuta da ricina, un tossina letale ancora oggi priva di antidoto.
Dal momento che l’avvelenamento potrebbe essersi verificato nell’abitazione della famiglia Di Vita-Di Ielsi a Pietracatella, l’inchiesta passa così alla Procura di Larino e, nel frattempo, viene aperto un secondo fascicolo, contro ignoti, per duplice omicidio premeditato.
La scoperta del veleno e l’apertura del nuovo procedimento hanno progressivamente spostato l’attenzione degli investigatori. Gli specialisti coinvolti negli accertamenti hanno infatti più volte evidenziato come la ricina sia una sostanza particolarmente insidiosa e difficile da individuare tempestivamente. Non esistono protocolli diagnostici rapidi e, soprattutto, non esiste un antidoto in grado di neutralizzarne gli effetti una volta che la tossina è stata assorbita dall’organismo.
«Sino a questo momento abbiamo un avvelenamento importante da ricina; l’impossibilità, soprattutto per la tempistica, di individuare questo veleno al Pronto soccorso; la dose massiccia e letale della sostanza venefica stessa; la mancanza di un antidoto. Tutte queste circostanze, a nostro avviso, dovrebbero portare a rivedere la posizione dei medici e quindi ad archiviare», ha sottolineato l’avvocato Fabio Albino che assiste uno dei sanitari.
Più di 200 audizioni tra familiari e amici, incrociate con i dati digitali estratti dai dispositivi elettronici delle due vittime e di Alice Di Vita. Un team di consulenti che si allarga, con l’ingresso a maggio di Carlo Locatelli e del chimico forense Daniele Merli.
Mesi di indagini serrate che potrebbero conoscere, nella giornata di domani, uno dei passaggi più importanti dell’intera inchiesta. Alle ore 15, presso il Centro Antiveleni e Tossicologico dell’Irccs Maugeri di Pavia, il conferimento formale, da parte della procuratrice di Larino Elvira Antonelli, degli incarichi ai consulenti del Robert Koch Institut di Berlino.
Oltre agli specialisti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs e al tossicologo forense Luca Morini, sarà presente anche il dirigente della Squadra Mobile Marco Graziano.
Un tavolo che definirà nel dettaglio la nuova fase investigativa, che si svilupperà tra accertamenti scientifici e il nuovo sopralluogo nella casa di via Risorgimento.
Sotto esame i campioni alimentari, contenitori, borracce, stoviglie, indumenti e tutti gli altri materiali sequestrati nell’abitazione di Pietracatella, con gli esperti che dovranno confermare la presenza della tossina nei corpi delle due donne e verificare l’eventuale presenza di anticorpi sviluppati da Gianni e Alice Di Vita, al fine di appurare un possibile contatto con la ricina. Successivamente gli stessi specialisti, insieme agli uomini della Polizia Scientifica, torneranno nella casa ancora sotto sequestro alla ricerca di eventuali residui della tossina. La settimana alle porte sarà dunque decisiva per avvicinare gli inquirenti alla verità. Previsti, infatti, per martedì anche i risultati delle autopsie eseguite dal medico legale Benedetta Pia De Luca e dal gastroenterologo Francesco Giovanni Battista Laterza. Intanto si susseguono le indiscrezioni sulle audizioni condotte dalla Mobile: secondo quanto riportato dalla trasmissione Mediaset “Dentro la Notizia”, nelle scorse ore sarebbe arrivata in questura una lettera anonima contenente elementi utili alle indagini. Contestualmente un nuovo testimone avrebbe varcato spontaneamente i cancelli di via Tiberio per rendere dichiarazioni agli inquirenti.






























