L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella si prepara a vivere uno dei passaggi investigativi più delicati dall’avvio delle indagini. È ormai questione di giorni per il nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento, sequestrata dal 28 dicembre scorso, all’indomani della morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15 anni. A tornare nella casa saranno gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, la Polizia Scientifica e gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, ai quali la Procura di Larino ha affidato parte degli accertamenti tecnico-scientifici.
La data non è stata ancora ufficializzata, ma dagli ambienti investigativi si apprende che l’intervento sia imminente. Del resto, già nel verbale di conferimento dell’incarico ai consulenti tedeschi – il professor Christian Herzog, tra i massimi esperti mondiali nel settore, la dottoressa Sylvia Worbs e il tossicologo Luca Morini – era stato indicato come periodo per il sopralluogo «i primi giorni del mese di agosto 2026». Tutto lascia ritenere che i tempi siano ormai maturi e che i sigilli possano essere rimossi prima del previsto per consentire un’attività irripetibile sotto il profilo dell’inchiesta.
L’obiettivo è cercare eventuali tracce residue di ricina su mobili, suppellettili, pavimenti, indumenti, superfici e arredi dell’abitazione nella quale si è consumata la tragedia. Un lavoro estremamente complesso che richiederà metodologie particolarmente sofisticate e che potrebbe protrarsi per molte ore, rendendo necessari più accessi. Quindi, non un sopralluogo singolo ma numerose “ispezioni”, presumibilmente con cadenza quotidiana.
La stessa conformazione dell’immobile impone un’attività capillare. La casa si sviluppa infatti su tre livelli: al secondo e terzo piano vivevano Antonella Di Ielsi con il marito Gianni Di Vita e le figlie Sara e Alice; al piano inferiore risiedevano invece i genitori di Gianni. Ogni ambiente dovrà essere passato al setaccio, confrontando quanto emergerà direttamente sui luoghi con le risultanze degli esami già in corso nei laboratori del Robert Koch Institut e con tutti gli altri elementi in possesso della Procura.
Che non si tratti di un’operazione ordinaria lo dimostra quanto accaduto lo scorso 4 maggio, quando gli uomini della Mobile e della Scientifica impiegarono l’intera mattinata soltanto per il recupero dei telefoni cellulari e degli altri dispositivi elettronici presenti nell’abitazione. Questa volta il lavoro sarà ancora più articolato, perché finalizzato alla ricerca di eventuali residui della tossina che, secondo la consulenza medico-legale, provocò la morte delle due donne.
Parallelamente continua senza soste anche l’attività investigativa. Pure ieri gli uomini della Squadra Mobile hanno ascoltato altri parenti e conoscenti della famiglia Di Vita in qualità di persone informate sui fatti. Le audizioni proseguono ormai da oltre sei mesi con l’obiettivo di verificare ogni dettaglio emerso nel corso dell’inchiesta e confrontare le dichiarazioni con i dati informatici acquisiti e con gli esiti delle consulenze tecniche.
Secondo quanto si apprende, i verbali raccolti hanno ormai raggiunto quota 250. Poiché numerosi testimoni sono stati ascoltati più volte per chiarire aspetti specifici o approfondire dichiarazioni già rese, il numero delle persone complessivamente sentite supera abbondantemente le 200 unità. Tradotto in termini concreti, significa che la Mobile ha raccolto le dichiarazioni di almeno un componente di gran parte delle famiglie residenti a Pietracatella, nella convinzione che anche il particolare apparentemente più insignificante possa contribuire alla ricostruzione definitiva dei fatti.
Il lavoro prosegue lungo i due binari seguiti fin dall’inizio dell’inchiesta: quello investigativo e quello scientifico. Da una parte la rilettura delle testimonianze, l’analisi dei tabulati telefonici, dei dispositivi sequestrati e delle relazioni tecniche; dall’altra gli accertamenti tossicologici e biologici affidati agli specialisti tedeschi sui circa 70 campioni di alimenti, sui reperti sequestrati e sui campioni biologici acquisiti dalla Procura.
I nuovi sopralluoghi rappresenteranno proprio il punto di contatto tra i due filoni investigativi. Gli esperti del Robert Koch Institut confronteranno quanto emerso dalle analisi di laboratorio con gli elementi che sarà ancora possibile rilevare direttamente all’interno dell’abitazione. Un’attività ritenuta decisiva per verificare ogni possibile scenario e cercare quei riscontri oggettivi che la Procura considera indispensabili prima di qualsiasi sviluppo giudiziario.
Dopo oltre sei mesi di indagini, il metodo non cambia. Nessuna accelerazione, nessuna conclusione anticipata. L’obiettivo della Procura di Larino e della Squadra Mobile resta quello indicato fin dal primo giorno: trasformare il patrimonio di indizi, testimonianze e accertamenti scientifici raccolto in questi mesi in un quadro probatorio capace di individuare con certezza il responsabile (o i responsabili) del duplice omicidio e di reggere al vaglio di un processo.
lu_co

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