Lunedì prossimo, alle 15, il Centro Antiveleni e Tossicologico dell’Irccs Maugeri di Pavia tornerà ad essere uno dei luoghi chiave dell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. La procuratrice della Repubblica di Larino, Elvira Antonelli, conferirà infatti formalmente l’incarico ai consulenti del Robert Koch Institut di Berlino chiamati a collaborare agli accertamenti sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita.
Un passaggio previsto dagli atti dell’inchiesta, ma che potrebbe rappresentare molto più di una semplice formalità. Da quanto si apprende, il vertice servirà anche a fare il punto sullo stato delle indagini e a coordinare le prossime attività investigative e scientifiche che entreranno nel vivo nelle settimane successive.
Non si esclude che all’incontro possano partecipare anche rappresentanti dello Sco, il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, che da mesi affianca la Squadra Mobile di Campobasso nelle attività investigative. Sul punto non esistono conferme ufficiali, ma negli ambienti investigativi si dà per probabile un raccordo costante tra gli uffici romani e gli investigatori molisani impegnati sul caso.
Proprio in queste ore, secondo indiscrezioni, il dirigente della Squadra Mobile di Campobasso Marco Graziano sarebbe stato a Roma. Una circostanza sulla quale non sono arrivati riscontri ufficiali ma che viene letta come un ulteriore segnale dell’attenzione che gli organismi centrali della Polizia continuano a riservare a una delle inchieste più complesse e delicate degli ultimi anni.
Il 29 giugno, oltre al conferimento degli incarichi, potrebbe essere definita anche la fase operativa degli accertamenti che verranno eseguiti nei laboratori del Robert Koch Institut. Come già disposto dalla Procura, gli specialisti tedeschi Christian Herzog e Sylvia Worbs, affiancati dal tossicologo forense Luca Morini, dovranno analizzare alimenti, campioni biologici e numerosi reperti sequestrati tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio nell’abitazione di via Risorgimento a Pietracatella. Tra il materiale sottoposto a sequestro figurano cibi conservati nei frigoriferi e nei congelatori, contenitori, stoviglie, borracce e altri oggetti ritenuti potenzialmente utili per individuare eventuali tracce della tossina o elementi riconducibili alla sua preparazione.
Negli uffici della Questura di Campobasso e della Procura di Larino continua a prevalere il massimo riserbo. Nessuno conferma quali saranno concretamente le modalità di trasferimento dei reperti in Germania. Tuttavia, si ritiene plausibile che il vertice di Pavia possa servire anche a definire la consegna del materiale agli specialisti tedeschi, così da velocizzare le analisi e consentire l’avvio immediato degli accertamenti nei laboratori di Berlino.
L’obiettivo dichiarato resta quello di verificare la presenza di eventuali tracce residue di ricina, approfondire gli aspetti legati alla possibile produzione della tossina e applicare metodiche scientifiche che, secondo la Procura, non risultano attualmente disponibili nei laboratori italiani. Gli esperti del Robert Koch Institut saranno inoltre chiamati a eseguire verifiche sull’eventuale presenza di anticorpi sviluppati nei confronti della ricina da parte di persone che potrebbero essere state esposte alla sostanza.
Conclusa la fase di organizzazione e di acquisizione dei reperti, l’attenzione si sposterà nuovamente su Pietracatella. Salvo imprevisti, infatti, il nuovo sopralluogo nell’abitazione di via Risorgimento dovrebbe essere eseguito nel corso del mese di luglio. Gli specialisti tedeschi, insieme alla Polizia Scientifica, torneranno all’interno dell’immobile ancora sottoposto a sequestro giudiziario per effettuare ulteriori campionamenti e cercare eventuali tracce che possano essere sfuggite ai precedenti accertamenti.
Nel frattempo l’attività investigativa tradizionale non si ferma. Anche ieri gli uomini della Squadra Mobile hanno ascoltato parenti, amici e conoscenti delle famiglie Di Vita e Di Ielsi. Audizioni che proseguono da mesi e che continuano ad affiancarsi all’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati, in un lavoro di verifica e incrocio delle informazioni che gli investigatori considerano fondamentale per ricostruire ogni passaggio della vicenda.
A sei mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, il silenzio degli uffici investigativi resta quasi assoluto. Ma dietro quel silenzio, l’impressione è che la macchina investigativa continui a lavorare senza sosta, preparando quelli che potrebbero essere alcuni dei passaggi più importanti dell’intera inchiesta.
lu_co

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