Commissariata da quasi vent’anni, la sanità molisana prova lo scatto di reni per uscire dal tunnel. Dati e numeri in controtendenza, non ancora consolidati al punto giusto per far cantare vittoria ma indici chiari di una inversione in corso o in embrione, sono innegabili: su ricoveri fuori regione e attrattività per pazienti non molisani, su livelli essenziali di assistenza e tempi di attesa per visite ed esami. Frutto di investimenti sul capitale umano, senza il quale non maturano risultati.
Restano negativi i numeri finanziari, che però non sono peggiori di quelli di tante Regioni, tutte tirate fuori dal commissariamento (o salvate dal ritorno all’inferno).
Anche dal punto di vista del modello organizzativo c’è una novità che può incidere anche sulla performance finanziaria oltre che su una migliore offerta di salute. Il dg dell’Asrem Giovanni Di Santo ha firmato due giorni fa la delibera che istituisce il Dipartimento assistenziale integrato di Scienze per la Salute dell’Università del Molise e dell’Azienda sanitaria regionale.
La delibera 1310 del 5 agosto 2026 è l’ultimo provvedimento formale per l’attivazione del Dai.
Prevista dal Protocollo d’intesa firmato da Unimol e Regione (il commissario Bonamico) a fine ottobre 2025 che disciplina l’integrazione delle attività didattiche, scientifiche e assistenziali del personale universitario, l’attivazione del Dipartimento è un primo diverso approdo della collaborazione fra l’ateneo e la sanità pubblica regionale finora portata avanti sul solo binario dell’intesa siglata dai rettori e dai presidenti e commissari che si sono succeduti.
Il Dai è un passo avanti, un’assunzione ulteriore di responsabilità da parte dell’Università. Un obiettivo di mandato che il rettore Giuseppe Vanoli ha da subito declinato in realtà operativa con la richiesta di attivazione e poi con l’approvazione del regolamento di funzionamento, a cui la direzione strategica Asrem ha dato via libera a maggio scorso. Quindi, l’istituzione vera e propria. Il direttore sarà nominato da Di Santo su proposta del rettore di via de Sanctis.
Per il momento, in sede di prima istituzione e fino all’approvazione del nuovo atto aziendale, al Dipartimento assistenziale integrato afferiscono tutte le strutture a direzione universitaria con le articolazioni organizzative di Unità operative complesse, Unità semplici a valenza dipartimentale e di Programmi assistenziali (equiparati a Uoc e Uosvd) e attivate in assistenza. Solo per fare qualche esempio: del Dai fanno parte i reparti di Medicina interna, Radiodiagnostica, Chirurgia generale, Medicina dello Sport, Oculistica il Laboratorio analisi del Cardarelli. Ma non solo, bisogna tenere in considerazione anche i Programmi assistenziali (fra questi Centro demenze, Igiene e controllo delle infezioni ospedaliere, Controllo dell’appropriatezza prescrittiva e della spesa farmaceutica, Chirurgia robotica mini invasiva in Urologia, che hanno valenza aziendale e non solo per il presidio del capoluogo). Elenco significativo ma non esaustivo che dà l’idea di una presenza sempre più marcata dell’Università (conviene ricordare che lo stipendio dei prof che lavorano in corsia è sostenuto per oltre la metà dall’ateneo, con un riverbero finanziario positivo per le casse della Regione). Presenza che nel tempo è cresciuta e che ora viene messa a sistema: non più solo stampella di una sanità (ancora) commissariata ma partner strategico, perché no, anche nel decisivo e necessario scatto di reni. ritai

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