“Una cultura per il territorio” è stato questo il titolo della tavola rotonda che si è tenuta a Castiglione Messer Marino, organizzata dalla Scuola dei piccoli Comuni, che ha approfondito il tema della cultura come leva e strumento per la rigenerazione delle aree interne. Un confronto tra sindaci e amministratori al quale hanno preso parte, per l’Alto Molise, il primo cittadino di Castel del Giudice, Lino Gentile e l’assessore comunale alle Politiche sociali di Agnone, Enrica Sciullo. Il sindaco Luca Santilli, ad esempio, ha condiviso l’esperienza di Gagliano Aterno (Aq): un percorso che dimostra come anche un piccolo Comune possa generare innovazione sociale, servizi, partecipazione e nuove opportunità, mettendo al centro le persone.
Dal confronto tra amministratori è emersa una domanda fondamentale: come può la politica accompagnare questi processi e sostenerli nel tempo? Creare le condizioni affinché esperienze nate nei territori possano consolidarsi, crescere e diventare patrimonio condiviso; è questo il compito della politica, che invece dimostra di essere piuttosto distratta e svogliata quando si tratta di sostenere e dare il giusto riconoscimento alle aree interne del Paese. La sindaca molisana Sabrina Lallitto ha portato nel dibattito la voce di Casacalenda: i progetti che sta portando avanti con continuità e quelli nuovi che sta costruendo, sempre all’interno di un percorso di cultura e rigenerazione territoriale. «Perché sono convinta di una cosa, – ha detto Sabrina Lallitto – la cultura ha la forza di cambiare i luoghi. Non è un ornamento, è motore di comunità, di attrattività, di futuro per le aree interne». Il sindaco “ribelle”, così si è definito, Antonio Di Santo, primo cittadino di Opi, nel cuore del Pnalm, è stato categorico: «Noi non ci arrendiamo! Altro che “accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. A noi sindaci dei piccoli Comuni dell’Appennino spetta il compito di far capire alla politica che le nostre aree interne non sono fonte di problemi, ma risorse che forniscono benefici a tutto il Paese Italia, a cominciare, ad esempio, dai servizi ecosistemici». Lino Gentile, reduce dalla due giorni del “Radicalmente Festival” di Castel del Giudice, che ha attratto in Alto Molise personalità di livello nel mondo della letteratura e del giornalismo, ha sottolineato come la cultura sia sicuramente uno dei più importanti strumenti da utilizzare per la rigenerazione delle aree interne, anche contro lo spopolamento, ma che tuttavia servono politiche che rinosconsano il ruolo e l’importanza della montagna e dell’Appennino. «La cultura è l’infrastruttura sociale più importante, ma badate bene che la politica investirà sui piccoli Comuni delle aree interne solo se saremo in grado di dimostrare che siamo “utili” al Paese. – ha spiegato Gentile – Se non ci sono politiche adeguate che assecondano e sostengono gli sforzi che facciamo ogni giorno, non si va oltre l’evento in sé. Nell’agenda della politica nazionale le aree interne e i piccoli Comuni non sono nemmeno nella decima pagina. Dobbiamo riuscire a far capire a Roma che lo sviluppo delle aree interne non è utile solo a chi ci vive, ma all’intero Paese. Questa è la grande sfida, perché altrimenti non ci ascolterà nessuno». Poi Gentile ha fatto cenno ad un tema di cui si parla dei decenni, da destra a sinistra, senza si sia ancora arrivati a qualcosa di concreto: la cosiddetta fiscalità di vantaggio. «Chiediamo una fiscalità di vantaggio non perché siamo una sorta di 104 del territorio nazionale, – ha spiegato – ma semplicemente perché oggettivamente abbiamo meno servizi. Cioè dal punto di vista della spesa pubblica assorbiamo meno risorse perché, purtroppo, abbiamo a disposizione meno servizi». Un’altra proposta dirompente, «che si potrebbe fare domani mattina», è quella che Gentile ha chiamato la “flat tax” delle aree interne, dei piccoli centri ultra periferici. In sintesi: detassare o comunque far pagare meno tasse a chi vive e fa impresa o attività professionali nelle aree interne e periferiche. Tutte misure concrete e realizzabili, che non sarebbero affatto dei trattamenti riservati, anzi, andrebbero a ricomporre e appianare le evidenti differenze di trattamento e di fruizione di servizi che ci sono tra chi vive in città e chi invece nei paesi dell’Alto Molise. O ancora di riconoscere delle premialità, degli incentivi, a chi fornisce servizi telematici ad esempio, partendo dalle aree interne. Tutte proposte che Lino Gentile fa da decenni, ma che restano tali perché chi governa, da Campobasso e soprattutto da Roma, resta sordo a qualsiasi suggerimento di rigenerazione delle aree periferiche e marginali. Meno propositiva e più battagliera l’assessore comunale di Agnone, Enrica Sciullo: «Le nostre aree interne dovrebbero essere attrattive per il solo fatto che la qualità della vita è molto superiore rispetto alle città, ma ovviamente il prerequisito è la permanenza dei servizi minimi, a cominciare da quelli sanitari, senza i quali la gente non solo non torna a vivere qui, ma addirittura vanno via coloro che ancora resistono. E allora dobbiamo dire basta a questa politica dei tagli ai servizi e della logica dei numeri. Fino ad oggi abbiamo fatto resistenza, cercando di difendere quello che restava sul territorio in termini di servizi. Da oggi in poi dobbiamo passare ad una fase di attacco, dobbiamo avanzare e pretendere che i servizi previsti dalla Costituzione ci vengano assicurati, qui come altrove, perché così è scritto che debba essere».
Francesco Bottone

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