Ansia, solitudine, bullismo, depressione. Sono le difficoltà con cui tanti adolescenti si confrontano ogni giorno. E proprio a loro è stata dedicata l’iniziativa “Un’agorà. Tante domande. Molte voci”, che si è svolta ieri a Campobasso per la Giornata Mondiale della Salute Mentale.
L’incontro, organizzato dall’associazione Liberamente Insieme OdV insieme al Centro di Salute Mentale e alla Neuropsichiatria Infantile di Campobasso, ha coinvolto gli studenti delle scuole superiori che hanno dialogato con gli esperti per approfondire disagi e difficoltà che possono accompagnare l’adolescenza. L’iniziativa è stata patrocinata dalla Regione Molise, dall’ASReM, dal Comune di Campobasso e dal Consorzio di Utilità Sociale di Gambatesa.
Il format ha messo al centro proprio i ragazzi, chiamati a porre domande direttamente agli esperti. Un modo per affrontare anche gli argomenti più delicati, superando l’imbarazzo e il timore del giudizio. Ansia, emozioni, solitudine, autostima, relazioni, bullismo e cyberbullismo, uso dei social network, dipendenze e difficoltà scolastiche sono stati alcuni dei temi messi sul piatto. Spazio anche ai disturbi dell’alimentazione e alle problematiche che possono incidere sul benessere psicologico dei più giovani.
A rispondere alle domande sono stati professionisti che operano quotidianamente nell’ambito della salute mentale. Sono intervenuti il dottor Franco Addona, direttore del Centro di Salute Mentale e del reparto di Psichiatria di Campobasso; la dottoressa Tiziana Addona, responsabile dell’UOSVD di Neuropsichiatria di Campobasso; la psichiatra Giulia Falcone, esperta di disturbi dell’alimentazione; la psicoterapeuta Valentina Ialenti e la tecnica della riabilitazione psichiatrica Irene Pontarelli, entrambe del CSM di Campobasso. A moderare l’incontro la giornalista Antonella Iammarino. Presenti anche gli utenti dell’associazione Liberamente Insieme OdV, la cui partecipazione ha contribuito a dare spazio a testimonianze ed esperienze personali.
Il messaggio dei promotori è stato chiaro: nessuna domanda è banale e ogni domanda merita ascolto. L’obiettivo è stato anche quello di contrastare stereotipi e pregiudizi che ancora oggi possono ostacolare la richiesta di aiuto da parte dei più giovani e non solo.
A livello nazionale sono 8 milioni le persone che soffrono di ansia e di disturbi più gravi. A livello regionale non si hanno dati aggiornati, ma il dirigente regionale Riccardo Tamburro ha fornito una fotografia. «I nostri dati sono in linea con quelli nazionali. Diciamo che poco più di 100 persone ogni 10mila abitanti hanno una necessità di avere un aiuto perché da soli non riescono a superare delle patologie o dei momenti particolari della propria vita. Diciamo che la salute mentale è una problematica che coinvolge tutta la popolazione. La cosa fondamentale – ha chiuso Tamburro – è che ci deve essere condivisione. Bisogna chiedere aiuto nel momento in cui si ha il campanello d’allarme».
Da quanto è emerso, a fare da padrona a tutti i livelli d’età è la depressione. «Secondo gli ultimi dati scientifici – ha commentato l’assessore alle Politiche Sanitarie e alle Politiche della Disabilità del Comune di Campobasso, Angelo Marcheggiani – nel 2030 probabilmente la depressione sarà la situazione patologica più diffusa e di conseguenza noi, anche attraverso manifestazioni di diffusione culturale come questa, possiamo essere preparati e pronti ad affrontare nel miglior modo possibile tali situazioni. Il Comune di Campobasso con l’istituzione dell’assessorato alle Politiche Sanitarie e alle Politiche della Disabilità e con la reintroduzione della Consulta a tutela della salute mentale – ha chiuso Marcheggiani – dona la cifra dell’interesse nei confronti di queste patologie».
Dietro una diagnosi non bisogna mai dimenticare che c’è una persona. Un aspetto fondamentale che è stato ribadito anche ieri mattina dai relatori e da quanti, per lavoro, toccano con mano ogni giorno le vite altrui segnate da problemi di salute mentale. «C’è ancora tanto stigma intorno a questo tema. Spesso, oltre allo stigma imposto dalla società, c’è quello che una persona si autoinfligge – ha testimoniato la dottoressa Samantha Palombo, che lavora in un centro di riabilitazione psichiatrica della provincia di Campobasso. – Tutti i giorni noi aiutiamo a far scoprire ai nostri pazienti che oltre alla loro diagnosi c’è la loro persona, con dei sogni e con la voglia di ritrovare la propria strada». Quello che è venuto altrettanto fuori durante l’evento organizzato alla ex Gil per la Giornata Mondiale della Salute Mentale è che si può uscire dal tunnel. E che, anche se si dovesse ricadere in una problematica, non bisogna mai avere timore di chiedere aiuto.
Noemi Galuppo




























