Ci sono strade che migliaia di giovani molisani conoscono fin troppo bene: portano verso Roma, Bologna, Milano, Torino. Londra, New York. Sono le strade di chi parte per studiare, per lavorare, per cercare altrove quelle opportunità che la propria terra troppo spesso non riesce a offrire. Poi, molto raramente, capita che qualcuno decida di percorrerle nella direzione opposta. Non perché sia costretto a farlo, non perché non abbia alternative. Semplicemente perché è lì che vuole andare.
Elia Gaetano Di Lallo ha diciannove anni e quella strada l’ha scelta davvero. Ha lasciato Lissone, in provincia di Monza e Brianza, dove è nato e cresciuto, per trasferirsi a Petrella Tifernina, un piccolo paese del Molise che per lui non è mai stato soltanto il luogo delle vacanze o dei ricordi di famiglia. È qualcosa di più. È il posto nel quale, con il passare degli anni, ha imparato a riconoscersi. E dove oggi ha deciso di cominciare a costruire il proprio futuro.
Una scelta che sorprende, soprattutto in una regione abituata a raccontare partenze, spopolamento e giovani che non tornano. Elia, invece, è arrivato. Con una valigia, i suoi libri, i progetti di un ragazzo appena diplomato e una convinzione maturata nel tempo: il Molise può essere anche una terra nella quale restare, studiare, immaginare il domani.
Nato a Monza l’8 febbraio 2007, Elia ha trascorso tutta la sua vita a Lissone. Lì ha frequentato le scuole dell’infanzia, le elementari, le medie e infine l’Istituto tecnico-economico “Europa Unita”, dove questa estate ha conseguito con profitto il diploma in Amministrazione, Finanza e Marketing. Un percorso regolare, una famiglia presente, gli amici di sempre, gli affetti più importanti. Tutto ciò che, a diciannove anni, rappresenta il proprio mondo.
Avrebbe potuto continuare gli studi in Lombardia. Le opportunità non mancavano. Era stata prospettata persino la possibilità di iscriversi alla prestigiosa Università Bocconi di Milano. Ma Elia aveva già cominciato a guardare altrove. Non verso una grande città europea, né verso un’altra regione economicamente più forte. Guardava a Campobasso, all’Università del Molise. E soprattutto a Petrella Tifernina.
La decisione è stata sua, convinta e condivisa da entrambi i genitori. Oggi frequenta il corso di laurea in Economia Aziendale dell’Unimol. Vive da solo nella casa dei nonni, a Petrella, e ogni mattina raggiunge Campobasso con la sua macchinetta. Una quotidianità semplice, fatta di lezioni, studio, spostamenti e nuove responsabilità. La normalità di uno studente universitario che, però, ha scelto una destinazione tutt’altro che scontata.
Per capire questa storia bisogna tornare indietro di sessant’anni. Quando i nonni di Elia lasciarono il Molise per trasferirsi in Lombardia. Uno originario di Petrella Tifernina, l’altra di Castellino del Biferno. Come tante famiglie molisane di quella generazione, cercarono al Nord le condizioni per costruire una vita diversa. Lì sono rimasti, lì hanno messo radici nuove, lì è nato anche Forges, il padre di Elia.
Ma le radici nuove non hanno mai cancellato quelle vecchie.
Il Molise è rimasto una presenza costante nella vita della famiglia. I ritorni a Petrella, gli incontri con parenti e amici, le abitudini del paese, le persone che continuavano ad aspettarli. Con il pensionamento, i nonni hanno potuto trascorrere periodi sempre più lunghi nella loro terra d’origine. E quel legame, custodito per decenni, è passato naturalmente da una generazione all’altra.
Elia lo ha fatto proprio. Negli ultimi anni, compatibilmente con gli impegni scolastici, tornava a Petrella quasi ogni mese. Non gli bastavano più le vacanze estive o qualche giorno durante le festività. Cercava ogni occasione per raggiungere quel paese che, pur non essendo quello in cui era nato, sentiva sempre più vicino.
È forse questo l’aspetto più interessante della sua storia. Elia non ha scelto il Molise sulla base di un’immagine idealizzata, di un ricordo lontano o di una nostalgia ereditata. Lo ha conosciuto frequentandolo, tornando spesso, vivendo le sue giornate e costruendo rapporti. Ne ha scoperto i ritmi, le dimensioni, la familiarità dei luoghi. E ha deciso che tutto questo poteva diventare parte della sua vita, non soltanto una parentesi.
Naturalmente, trasferirsi significa anche rinunciare a qualcosa. A Lissone sono rimasti i genitori, gli amici, le consuetudini di diciannove anni. Sono rimaste le persone con le quali è cresciuto e che continuano a rappresentare una parte fondamentale della sua esistenza. La scelta di Elia non cancella nulla di tutto questo. Anzi, rende ancora più significativo il passo che ha compiuto.
Perché partire da una terra che offre opportunità per raggiungerne una che fatica a trattenere i propri giovani richiede una convinzione particolare. E anche una buona dose di coraggio.
Non sappiamo dove lo porteranno gli studi, quale professione sceglierà o se tra dieci anni vivrà ancora a Petrella. Sarebbe ingiusto caricare un ragazzo di diciannove anni del peso di rappresentare una risposta allo spopolamento del Molise. Elia non ha il compito di dimostrare nulla. Ha semplicemente esercitato la propria libertà di scegliere.
Eppure, proprio per questo, la sua storia merita di essere raccontata.
In una regione nella quale il dibattito sul futuro dei giovani finisce quasi sempre per coincidere con quello sulle ragioni della loro partenza, la vicenda di Elia Gaetano Di Lallo introduce una prospettiva diversa. Ricorda che il Molise, nonostante i suoi limiti e le sue difficoltà, conserva una capacità di attrazione che non si misura soltanto attraverso le statistiche economiche. E che l’appartenenza a un luogo non dipende necessariamente dal certificato di nascita.
C’è poi un particolare che rende questa storia ancora più bella. Sessant’anni fa i nonni partirono dal Molise per costruire il futuro della propria famiglia in Lombardia. Oggi il nipote ha compiuto il percorso inverso. Non per correggere quella scelta, che ha permesso anche a lui di crescere e studiare, ma per aggiungere un nuovo capitolo alla stessa storia familiare.
I nonni avevano cercato altrove una possibilità. Elia ha trovato qui la propria.
Adesso abita la loro casa, percorre le strade che loro conoscono da una vita, frequenta l’università e comincia a immaginare cosa farà da grande. Per lui Petrella non è più il paese nel quale tornare. È il paese dal quale partire ogni mattina e nel quale rientrare la sera.
Una differenza apparentemente piccola, che racconta molto.
Il Molise continua a perdere giovani, energie, competenze. È una realtà che nessuna storia individuale può nascondere. Ma ogni tanto vale la pena raccontare anche chi sceglie di arrivare, perché ricorda che il destino di questa terra non è scritto una volta per tutte.
E forse, mentre tanti ragazzi molisani preparano le valigie per andare via, sapere che un loro coetaneo, nato e cresciuto nel cuore della Lombardia, abbia deciso liberamente di venire qui può aiutare a guardare questa regione con occhi diversi. Elia Gaetano Di Lallo non è tornato alle proprie origini. In fondo, dal Molise non era mai partito.
Ha semplicemente deciso di farne il proprio presente. E, almeno per ora, anche il proprio futuro.
ppm



























