Una frattura al collo potrebbe diventare uno degli elementi centrali dell’inchiesta sulla morte di Francesca Ercolini. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera in un articolo di Amelia Esposito, la lesione individuata durante la seconda autopsia dal medico legale Vittorio Fineschi non sarebbe compatibile con l’impiccagione, ma con lo strangolamento. Un elemento che, se confermato nel confronto tra gli esperti, darebbe ulteriore consistenza all’ipotesi dell’omicidio sulla quale sta lavorando la Procura dell’Aquila.
La magistrata molisana, 51 anni, presidente della Seconda sezione civile del Tribunale di Ancona, venne trovata morta il 26 dicembre 2022 nella sua abitazione di Pesaro. La prima ricostruzione indicò un suicidio mediante un foulard fissato alla ringhiera della scala interna. Quasi quattro anni dopo, quella dinamica è sottoposta a una verifica che riguarda tanto le lesioni sul corpo quanto le caratteristiche della scena del ritrovamento.
Il prossimo passaggio giudiziario ha ora due date. Sempre secondo il quotidiano nazionale, il gip Marco Billi ha fissato al 5 novembre il termine per il deposito delle relazioni del Ris e del medico legale e al 20 novembre l’udienza per discuterne gli esiti. Un calendario che aggiorna quello raccontato da Primo Piano Molise all’inizio di ottobre, quando un’ulteriore proroga aveva spostato la consegna degli accertamenti verso i primi giorni del mese successivo.
La novità riferita dal Corriere si inserisce in un quadro già segnato da diversi interrogativi. Uno dei principali riguarda il solco sul collo della giudice: le sue caratteristiche, secondo le valutazioni riportate dal giornale, sarebbero difficilmente conciliabili con il foulard di seta indicato nella ricostruzione iniziale. Da qui gli approfondimenti su strumenti diversi, compresi i cavi elettrici di due lampade sequestrate nell’abitazione. La loro eventuale compatibilità con le lesioni resta uno dei punti da chiarire.
Su questo fronte le posizioni dei consulenti sono state finora divergenti. Come documentato nei mesi scorsi, Mariano Cingolani, consulente della difesa del marito Lorenzo Ruggeri, ha sostenuto la compatibilità degli elementi esaminati con il suicidio e contestato la significatività delle verifiche sui cavi. Il deposito degli elaborati e il successivo contraddittorio consentiranno di conoscere le conclusioni degli esperti e le osservazioni delle parti.
Un altro capitolo riguarda l’esperimento eseguito dai carabinieri del Ris il 27 giugno nella casa di viale Zara. Per riprodurre le condizioni della sospensione è stato utilizzato un manichino con caratteristiche fisiche e peso rapportati a quelli della magistrata. Gli accertamenti devono chiarire il comportamento della seta sotto carico, la tenuta del nodo e la possibilità di tagliare il tessuto mentre il corpo era ancora sospeso, secondo quanto riferito dal marito. Sotto esame anche gli eventuali urti e la loro compatibilità con i traumi riscontrati.
L’ipotesi investigativa è che il foulard possa essere stato utilizzato per simulare un suicidio dopo la morte della giudice. Una ricostruzione ancora da verificare, sulla quale pesano anche le valutazioni relative alle altre lesioni documentate sul corpo.
Per omicidio risultano indagati Ruggeri e un amico poliziotto. Un distinto filone riguarda le presunte irregolarità nei primi accertamenti e coinvolge, a vario titolo, anche il medico legale della prima autopsia e alcuni appartenenti alle forze dell’ordine. Le responsabilità restano da accertare.
A chiedere che il caso venisse riaperto è stata soprattutto Carmela Fusco, madre di Francesca, assistita dall’avvocato campobassano Giuseppe Lattanzio e sostenuta dal lavoro dei consulenti. Un percorso che ha portato alla riesumazione della salma dal cimitero di Riccia, nel giugno 2025, e ai nuovi esami. Ora l’attesa si concentra sulle relazioni di novembre: dovranno spiegare quale dinamica trovino riscontro nei dati raccolti e quali domande rimangano ancora aperte.
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