Una giornata senza movimenti visibili, almeno dall’esterno. Ma l’attività della Squadra Mobile sull’avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita non si è fermata. Ieri Marco Graziano e i suoi uomini hanno lavorato soprattutto sui riscontri del materiale raccolto negli ultimi giorni, mentre emerge un particolare sull’intensa attività investigativa di mercoledì rimasto finora lontano dai riflettori.
Nel pomeriggio gli investigatori hanno infatti ascoltato un amico della famiglia Di Vita o comunque di persone ad essa molto vicine, che in qualche modo si muove nella cerchia di coloro sui quali si sta concentrando maggiormente l’attenzione investigativa. Una deposizione che fonti qualificate definiscono interessante e significativa.
Anche le modalità dell’audizione confermano il riserbo che continua a circondare l’inchiesta. La persona ascoltata è stata fatta entrare e uscire dalla Questura attraverso un ingresso secondario, lontano dal punto nel quale ormai da mesi stazionano i cronisti. Nulla è trapelato sui contenuti delle dichiarazioni rese, né sugli aspetti sui quali gli investigatori abbiano concentrato le domande.
Ieri, invece, il lavoro si è svolto prevalentemente all’interno degli uffici. Graziano e gli uomini della Mobile hanno proseguito nell’incrocio e nella verifica degli elementi acquisiti nelle ultime settimane. Un’attività che, in realtà, procede senza soste da marzo, da quando il Centro Maugeri di Pavia comunicò il dato che avrebbe cambiato completamente la direzione dell’inchiesta: nel sangue di Antonella e Sara era stata trovata ricina.
Da allora gli investigatori hanno ricostruito rapporti, frequentazioni, spostamenti e circostanze precedenti ai malori delle due vittime. Sono state ascoltate centinaia di persone, acquisiti dispositivi elettronici e numerosi reperti, effettuati accertamenti tecnici e affidate ulteriori analisi agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino.
Il lavoro di riscontro condotto in queste ore sarebbe propedeutico a una nuova serie di attività investigative in programma per la prossima settimana. Sulla loro natura, al momento, non trapelano indicazioni.
La pista sulla quale si concentra l’attenzione resta quella familiare-passionale. Intorno a questo scenario, nel corso dei mesi, sono state formulate diverse ipotesi, alcune anche incompatibili tra loro. È necessario però mantenere distinti i fatti dalle ricostruzioni: si tratta di ipotesi giornalistiche elaborate sulla base delle poche, pochissime informazioni filtrate da un’indagine sulla quale Procura e Polizia mantengono un riserbo pressoché assoluto. Il procedimento per il duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno resta contro ignoti.
Lo dimostra anche l’incertezza che continua a circondare gli accertamenti affidati al Robert Koch Institut. Non è possibile stabilire con certezza se gli specialisti tedeschi abbiano chiesto e ottenuto una proroga rispetto alle scadenze fissate per la consegna delle relazioni oppure se abbiano già depositato, almeno in parte, le risposte ai quesiti formulati dalla Procura di Larino. Un passaggio importante perché proprio dagli esami eseguiti a Berlino potrebbero arrivare ulteriori indicazioni sul vettore utilizzato per somministrare la ricina e sull’alimento attraverso il quale il veleno sarebbe stato ingerito.
Intanto ieri a Pietracatella l’inviato del Tg1 Gianvito Cafaro ha incontrato Giovanna, moglie di Luigi, cognata di Antonella e zia di Sara.
Alla domanda sul timore che l’inchiesta possa concludersi senza arrivare alla verità, la donna ha risposto di augurarsi che questo non accada. Nessun sospetto, invece, le avrebbe provocato la circostanza che nei giorni scorsi Gianni Di Vita sia entrato e uscito per tre volte dalla Questura di Campobasso. «No, anzi. Più cose fanno e meglio è», ha detto riferendosi al lavoro degli investigatori.
Giovanna ha spiegato di non avere elementi per comprendere cosa sia realmente accaduto, chi possa aver agito e se nell’avvelenamento possano essere state coinvolte una o più persone. Ha ribadito, nello stesso tempo, la propria fiducia in Gianni.
Più netta la risposta sulla possibilità che la morte di Antonella e Sara sia stata conseguenza di un evento accidentale. «Per me non è possibile che sia stato un incidente».
Alla domanda se possa dunque esserci un assassino ancora in circolazione, la donna non si è spinta oltre: «Possiamo pensare di tutto e l’esatto contrario. Abbiamo fiducia negli inquirenti e attendiamo».
Nel colloquio con il giornalista del Tg1 è tornato anche uno dei particolari dei primi giorni della vicenda. Quando Antonella e Alice erano in ospedale, Giovanna aveva avuto modo di sentirle. «Stavano male e riconducevano il malore alle cozze», ha ricordato.
Poi l’attesa. Quella che accompagna la famiglia da nove mesi e che potrebbe protrarsi ancora. Alla domanda se si aspettino una soluzione in tempi brevi, Giovanna ha risposto senza indicare scadenze: «Il tempo è galantuomo. Nove mesi, dieci mesi. Un anno, due… Purché si arrivi alla verità. Per Antonella e Sara che non ci sono più». Lu_Co


























