Un altro vertice in Procura, a Larino, mentre proseguono le indagini sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della giovanissima figlia Sara Di Vita, morte per avvelenamento da ricina alla fine dello scorso dicembre. Ieri il capo della Squadra Mobile di Campobasso, Marco Graziano, ha raggiunto gli uffici giudiziari per un incontro con la procuratrice Elvira Antonelli. Fonti interne al Tribunale riferiscono anche della presenza del questore Farinacci. Nessuna informazione è trapelata sui contenuti della riunione.
È probabile che, come accade ormai da diverse settimane, la titolare dell’inchiesta e il dirigente della Mobile abbiano fatto il punto sulle attività investigative in corso e programmato i prossimi accertamenti. In passato, a incontri analoghi sono seguite importanti operazioni di polizia giudiziaria. Non è dunque escluso che già nelle prossime ore, o più verosimilmente la prossima settimana, gli investigatori della Mobile e dello Sco possano eseguire ulteriori approfondimenti.
Resta intanto il massimo riserbo sugli esami affidati agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino. Un aspetto sul quale è necessario chiarire alcuni elementi, soprattutto dopo le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni.
Nel decreto di conferimento dell’incarico agli esperti tedeschi sono state fissate scadenze ormai ampiamente superate. Due le possibilità: che alcuni risultati siano già stati trasmessi oppure che sia stata richiesta una proroga, eventualità prevista dall’incarico, con ulteriori periodi di 30 giorni fino a un massimo di 180 giorni dall’inizio degli accertamenti.
Sul punto non sono mai arrivate comunicazioni dettagliate dalla Procura o dalla Polizia. Mercoledì, tuttavia, la procuratrice Antonelli è intervenuta per smentire indirettamente una notizia secondo cui gli specialisti tedeschi avrebbero comunicato, sia pure informalmente, di non aver individuato tracce di ricina. «Dalla Germania non sono pervenuti risultati», ha precisato.
Una distinzione sostanziale. L’assenza di risultati comunicati non equivale alla negatività degli esami. Allo stato, dunque, non esiste alcuna conferma ufficiale che le analisi condotte a Berlino non abbiano individuato il veleno. Né è possibile stabilire se siano già stati trasmessi dati parziali mantenuti riservati per esigenze investigative.
L’incarico conferito dalla Procura riguarda diversi gruppi di campioni: quelli biologici prelevati durante le autopsie delle due vittime, i campioni di sangue acquisiti a Gianni e Alice Di Vita all’inizio di luglio, i reperti sequestrati nell’abitazione tra la fine di dicembre e i primi giorni di gennaio e quelli raccolti direttamente dagli specialisti tedeschi durante il lungo sopralluogo del 30 luglio scorso.
Il decreto prevede anche la possibilità di trasmettere risultati parziali prima del deposito della relazione definitiva. Tra le informazioni emerse nei mesi scorsi figura la presunta negatività degli accertamenti su Gianni e Alice Di Vita, nei quali non sarebbero stati individuati anticorpi contro la ricina. Un dato che, se confermato e correttamente interpretato dagli specialisti, potrebbe fornire indicazioni sulla loro eventuale esposizione alla sostanza tossica. Anche su questo aspetto, però, manca una comunicazione ufficiale.
Diverso il discorso relativo agli alimenti sequestrati nell’abitazione. Le possibilità di individuare il veicolo dell’avvelenamento tra i resti di cibo recuperati dopo i decessi appaiono limitate per una ragione precisa: i rifiuti della cena del 23 dicembre, durante la quale si ipotizza che Antonella e Sara abbiano ingerito la ricina, erano già stati smaltiti.
Il 24 dicembre, infatti, la ditta incaricata del servizio ha effettuato regolarmente la raccolta dei rifiuti a Pietracatella. Una circostanza accertata dagli investigatori e confermata anche dal sindaco del paese. Gli avanzi della cena del giorno precedente erano quindi finiti in discarica.
Mesi fa la Squadra Mobile ha eseguito anche un sopralluogo nel sito di Montagano, dove vengono conferiti i rifiuti di Pietracatella, senza riuscire a recuperare quelli prodotti nell’abitazione il 23 dicembre.
Un particolare utile anche a interpretare alcune immagini mostrate ripetutamente nei telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento. Nei filmati si vedono rifiuti alimentari conservati nel locale al piano terra della palazzina, oggi sotto sequestro. Tra questi, numerosi gusci di molluschi. Secondo quanto si apprende, si tratterebbe però di scarti prodotti il 24 dicembre, dunque il giorno successivo a quello nel quale gli investigatori collocano la probabile somministrazione del veleno.
È quindi poco probabile che proprio gli alimenti spediti a Berlino possano restituire la prova decisiva. Ciò non esclude, naturalmente, che altri reperti sequestrati nell’abitazione possano fornire indicazioni utili.
Maggiore interesse potrebbe invece rivestire il materiale campionato direttamente dagli specialisti del Koch durante il sopralluogo del 30 luglio. Oltre 130 reperti sui quali le analisi potrebbero restituire elementi significativi per ricostruire le modalità dell’avvelenamento. Sempre che qualche risposta non sia già stata acquisita e mantenuta riservata.
L’inchiesta sul delitto della ricina continua dunque a procedere nel più stretto riserbo. Nessuna anticipazione sugli esiti degli accertamenti, nessuna indicazione sulle prossime iniziative e nessuna previsione ufficiale sui tempi necessari per individuare il responsabile.
Anche il capo della Mobile ha ormai interrotto i contatti con la stampa. Incontrato davanti alla Questura di Campobasso, Marco Graziano ha risposto a una domanda diretta sulle prospettive di soluzione del caso con poche parole, senza aggiungere dettagli sull’attività investigativa.
«Il caso sarà risolto. È una certezza. Bisogna però avere tanta pazienza. Tanta».
Una convinzione netta, accompagnata dalla richiesta di attendere. A quasi dieci mesi dalla morte di Antonella e Sara, gli investigatori continuano a lavorare per individuare chi abbia utilizzato la ricina per ucciderle. Ed è bene lasciarli lavorare, come ha chiesto la procuratrice, «serenamente».
luca colella

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