Nuovo sopralluogo della Squadra Mobile nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Ieri mattina gli investigatori hanno raggiunto le campagne di Casacalenda per verificare una segnalazione relativa alla presenza di piante di ricino, dalle quali è possibile estrarre la ricina, il potente veleno che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Gli agenti hanno effettivamente riscontrato la presenza delle piante, ma non hanno proceduto ad alcun sequestro.
Un’attività che, secondo quanto riferito dagli stessi investigatori, rientra nelle verifiche ordinarie condotte nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. Sopralluoghi analoghi sono stati effettuati nei giorni scorsi anche nelle campagne di Riccia e di Castelpagano, centro del Beneventano situato poco oltre il confine regionale. Anche in entrambe queste località gli agenti hanno individuato piante di ricino.
Non risultano, al momento, elementi che consentano di collegare i ritrovamenti all’avvelenamento delle due vittime. Le verifiche rispondono alla necessità di approfondire le segnalazioni ricevute e acquisire informazioni sulla presenza della pianta nel territorio.
Il sopralluogo di ieri assume comunque rilievo nel quadro delle numerose attività che la Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, sta portando avanti ormai da mesi. Casacalenda, peraltro, era già stata interessata venerdì scorso dall’ultima delle quattro ispezioni informatiche disposte dalla Procura negli istituti scolastici. In quell’occasione gli agenti della Mobile, affiancati dai colleghi del Servizio centrale operativo, avevano eseguito accertamenti al Liceo delle Scienze Umane “Silvio Di Lalla”, acquisendo dati informatici ed effettuando anche una copia forense di un computer portatile.
Non sono emersi elementi che consentano di stabilire un collegamento tra quell’ispezione e il sopralluogo effettuato ieri nelle campagne del paese. Si tratta di attività differenti, inserite nel più ampio programma di verifiche disposto dagli inquirenti.
Il primo giorno di una settimana che potrebbe riservare ulteriori sviluppi investigativi è stato dunque caratterizzato anche da un intervento sul territorio, mentre negli uffici della Questura prosegue il lavoro tecnico sui materiali acquisiti.
Secondo quanto appreso da Primo Piano Molise, gli agenti della sezione Omicidi sono stati impegnati in importanti approfondimenti pure durante il fine settimana, sabato e domenica compresi. Attività svolte prevalentemente negli uffici della Squadra Mobile, lontano dall’attenzione dei media, e ritenute significative per il prosieguo dell’inchiesta.
Non se ne conoscono i dettagli, ma l’intensificazione del lavoro lascia ritenere che gli accertamenti delle ultime settimane abbiano fornito agli investigatori elementi sui quali effettuare ulteriori verifiche e confronti con la documentazione già disponibile.
Un quadro nel quale rientrerebbero anche i primi riscontri trasmessi dal Robert Koch Institut di Berlino, incaricato dalla Procura di eseguire approfondimenti scientifici e tossicologici sui reperti. Da quanto si apprende, una parte dei risultati sarebbe già arrivata in Italia, mentre le relazioni definitive sarebbero attese entro la fine dell’anno. Nessuna conferma ufficiale è stata fornita dagli inquirenti.
Nel frattempo, l’attenzione mediatica si è concentrata sulle dichiarazioni di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, che, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e da Repubblica, avrebbe ammesso davanti agli investigatori di aver avuto una relazione extraconiugale.
Una circostanza che, al di là del clamore suscitato dalla sua diffusione, non rappresenta una novità per chi segue l’inchiesta. La vicenda sentimentale era già emersa nei mesi scorsi e costituisce uno degli elementi presi in considerazione dagli investigatori nell’approfondimento della possibile pista passionale.
L’esistenza di una relazione extraconiugale e l’eventuale collegamento tra i rapporti personali di Gianni Di Vita e la morte della moglie e della figlia sono tuttavia questioni distinte. La prima riguarda una circostanza della vita privata, la seconda richiede riscontri investigativi concreti, capaci di stabilire se e in quale misura quelle relazioni possano avere avuto un ruolo nella vicenda.
La pista passionale è da tempo una delle ipotesi sulle quali si concentra il lavoro della Squadra Mobile, affiancata dagli specialisti dello Sco. Ma un possibile movente, da solo, non dimostra responsabilità e non consente di ricostruire le modalità di esecuzione di un duplice omicidio.
È anche in questa prospettiva che devono essere considerate le numerose verifiche informatiche disposte dalla Procura.
La scorsa settimana gli investigatori hanno effettuato quattro ispezioni in altrettanti istituti scolastici. Martedì 13 ottobre all’Agrario di Riccia, mercoledì 14 al Liceo Scientifico dello stesso comune, giovedì 15 al Classico di Campobasso e venerdì 16 al Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda.
Le operazioni hanno riguardato l’acquisizione e l’esame di dati informatici, con particolare attenzione alle possibili ricerche online sulla ricina e su sostanze velenose. All’Agrario di Riccia sono state sottoposte a verifica oltre 70 postazioni. Negli altri istituti sono stati acquisiti dati relativi alle connessioni informatiche e, a Casacalenda, è stata eseguita anche una copia forense di un computer portatile.
Accertamenti che seguono quelli effettuati nelle settimane precedenti sui dispositivi elettronici sequestrati nell’ambito dell’inchiesta. Il 28 settembre erano state eseguite le copie forensi di un computer e di dieci pen drive, mentre il giorno successivo gli investigatori avevano effettuato nuove perquisizioni nell’attuale abitazione di Gianni Di Vita a Pietracatella e nei suoi studi professionali, nel paese e a Campobasso, procedendo a ulteriori acquisizioni.
Un’attività estesa che risponde alla necessità di verificare le diverse ipotesi investigative, cercare eventuali collegamenti tra persone, luoghi e dispositivi e individuare elementi oggettivi in grado di confermare o escludere le ricostruzioni finora formulate.
La ricerca delle prove deve accompagnarsi anche alla verifica degli elementi potenzialmente favorevoli alle persone sulle quali si concentrano gli approfondimenti. È un passaggio essenziale, soprattutto in un procedimento per duplice omicidio volontario che resta formalmente contro ignoti.
La diffusione di particolari della vita privata delle persone coinvolte non modifica il valore probatorio delle circostanze emerse. Una relazione sentimentale può assumere rilevanza investigativa se collegata ad altri elementi verificabili. In assenza di tali collegamenti, resta un dato che non permette, da solo, di trarre conclusioni sul delitto.
Per oggi, secondo quanto si apprende, non sarebbero previste operazioni esterne di particolare rilievo. Gli investigatori dovrebbero proseguire il lavoro attraverso le consuete attività tecniche e di analisi, senza escludere ulteriori verifiche legate alle segnalazioni raccolte.
L’obiettivo resta ricostruire come e attraverso quale veicolo la ricina sia stata somministrata ad Antonella Di Ielsi, 50 anni, e alla figlia Sara Di Vita, 15, morte tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno. E soprattutto individuare chi abbia materialmente provocato l’avvelenamento e per quale ragione.
A quasi dieci mesi dalla tragedia, il lavoro della Procura di Larino e della Squadra Mobile prosegue senza interruzioni. Le verifiche sul territorio, gli accertamenti informatici e le analisi scientifiche costituiscono altrettanti filoni di un’inchiesta che continua a svilupparsi, senza che vi siano al momento elementi ufficiali per parlare di una svolta imminente.
Intanto, questa sera alle 18, nell’Aula Magna del Convitto nazionale Mario Pagano di Campobasso, l’avvocato Francesco Mancini presenterà “Uno di noi. Il giallo di Pietracatella. Il beneficio del dubbio”, il libro pubblicato da Palladino Editore che ripercorre la tragedia e le successive indagini, proponendo una riflessione sul rapporto tra cronaca, giustizia e presunzione di innocenza. Lu_Co




























