Una vicenda che è rimbalzata su tutte le cronache nazionali e che giovedì ha avuto il suo epilogo. Sono stati trasferiti in carcere Donato Corsillo e Antonietta Iapaolo, i due coniugi di Castropignano condannati a cinque anni di reclusione per maltrattamenti e sequestro di persona. La vittima, Lucia Corsillo (sorella e cognata dei due condannati) era stata segregata in casa, in condizioni disumane, per oltre 20 anni.
Una vicenda angosciante che inizia nel 1995, quando la donna rimane vedova e, per non vivere il dolore in solitudine, accoglie l’invito del fratello che decide di ospitarla e metterle a disposizione quella che era la stanza degli anziani genitori.
I primi anni di convivenza trascorrono senza problemi, poi ad un certo punto la donna diventa un peso per i parenti, che la costringono a spostarsi in una stanza ricavata accanto alla legnaia, un ambiente senza alcun tipo di riscaldamento e priva delle basilari condizioni igieniche. Per anni la vittima non ha avuto cure mediche e solo sporadicamente veniva accompagnata da una parrucchiera, dove era sorvegliata a vista dalla cognata. Secondo quanto ricostruito, la donna, oggi 71enne, ha subito reiterate vessazioni fisiche e psicologiche, oltre che ad abusi nella gestione della pensione di cui era titolare.
A scoprire l’orrore nel settembre del 2022, dopo una segnalazione sono stati i Carabinieri di Bojano e i militari della Stazione di Castropignano, coordinati dalla Procura di Campobasso. Gli stessi che ieri hanno dato esecuzione all’ordine di carcerazione emesso dall’Ufficio Esecuzioni Penali della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Campobasso.
La V sezione della Cassazione ha infatti confermato la sentenza della Corte di Appello di Campobasso rigettando i ricorsi della difesa e accogliendo le conclusioni della parte civile della signora Lucia Corsillo, rappresentata dall’avvocato Tina De Michele. «Siamo soddisfatti per la sentenza – ha commentato il legale – epilogo di una storia particolarmente difficile per la vittima, sia per quello che ha vissuto negli anni, ma soprattutto perché non è mai facile, dal punto di vista emotivo, denunciare un familiare, in questo caso un fratello».
La signora, che per alcuni anni ha vissuto in una residenza protetta destinata alle donne vittime di maltrattamenti, ora si trova in una Rsa, dove ha riacquistato in pieno la sua indipendenza e la sua autonomia. «Ora è soddisfatta – ha concluso l’avvocato De Michele – perché la sua verità è stata finalmente riconosciuta».



























