Il pesce rimasto nelle ghiacciaie, gli acquirenti impossibilitati a raggiungere il porto per le proteste degli autotrasportatori, il prodotto venduto a prezzi più bassi sul mercato locale. E poi il gasolio, le rate, i contributi, le manutenzioni: spese che continuano a correre mentre il lavoro in mare lascia margini sempre più stretti. La marineria termolese ha portato ieri, giovedì 22 ottobre, al mercato ittico una richiesta di interventi immediati, accompagnata da un avvertimento: senza liquidità, una parte delle imprese rischia di non riuscire a ripartire. La manifestazione si è svolta nella prima delle due giornate di astensione dall’attività di pesca, proclamate per il 22 e 23 ottobre insieme a decine di marinerie italiane. Una mobilitazione che prosegue dunque oggi e che riguarda gli equipaggi e le loro famiglie, ma anche il commercio, la ristorazione e l’intera economia legata al porto. A dare forma alle rivendicazioni è una lettera dell’Associazione Armatori Pesca del Molise, datata 19 ottobre e indirizzata al presidente della Regione Francesco Roberti e all’assessore alla Pesca produttiva e acquacoltura Salvatore Micone. Il documento contiene dieci richieste e l’invito a incontrare gli operatori al mercato ittico nelle giornate della mobilitazione. Pur riconoscendo gli sforzi del Governo, in particolare del Masaf, e della Regione, gli armatori ritengono insufficienti le risposte arrivate finora. Hanno quindi chiesto di sostenere nella Conferenza Stato-Regioni di ieri le proposte già trasmesse al ministro Francesco Lollobrigida e al sottosegretario Patrizio La Pietra. La lettera richiama un documento congiunto sottoscritto da 43 marinerie italiane; durante l’incontro Paola Marinucci ha riferito che le adesioni sono successivamente salite a circa cinquanta. La prima richiesta riguarda la proroga del credito d’imposta fino al 31 dicembre 2026, oppure fino al termine della crisi. Accanto a questa, la categoria propone un tetto al prezzo del gasolio alla pompa anche per i pescherecci, per rendere prevedibile una voce di spesa che condiziona la possibilità stessa di uscire in mare. Ma il problema è anche riuscire ad accedere ai sostegni. Gli armatori chiedono di modificare i criteri del bando denominato “IRAN”, aumentando il fattore “K” utilizzato nel calcolo del ristoro e ammettendo le domande anche in presenza di Durc e Durf irregolari, attraverso meccanismi di compensazione. La richiesta è inoltre di far partire il periodo preso a riferimento per gli aiuti dal primo sensibile aumento del gasolio legato alla guerra in Ucraina. Il nodo, spiegano gli operatori, è che le imprese maggiormente in difficoltà possono essere proprio quelle che non sono riuscite a rispettare tutte le scadenze. Escluderle dai contributi significa lasciare senza sostegno chi ne ha più bisogno. La compensazione consentirebbe invece di utilizzare le somme riconosciute per saldare le pendenze. «Non significa che ce li tolgono», ha spiegato Marinucci parlando dei versamenti contributivi. La richiesta è di poterli sospendere in attesa di condizioni economiche che permettano di pagarli. «Se non si muove qualcosa in tempi brevi saremo costretti a fermarci di nuovo. Non perché lo vogliamo, ma perché siamo costretti». Nel documento si chiede di sospendere fino al 31 dicembre 2026, oppure fino al termine della crisi, i pagamenti di mutui, finanziamenti e leasing. Per i versamenti fiscali e contributivi e per le attività di riscossione — cartelle di pagamento, procedure esecutive e avvisi di accertamento — la scadenza indicata è il 31 dicembre 2026. Un altro punto riguarda il ripristino degli sgravi previsti dalla legge 30 del 1998 nelle percentuali richiamate dall’originaria previsione dell’articolo 11 della legge 388 del 2000, con la possibilità di recuperare gli arretrati dal marzo 2026. Sono richieste che nascono da bilanci ormai al limite. Fulvia Verlengia, della Federazione Pescatori Molisani, ha descritto una sofferenza che dalla pandemia si è aggravata attraverso le successive crisi internazionali. «Oggi non c’è più margine di sopravvivenza. Abbiamo bisogno di interventi immediati e precisi», ha dichiarato, chiedendo misure accessibili anche alle imprese in difficoltà e una sospensione del peso delle scadenze. L’emergenza ha assunto anche una dimensione commerciale. Marinucci ha raccontato che alcuni acquirenti, incaricati di ritirare il pescato per destinarlo ad altri mercati, non hanno potuto raggiungere Termoli a causa delle proteste degli autotrasportatori. «Siamo rimasti con il pesce nelle ghiacciaie, poi è stato sottovenduto ai commercianti locali». Una difficoltà aggiuntiva per una flotta che deve sostenere i costi delle uscite e, contemporaneamente, difendere il valore del prodotto. Basso Cannarsa ha insistito soprattutto sui tempi degli interventi. Il Governo, ha spiegato, deve accelerare le procedure già avviate e adottare ulteriori misure capaci di portare liquidità alle imprese. «Rischiamo di perdere gli equipaggi e che molte barche non potranno più riprendere il mare una volta finita questa crisi», ha avvertito. Domenico Guidotti ha indicato un aumento del gasolio del 40 per cento e denunciato il mancato arrivo degli aiuti attesi. Secondo quanto riferito durante l’incontro, nonostante i passaggi già compiuti dalla Regione e la predisposizione dei bandi, le risorse non sono ancora giunte alle aziende. Il rischio, ha aggiunto, riguarda anche la filiera della ristorazione: una minore disponibilità di pescato locale spinge gli operatori a cercare prodotto altrove, aumentando il ricorso alle importazioni. La lettera alla Regione affronta anche le regole del lavoro in mare. Viene chiesta la convocazione urgente di un tavolo con la partecipazione diretta di pescatori e armatori per una revisione del sistema di tracciamento del logbook, da semplificare nel rispetto delle norme europee sulla tracciabilità del pescato. La marineria propone inoltre di rivedere i periodi di fermo pesca e le misure tecniche distinguendo i compartimenti marittimi e i diversi areali, sulla base di nuovi studi, dei risultati e dell’esperienza diretta degli operatori. Chiede che il premio per l’arresto temporaneo sia riconosciuto a tutte le imprese che abbiano effettivamente svolto il fermo biologico, senza esclusioni legate a infrazioni per le quali siano già previste sanzioni e sospensioni. Sul futuro della flotta, il documento sollecita programmi che consentano di sostituire le vecchie imbarcazioni dismesse con unità più sicure e tecnologicamente avanzate. Tra i materiali indicati compare l’acciaio, richiamato per la resistenza e la riciclabilità. A questo si affianca la richiesta di un premio per il ricambio generazionale. L’ultimo punto riguarda una forma di cassa integrazione speciale per i lavoratori dipendenti e gli armatori imbarcati, destinata alle giornate di fermo pesca che saranno effettuate. Una tutela per evitare che l’inattività lasci senza reddito chi lavora a bordo e acceleri l’abbandono del settore. Alla manifestazione di ieri ha partecipato il sindaco Nicola Balice, insieme all’assessora alle Attività produttive Giovanna Peduto e al consigliere comunale Vincenzo Sabella. Il primo cittadino ha riconosciuto i limiti delle competenze comunali, assicurando però la disponibilità ad accompagnare la marineria nelle iniziative istituzionali, anche a Roma. «I sostegni a voi servono subito», ha detto Balice. Nel suo intervento ha richiamato il peso di carburante, equipaggi, guasti e manutenzioni, che può assorbire il ricavato della giornata e lasciare gli armatori con nuove perdite. Ha poi insistito sul futuro dei giovani, sui figli dei pescatori che vorrebbero continuare il mestiere dei genitori ma sono costretti a cercare altre occupazioni. Il sindaco ha proposto di coinvolgere gli altri amministratori della costa e di allargare la partecipazione a commercianti e ristoratori. «Se non lavora il peschereccio, non lavora il commerciante, non lavora il ristoratore, non lavora neanche il bar», ha sottolineato, invitando a una mobilitazione pacifica e condivisa. Peduto ha ribadito la vicinanza alle famiglie e richiamato le difficoltà del mercato ittico: «Abbiamo bisogno di aiuto dallo Stato». Sul piano comunale, Marinucci ha proposto un assessorato dedicato alla pesca, per avere un interlocutore diretto sui problemi del comparto e sulla ricerca di risorse. Durante l’incontro di ieri è stata annunciata per questa mattina, venerdì 23 ottobre, la presenza di rappresentanti regionali, con l’orario ancora da definire al momento dell’annuncio. Il programma della mobilitazione ha previsto anche una raccolta dei rifiuti sulle banchine, con contenitori e sacchi messi a disposizione da Rieco. La richiesta che arriva dal porto resta quella di poter continuare a lavorare: con aiuti accessibili, scadenze sostenibili e condizioni che permettano agli equipaggi di tornare in mare.

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