Garantire le cure e tutelare i diritti delle persone più fragili, rendendo chiari i compiti di ogni istituzione anche nelle situazioni di emergenza. È l’obiettivo del confronto promosso due pomeriggi fa al Tribunale di Larino sulle nuove procedure del trattamento sanitario obbligatorio, alla luce delle sentenze della Corte costituzionale che hanno rafforzato le garanzie per i pazienti. L’incontro ha riunito i 30 sindaci del circondario, Procura della Repubblica, i componenti del Centro di salute mentale di Termoli, i rappresentanti dell’Ordine degli avvocati e della Polizia locale. Un tavolo istituzionale nel quale il presidente del Tribunale di Larino, Daniele Colucci, ha richiamato la necessità di una cooperazione effettiva tra tutti i soggetti coinvolti: magistratura, amministrazioni comunali, sanitari e forze dell’ordine. Il punto di partenza sono due pronunce che incidono su un passaggio particolarmente delicato: la verifica giudiziaria di un trattamento disposto contro la volontà della persona. La sentenza numero 76 del 2025 ha previsto, tra le altre garanzie, che il giudice ascolti l’interessato prima della convalida; la numero 157 del 2026 ha stabilito la necessità dell’assistenza di un difensore nella procedura di convalida e nell’eventuale proroga del Tso in condizioni di degenza ospedaliera.
Novità che richiedono un aggiornamento delle modalità operative. Il procedimento deve assicurare alla persona la possibilità di essere ascoltata e assistita, attraverso adempimenti che coinvolgono uffici diversi e devono essere svolti in tempi stretti. Colucci ha illustrato il significato di questo cambiamento e le difficoltà applicative che ne derivano. La persona sottoposta al trattamento deve essere informata della facoltà di nominare un avvocato di fiducia; in mancanza, il giudice tutelare provvede alla designazione di un difensore d’ufficio. Occorre quindi organizzare il passaggio delle informazioni e della documentazione affinché la difesa possa essere concretamente esercitata. «Qui è un caso davvero di cooperazione», ha sottolineato il presidente del Tribunale, indicando il ruolo della magistratura, del Centro di salute mentale, dei sindaci, della Polizia locale e delle altre forze dell’ordine.
Una collaborazione necessaria soprattutto nei piccoli centri, dove la disponibilità degli operatori può variare e il servizio di Polizia locale non sempre copre le ore notturne. Proprio questo è stato uno dei nodi affrontati durante la riunione.
L’emergenza sanitaria può verificarsi in qualsiasi momento e la procedura deve poter funzionare anche quando gli organici comunali sono ridotti. Da qui l’esigenza di proseguire il confronto con i Carabinieri, in particolare con le compagnie di Termoli e Larino, per definire forme di collaborazione e protocolli operativi. Il tavolo ha esaminato questioni molto concrete: l’aggiornamento dei modelli di ordinanza, la comunicazione al paziente dei suoi diritti, la raccolta dell’eventuale nomina del difensore di fiducia e la trasmissione degli atti al Tribunale. Passaggi che devono essere comprensibili per chi li esegue e documentati in modo da consentire al giudice di verificare il rispetto delle garanzie. Particolare attenzione è stata riservata alle difficoltà di comunicazione con chi attraversa una fase di sofferenza psichica acuta. L’informazione sui diritti deve confrontarsi con condizioni personali complesse, senza ridursi a una formula inserita negli atti. È anche su questo terreno che diventa decisivo il raccordo con i professionisti del Centro di salute mentale di Termoli. Nel confronto è stata ribadita la centralità delle esigenze terapeutiche. L’organizzazione della difesa e gli adempimenti giudiziari devono inserirsi in un percorso capace di assicurare le cure necessarie e, insieme, il rispetto della persona. «Parliamo in parte di privazione della libertà personale: è giusto che ci siano le garanzie che prevede la Costituzione», ha osservato Vincenzo Musacchio, soffermandosi sulla sensibilità richiesta a tutti gli operatori e sul ruolo dell’informazione. Parlare correttamente di Tso significa anche spiegare ai cittadini un istituto che riguarda situazioni di particolare vulnerabilità, scegliendo parole rispettose e precise. L’incontro di Larino costituisce il primo passaggio di un lavoro destinato a proseguire. Sono stati indicati ulteriori momenti di confronto, la predisposizione di protocolli e attività formative rivolte al personale dei Comuni, agli avvocati, ai magistrati e agli addetti alle cancellerie.
La formazione riguarderà anche l’approccio alla persona e le specificità di una procedura nella quale diritto alla salute, libertà personale e diritto di difesa si intrecciano. Il coinvolgimento dei 30 sindaci del circondario, della Procura, dei sanitari e dell’avvocatura serve a costruire una risposta condivisa, capace di rendere effettive le nuove tutele in ogni comune e in ogni fase dell’intervento.

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