Dal primo semestre del 2027 il motore GME sarà prodotto esclusivamente in America, anche nella nuova versione Evo. Per lo stabilimento Stellantis di Termoli significa un’ulteriore perdita di volumi, mentre le attività previste dal piano industriale non sono considerate dalla Fim-Cisl sufficienti a garantire piena occupazione e continuità lavorativa. Il nuovo cambio eDCT e l’adeguamento del motore GSE alla normativa Euro 7 rappresentano interventi positivi, ma il sindacato chiede altre assegnazioni e una prospettiva che comprenda anche batterie e componentistica per le vetture elettriche. È il quadro che emerge dal report corretto sulle produzioni e sull’occupazione di Stellantis, presentato martedì 6 ottobre dal segretario generale della Fim-Cisl, Ferdinando Uliano. Un documento che affianca ai segnali di recupero della produzione nazionale le criticità ancora aperte nei singoli stabilimenti. Per Termoli, dopo la rinuncia definitiva alla gigafactory, resta da costruire una missione industriale capace di tutelare i circa 1.800 lavoratori diretti indicati nel rapporto e il tessuto produttivo molisano. «Bisogna fare uno sforzo in più», ha affermato Uliano durante la conferenza stampa. La questione sarà riproposta nell’incontro con la direzione Stellantis del 15 ottobre, dedicato all’andamento delle produzioni e allo stato di avanzamento del piano industriale. Il report precisa che nello stabilimento molisano restano attive le linee dei motori a benzina GSE 1.0 e 1.5, GME e V6. A questo assetto si aggiungono i due interventi decisi dal gruppo: l’assegnazione del cambio eDCT e la revisione del GSE per rispondere ai requisiti Euro 7. Per il cambio, assegnato a Termoli nel primo semestre del 2026, il documento indica una produzione prevista di circa 300mila unità, con un impatto occupazionale stimato tra 250 e 300 lavoratori. Una prospettiva importante, che però, nella valutazione sindacale, deve essere accompagnata da ulteriori attività. Anche l’adeguamento del GSE viene giudicato utile, perché consentirà di prolungare una parte della produzione oltre il 2030. La Fim avverte tuttavia che l’intervento non compensa la riduzione dei volumi dei motori e non offre, da solo, garanzie sufficienti per il futuro. «Ad oggi motorizzare la Pandina e la 500 ibrida non garantiscono né piena occupazione né continuità lavorativa», si legge nel rapporto. Per questo il sindacato chiede che il GSE venga utilizzato su più marchi e piattaforme del gruppo, compresa la nuova STLA ONE. Una richiesta che assume ulteriore peso alla luce del trasferimento della produzione GME in America dal primo semestre del prossimo anno. Durante la conferenza, rispondendo a una domanda di Primo Piano Molise sulla possibilità di riconsiderare una conversione almeno parziale del sito, Uliano ha spiegato che il tema è già stato posto a Stellantis. Per lungo tempo il destino di Termoli è stato legato alla gigafactory; venuta meno quella prospettiva, occorre riprendere in mano la strategia sulle motorizzazioni e individuare nuove attività. «Non sono scelte che ci danno una garanzia di prospettiva per lo stabilimento», ha osservato a proposito degli interventi finora previsti. Il sindacato riconosce che aiutano a contenere la sofferenza, ma chiede decisioni capaci di sostenere la fabbrica negli anni. La rinuncia all’investimento ACC non chiude, nella posizione della Fim, il ragionamento sulle batterie. Il report chiede di riconsiderare, anche attraverso le joint venture di Stellantis, la possibilità di sviluppare a Termoli produzioni di batterie o componentistica per autovetture BEV con altri soggetti industriali. Nel confronto con i giornalisti Uliano ha indicato come possibile riferimento la collaborazione spagnola tra Stellantis e CATL, ritenendola una formula più promettente rispetto alla riproposizione del progetto ACC. Ha richiamato il maggiore avanzamento tecnologico del partner cinese e le informazioni ricevute dai colleghi spagnoli sull’andamento dell’iniziativa. È una valutazione del segretario sulle strade percorribili, non l’annuncio di un investimento già deciso per Termoli. La richiesta sindacale resta quella di mantenere il sito tra i candidati a future produzioni di batterie, senza rinunciare nel frattempo al rafforzamento delle attività meccaniche. Uliano ha citato anche l’esperienza di Pratola Serra, dove una missione produttiva definita ha consentito di superare una fase di difficoltà. Nei primi nove mesi del 2026 lo stabilimento campano ha prodotto circa 380mila motori, destinati per il 90 per cento ai veicoli commerciali e per il restante 10 per cento alle autovetture. Il sito conta circa 1.450 addetti, non utilizza ammortizzatori sociali e ospita circa settanta trasfertisti provenienti da Termoli, Cassino e Melfi. Dal 2029, secondo quanto riportato dalla Fim, produrrà inoltre un nuovo motore ibrido-diesel per i veicoli commerciali Stellantis. Un percorso che il sindacato richiama per sottolineare il valore di assegnazioni capaci di dare continuità produttiva. Sul piano nazionale, il report registra 340.745 veicoli prodotti tra gennaio e settembre 2026, contro i 265.490 dello stesso periodo del 2025: una crescita del 28,3 per cento. Le autovetture raggiungono quota 206.945, con un incremento del 36,7 per cento, mentre i veicoli commerciali salgono a 133.800, in aumento del 17,3 per cento. La previsione Fim per l’intero anno resta intorno ai 450mila veicoli, con le auto oltre le 250mila unità. Il recupero segna un’inversione di tendenza, ma si confronta con il 2025, chiuso a 379.706 veicoli, e rimane distante sia dai livelli precedenti sia dall’obiettivo del milione discusso ai tavoli ministeriali. Nei primi nove mesi del 2024, per esempio, erano stati prodotti 387.600 veicoli, più di quelli realizzati nello stesso periodo del 2026. Anche il calo di oltre il 30 per cento nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali va letto considerando due fattori richiamati dal rapporto: i nuovi lanci produttivi e la diminuzione dell’occupazione. Per il territorio vicino al Molise, un segnale positivo arriva da Atessa: 133.800 veicoli commerciali, pari al 39,3 per cento della produzione italiana Stellantis. Da luglio è cessato il contratto di solidarietà che coinvolgeva circa duecento lavoratori. Il piano prevede la prossima generazione dei grandi veicoli commerciali e un investimento superiore a un miliardo di euro nei prossimi cinque anni. La Fim riconosce nel piano un cambio di passo rispetto alla gestione Tavares e valuta positivamente gli impegni sul mantenimento degli stabilimenti italiani, sulla saturazione degli impianti all’80 per cento e sui cinque miliardi destinati alla ricerca e sviluppo nel periodo 2026-2030. Restano però le richieste su Termoli, Cassino e Mirafiori. Uliano sollecita inoltre una politica industriale europea sostenuta da risorse adeguate, la tutela della componentistica e del Made in Europe, interventi italiani sul costo dell’energia e ammortizzatori accompagnati da formazione e riqualificazione.
Per Termoli, il confronto del 15 ottobre dovrà affrontare soprattutto il vuoto lasciato dalla gigafactory e la prossima perdita del GME. Il cambio eDCT e il GSE Euro 7 sono i primi elementi del percorso: la richiesta della Fim è completarli con produzioni capaci di garantire lavoro e continuità allo stabilimento.



























