Le ricerche sul web delle parole «veleno» e «ricina», effettuate da persone ancora sconosciute, sono già finite all’attenzione degli investigatori. È uno degli elementi che emergono dal decreto con il quale la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha disposto la perquisizione informatica dell’Istituto Agrario di Riccia, in programma martedì prossimo, 13 ottobre. Un’attività imponente che interesserà oltre 70 computer e che si inserisce nella lunga serie di accertamenti condotti dalla Squadra Mobile di Campobasso per ricostruire le circostanze della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina nel dicembre scorso a Pietracatella.
Il provvedimento, firmato il 28 settembre, contiene informazioni che consentono di comprendere meglio l’ampiezza dell’inchiesta. Nelle premesse, la procuratrice scrive testualmente che «nel corso delle indagini sono emerse navigazioni/interrogazioni su piattaforme web degne di interesse investigativo fatte da persone ignote mirate alla ricerca delle parole “veleno” e “ricina” e similari».
Un passaggio significativo, perché conferma che gli investigatori hanno già individuato attività informatiche considerate meritevoli di approfondimento. Non viene specificato chi abbia effettuato quelle ricerche, quando siano state eseguite e da quali dispositivi. Né è possibile stabilire, sulla base del decreto, se abbiano un collegamento diretto con il duplice omicidio. Ma è un elemento concreto che si aggiunge a quelli raccolti in oltre sette mesi di indagini e che finora non era emerso pubblicamente.
Il decreto rivela anche un’altra circostanza. La Squadra Mobile, diretta da Marco Graziano, ha già acquisito nei mesi scorsi dati relativi ai dispositivi informatici presenti negli istituti scolastici frequentati da persone che hanno avuto rapporti con le vittime. Un’attività estesa, dunque, che ha interessato ambienti e strumenti utilizzati da soggetti appartenenti alla rete di conoscenze di Antonella e Sara.
Secondo la Procura, non può escludersi che attraverso quegli apparati siano state effettuate navigazioni sul web o nel dark web riguardanti la ricina e altre sostanze. Da qui la decisione di procedere a una verifica approfondita dei computer dell’Istituto Agrario di Riccia, alla ricerca di eventuali tracce digitali riconducibili alla preparazione o all’esecuzione del delitto.
Le operazioni inizieranno martedì alle 10 nella sede scolastica di contrada Caccia Murata. A eseguirle saranno gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso insieme agli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato, con il supporto di personale dotato di competenze in informatica forense. L’avviso, firmato ieri da Graziano, è stato notificato alle parti interessate, che potranno assistere alle operazioni anche attraverso propri consulenti tecnici.
L’elenco allegato al decreto comprende oltre 70 dispositivi, identificati singolarmente attraverso modello, numero di serie e capacità di memoria. Una parte si trova nel laboratorio adiacente alla serra, altri nelle aule e nei locali dell’istituto. Sono compresi anche computer portatili collocati nella sede della scuola media ma utilizzati dall’Agrario, oltre ad alcuni apparecchi più datati, inutilizzati da diversi anni. La perquisizione potrà essere estesa anche ad altri dispositivi presenti nella struttura qualora risultino pertinenti alle finalità investigative.
La scelta della scuola di Riccia assume rilievo anche per i collegamenti con alcune persone entrate nell’attività di ricostruzione della rete di rapporti della famiglia Di Vita.
Nell’Istituto Agrario lavora da tempo come tecnico di laboratorio Michele, marito di Monia, insegnante di matematica al Liceo Scientifico di Riccia e amica di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. La donna rientra nella cerchia di conoscenze sulla quale si sono concentrati alcuni degli approfondimenti investigativi più recenti.
Il decreto non indica espressamente la presenza di Michele nell’istituto come motivo della perquisizione, né attribuisce a lui o alla moglie le ricerche informatiche già individuate. I due non risultano indagati per il duplice omicidio. La circostanza del rapporto con Gianni Di Vita costituisce un elemento di contesto, mentre l’obiettivo dichiarato del provvedimento resta la ricerca di dati informatici utili all’inchiesta.
Da fonti investigative qualificate si apprende che l’attività programmata per martedì rappresenta un tassello fondamentale delle verifiche in corso, ma non comporta, allo stato, l’attribuzione di responsabilità precise nei confronti di nessuno. «Abbiamo la necessità di scandagliare a 360 gradi, senza lasciare nulla al caso», riferisce una fonte vicina alle indagini.
L’attenzione degli investigatori, del resto, da diverse settimane si concentra anche sulle persone che frequentavano la famiglia Di Vita e, in particolare, su quelle vicine a Gianni. Le numerose audizioni effettuate tra agosto e i primi giorni di ottobre, comprese quelle di persone legate da rapporti familiari o di amicizia, si inseriscono in questo lavoro di ricostruzione. Un’attività che procede parallelamente agli accertamenti scientifici e informatici.
Il nuovo decreto contiene indicazioni molto dettagliate sulle verifiche da effettuare. Gli specialisti cercheranno tracce di navigazioni riguardanti non soltanto «ricina» e «veleno», ma anche «solfato di ammonio», «solfato di sodio», «esano», «ricino», «semi di ricino» e «olio di ricino». Saranno esaminati anche eventuali accessi al «deep web» e al «dark web», compreso l’utilizzo di Tor Browser o di altri strumenti di navigazione anonima.
Le verifiche interesseranno cronologie internet, interrogazioni effettuate sui motori di ricerca, indirizzi delle pagine consultate, file scaricati, documenti creati o modificati, dati temporanei, registri di sistema e informazioni conservate negli account. Particolare attenzione sarà riservata agli eventuali tentativi di cancellazione, alterazione o dispersione delle tracce digitali.
La Procura ha disposto inoltre che gli accertamenti siano finalizzati, ove possibile, alla ricostruzione cronologica delle attività e all’individuazione di chi abbia concretamente utilizzato i dispositivi. A questo scopo potranno essere incrociati profili utente, credenziali di accesso, registrazioni di ingresso e uscita dagli account, indirizzi IP e dati relativi alle connessioni alle reti wireless.
Un lavoro che punta a rispondere a due interrogativi distinti: se attraverso i computer dell’istituto siano state effettuate ricerche pertinenti all’inchiesta e, in caso positivo, chi possa averle eseguite.
Il decreto precisa anche che gli accertamenti non dovranno necessariamente limitarsi ai giorni immediatamente precedenti o successivi al duplice omicidio. Gli investigatori intendono verificare l’eventuale presenza di attività preparatorie risalenti nel tempo, non essendo ancora possibile stabilire quando possano essere iniziate.
L’acquisizione dei dati dovrà avvenire con procedure forensi idonee a preservare gli originali. Le analisi saranno effettuate su copie di lavoro, mentre eventuali sequestri dovranno riguardare esclusivamente dispositivi o informazioni pertinenti alle finalità dell’indagine.
È un accertamento complesso, per quantità di materiale da esaminare e per le verifiche tecniche previste. E rappresenta un ulteriore passaggio di un’inchiesta che negli ultimi mesi ha visto susseguirsi attività di diversa natura.
Alle autopsie e agli esami tossicologici, che hanno consentito di individuare nella ricina la sostanza responsabile della morte di Antonella e Sara, si sono aggiunti gli accertamenti affidati al Robert Koch Institut di Berlino, i sopralluoghi nell’abitazione di Pietracatella, le acquisizioni documentali, le audizioni e le perquisizioni.
Il 28 settembre erano state effettuate le copie forensi di un computer e dieci pen drive sequestrati il 31 luglio nello studio professionale di Gianni Di Vita. Il giorno successivo, 29 settembre, la Squadra Mobile aveva eseguito nuove perquisizioni e sequestri nell’abitazione e negli studi professionali della famiglia, a Pietracatella e Campobasso.
Ora l’attenzione si sposta sui computer dell’Istituto Agrario di Riccia. La documentazione giudiziaria mostra che gli accertamenti informatici non sono un’iniziativa isolata, ma fanno parte di un’attività già avviata e progressivamente estesa ad altri dispositivi e ambienti.
Gli elementi raccolti dagli investigatori sono evidentemente più numerosi di quelli finora conosciuti all’esterno. Resta da capire quali abbiano già trovato riscontro e quali siano ancora oggetto di verifica. Il riserbo mantenuto dalla Procura e dalla Squadra Mobile non consente, al momento, di ricostruire il quadro complessivo delle acquisizioni.
Intanto, nelle ultime ore, hanno suscitato interesse anche le dichiarazioni rilasciate da Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, alle trasmissioni televisive La Vita in Diretta di Rai Uno e Dentro la Notizia di Canale 5.
«Perché è successo? Magari per una schifezza. Per una donna si deve arrivare a questo?», ha detto l’uomo, lasciando intendere, sulla base di quanto sostiene di aver saputo, l’esistenza di problemi nei rapporti tra la figlia e il marito Gianni Di Vita.
«La moglie avrebbe dovuto cantargliele, per quello che ho saputo io, da parecchi anni a lui», ha aggiunto. «Io – ancora Salvatore – da principio mi facevo un pensiero. Non è possibile che abbia fatto tutto da solo, sapendo quello che c’era intorno, però è stato coinvolto perché io a lui l’ho chiamato il “bravo fesso”, cioè è bravo ma è pure fesso. Poi, voi lo sapete, siamo uomini».
Parole che esprimono lo sfogo di un anziano che prova a dare una spiegazione alla morte di sua figlia e di sua nipote, valutazioni che non costituiscono riscontri investigativi. Gianni Di Vita, come risulta anche dal decreto di perquisizione, figura nel procedimento per duplice omicidio volontario tra le persone offese, non tra gli indagati.
L’inchiesta resta infatti aperta contro ignoti. Parallelamente, prosegue il procedimento relativo alle ipotesi di responsabilità colposa dei cinque medici che ebbero in cura le vittime.
Martedì prossimo gli investigatori torneranno dunque a cercare risposte nei dati informatici. Non è possibile prevedere se dagli oltre 70 dispositivi dell’istituto di Riccia emergeranno elementi utili a individuare chi abbia procurato, preparato e somministrato la ricina.
La perquisizione rappresenta un’attività di ricerca della prova e non un accertamento di responsabilità. Ma il decreto che la dispone aggiunge un dato significativo alla ricostruzione dell’inchiesta: le ricerche informatiche su veleni e ricina erano già entrate nel patrimonio conoscitivo degli investigatori.
Un elemento che, insieme alla quantità e alla varietà degli accertamenti eseguiti in questi mesi, restituisce la dimensione del lavoro condotto dalla Procura di Larino e dalla Squadra Mobile di Campobasso. E conferma quanto ancora resti sconosciuto a cronisti e opinione pubblica dell’attività investigativa sul duplice omicidio di Pietracatella.
Lu_Co

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