Un tentato (e finora riuscito, ndr) «golpe notturno» con cui «viene cancellato l’intero asse Strategia aree interne», nel Pr Fesr Fse+ 2021-2027, ha sintetizzato la consigliera Micaela Fanelli. Con una comunicazione di venerdì scorso, in serata, l’Autorità di gestione del Programma regionale propone di togliere 19 milioni dalla dotazione di fondi europei per le aree interne e spostarli sul progetto di zona franca doganale. Sindaci capofila Snai, Province e sindacati si oppongono ma la Regione tira dritto.
Il Pd di Palazzo D’Aimmo, dopo la denuncia, alza il tiro e chiede di cancellare la riprogrammazione. Perché lo ritiene «un altro furto con destrezza», nelle parole della capogruppo Alessandra Salvatore. «Come quando hanno sottratto i 400 milioni per la gigafactory assicurando che per l’area di Termoli ne avrebbero stanziati altrettanti. Voi li avete visti?».
«Un capolavoro, perché chi ha provocato il ritardo nell’avanzamento del progetto di zona franca doganale (colpito dal definanziamento Pnrr, ndr) oggi dice che è necessario riprogrammare il Pr. Una vera e propria sottrazione», così il consigliere Vittorino Facciolla.
In conferenza stampa, ieri mattina nella Biblioteca Lello Lombardi di via IV Novembre, gli esponenti dem hanno ripercorso le tappe di quello che considerano uno “scippo” ai Comuni e ai territori più fragili e annunciato le prossime mosse.
Al centro dello scontro c’è la decisione della Regione di sottrarre 19,084 milioni di euro dalla Priorità 8 (“Un Molise più vicino ai cittadini” ), l’asse strategico riservato alle Strategie territoriali delle Aree interne. Di questa somma di fondi europei: 15,084 milioni di euro verrebbero dirottati sulla nuova Azione 3.2.3 per le infrastrutture logistiche, con l’obiettivo di finanziare la zona franca doganale di Termoli (opera a cui sono stati revocate risorse Pnrr) 4 milioni di euro verrebbero invece destinati alla Priorità 1 per interventi collegati al credito d’imposta Zes.
I consiglieri dem denunciano inoltre la totale fragilità delle rassicurazioni regionali riguardo a future coperture statali o della coesione: promesse prive di atti formali – hanno sottolineato – e di un cronoprogramma certo, che finirebbero per scaricare l’intero rischio finanziario sui Comuni e sulle comunità locali.
Oltre al merito economico, il Pd punta il dito contro il metodo seguito dalla maggioranza. La riprogrammazione è stata avviata il 25 settembre 2026 tramite una procedura scritta d’urgenza, dichiarata chiusa dalla presidenza del Comitato di Sorveglianza nonostante le numerose osservazioni contrarie arrivate da Comuni capofila, Provincia di Campobasso, Gal e sindacati.
In violazione dello spirito del regolamento interno – che richiede l’assenza di obiezioni per l’approvazione in via scritta –, la modifica è stata inserita come mera “informativa” all’ordine del giorno della seduta del Comitato di Sorveglianza fissata per il 14 ottobre 2026, tentando così di trasformare l’organo in un semplice organismo di presa d’atto.
I dem hanno reagito su due fronti. Una formale nota di dissenso al Comitato di Sorveglianza: indirizzata ai vertici dell’organismo, alla Commissione Europea, al Ministero competente e all’Autorità di Gestione, chiede lo stop immediato al definanziamento dei 19,084 milioni, il riesame della procedura e la formalizzazione del dissenso.
E poi una mozione urgente in Consiglio: un testo con cui si impegna il presidente della Regione e la giunta a revocare la proposta di riprogrammazione, a salvaguardare la dotazione Fesr delle aree interne e a pretendere dal governo nazionale risorse statali autonome per la Zona franca doganale di Termoli, senza attingere alle risorse delle aree territorialmente più deboli.
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