Dieci pen drive e un notebook. Dentro, dati che potrebbero aggiungere nuovi elementi a un’inchiesta ancora tutta da decifrare. È stata eseguita ieri mattina, negli uffici di via Tiberio, l’acquisizione forense dei dispositivi sequestrati nello studio di via Risorgimento e riconducibili a Gianni Di Vita. Un altro tassello nell’indagine sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, per la quale si procede per duplice omicidio volontario con l’uso del mezzo venefico.
Le operazioni, iniziate alle 10 nella sala Rosano della Questura, sono state disposte dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli. Per circa quattro ore gli specialisti dello Sco hanno lavorato sui supporti informatici, creando le copie forensi necessarie a preservarne integralmente i contenuti. Nessuna analisi, invece, è stata ancora effettuata sui dati. Al centro degli accertamenti chat, messaggi, mail ma anche ricerche online sulla ricina.
A seguire le attività per conto della difesa è stato Giovanni Alfonso, consulente informatico delle parti offese. Alfonso aveva già partecipato alle precedenti operazioni tecniche sul cellulare di Alice, il 28 aprile scorso, oltre al sopralluogo del 4 maggio.
Prima dell’avvio degli accertamenti aveva spiegato: «Oggi assisteremo all’estrazione dei dispositivi sequestrati il 31 luglio, ovvero del notebook e di 10 pen drive. Non so chi disponesse dell’uso di questi dispositivi. Oggi i tempi saranno più brevi in quanto non sono presenti cellulari. Si tratta di dispositivi sui quali verrà effettuata solo una copia forense, quindi credo che in giornata riusciremo a fare tutto».
Il lavoro tecnico è proseguito per circa quattro ore.
Al termine, Alfonso ha chiarito cosa sia stato effettivamente acquisito: «Abbiamo iniziato alle 10 gli accertamenti, sono stati acquisiti il contenuto dell’hard disk del notebook e delle 10 pen drive, di cui 5 contenenti dati e 5 firme elettroniche digitali. Non abbiamo visibilità del materiale. Sono state effettuate solo le duplicazioni forensi del contenuto. Queste si andranno ad aggiungere a tutta la documentazione che hanno gli inquirenti per essere analizzata».
È questo, dunque, il punto di partenza. Cinque pen drive contengono dati, mentre altre cinque sono legate a firme elettroniche digitali. A questi supporti si aggiunge l’hard disk del notebook. Il contenuto è ora nella disponibilità degli investigatori, che dovranno stabilire se al loro interno ci siano informazioni utili per l’indagine.
Per il momento, quindi, nessun elemento può essere collegato al merito dell’inchiesta. L’attività di ieri è stata esclusivamente tecnica e ha consentito di acquisire una copia dei dispositivi senza procedere alla lettura o all’interpretazione dei dati.
Ma mentre nella sala Rosano erano in corso le operazioni tecniche – che hanno richiamato a Campobasso giornalisti e troupe delle principali testate e dei grandi network nazionali – negli uffici della Squadra Mobile si registrava un’attività particolarmente intensa. Un andirivieni di agenti, movimenti continui, un ritmo di lavoro apparso insolito anche a chi da settimane segue quotidianamente l’evoluzione dell’inchiesta.
Un’attività sulla quale, naturalmente, non trapela nulla e che non è possibile ricondurre con certezza al giallo di Pietracatella. Ma proprio la Mobile, diretta da Marco Graziano, ieri avrebbe lavorato a lungo alla preparazione di una serie di attività che potrebbero prendere il via già oggi.
Di cosa si tratti resta coperto dal massimo riserbo. Potrebbero essere nuove audizioni, accertamenti o attività investigative di altra natura. Al momento non ci sono elementi che consentano di stabilirlo. Quel che emerge è che il lavoro degli investigatori non si è fermato alle copie forensi e che le prossime ore potrebbero aprire un nuovo fronte dell’inchiesta.
Un dato che assume ulteriore interesse alla luce delle due trasferte romane compiute nei giorni scorsi dallo stesso Graziano. Il dirigente della Mobile è stato per due volte nella Capitale, mentre prosegue il raccordo investigativo con gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Al rientro a Campobasso, il lavoro negli uffici di via Tiberio è proseguito a ritmo serrato.
Resta invece ancora chiuso il fronte tedesco. Nessuna indiscrezione filtra sugli esiti degli esami tuttora in corso al Robert Koch Institut di Berlino, chiamato a lavorare sui reperti dell’inchiesta. Anche su questo versante il riserbo resta assoluto.
La Procura ha intanto 60 giorni di tempo per analizzare il materiale informatico acquisito ieri.
Nulla finora è trapelato sugli esiti delle operazioni effettuate sul cellulare di Alice Di Vita e sui dispositivi prelevati a maggio nell’abitazione di Pietracatella. «Al momento non entra ancora nessuna documentazione, nemmeno quella dell’analisi del cellulare di Alice. Le scadenze erano relative alle operazioni tecniche di acquisizione, per le analisi andranno con la scadenza del procedimento, quindi marzo 2027», ha spiegato Alfonso.
Ieri, dunque, dalle copie forensi non sono arrivate risposte: è stato acquisito altro materiale destinato a entrare nel fascicolo della Procura e saranno le successive analisi a stabilire se, tra file, documenti e dati digitali, possano emergere elementi utili.
Ma l’attenzione adesso si sposta anche su ciò che potrebbe accadere nelle prossime ore. Dopo la giornata di intenso lavoro osservata ieri negli uffici della Mobile, qualcosa sembra muoversi sul piano investigativo. Cosa, per il momento, resta dietro la porta chiusa degli investigatori. ppm




























