Il dibattito sul referendum per l’aggregazione della provincia di Isernia all’Abruzzo continua ad animarsi e a suscitare interesse, alimentato anche dagli ultimi interventi che stanno mettendo a confronto posizioni, letture e prospettive diverse sul futuro del territorio.
A tornare sull’argomento è Antonio Libero Bucci, presidente del Comitato per l’aggregazione della Provincia di Isernia alla Regione Abruzzo, che interviene nel confronto con una riflessione dai toni netti, concentrandosi in particolare sulle ragioni di chi difende l’attuale assetto regionale e sul diritto dei cittadini a esprimersi attraverso il referendum.
«Nel dibattito che si sviluppa intorno al Referendum per l’aggregazione della Provincia di Isernia alla Regione Abruzzo, sono emerse sempre più linee di demarcazione.
Sempre più si nota una profonda cesura, una netta distinzione tra chi ha tratto vantaggi dall’esistenza della Regione Molise, o spera di trarne, e chi invece ci rimette e ci ha sempre rimesso, pesantemente.
È sempre più evidente che nel pantheon dei difensori dello status quo troviamo vecchi e nuovi politici, vecchi e nuovi aspiranti politici, discendenti ed eredi di una ricca e persistente aristocrazia regionale che, non paga dell’arricchimento spudorato che questa regione ha prodotto alla propria genia, vuole continuare a spremere la mucca per se, per i propri figli e finanche per i propri nipoti, ancora adesso beneficiari di vitalizi e prebende di vario genere: un vero regno del bengodi.
C’è poi il popolo bue, il popolo tartassato, che paga le scelte fatte a suo tempo dagli avi di costoro, la gente che paga le bollette.
Persone che nel 1963, quando fu scissa la splendida Regione Abruzzi e Molise, avevano diritto, loro sì, ad esprimersi attraverso il voto democratico, come costituzione imponeva, diritto allegramente e molisanamente passato in cavalleria, come passò in cavalleria il requisito minimo costituzionale per la creazione di nuove regioni: un milione di abitanti.
Ebbene, oggi si tenta la replica.
Hanno già provato ad annullare il referendum con cavilli burocratici, scaricando la loro responsabilità politica, ma gli è andata di traverso: il Presidente Mattarella li ha censurati.
Ci riproveranno.
Stanno già complottando e cercando di far quadrare un cerchio impossibile.
Come si fa a dichiararsi democratici, amanti della libertà, della Costituzione, dello stato di diritto, rispettosi della volontà popolare ed essere, allo stesso tempo, contrari ad un referendum legittimamente richiesto?
Certo, il cerchio non quadra in alcun modo, ma vedrete, non costituirà per costoro un problema votare contro, tanto bassa è la loro sensibilità democratica e la loro cultura costituzionale.
Intanto, suggeritori interessati e gattopardeschi offrono nuovi spunti di riflessione.
Immaginano una Regione efficientissima, modello di programmazione e di virtù amministrativa.
Se quindi avessimo, argomentano, una Regione così virtuosa ed efficiente da somigliare alla Svizzera, e perché no a San Marino o a qualche sperduto paradiso fiscale, perché mai abolirla?
Certamente il cittadino può avere perplessità nell’uso e nell’abuso così disinvolto e spudorato della logica. Ma tant’è!
La vera domanda che si tenta di eludere è la seguente: lasceranno votare i molisani, senza ricorsi o cavilli, o sperano di procrastinare la morte del Molise per consunzione?
A voi la risposta».
Antonio Libero Bucci,
presidente del Comitato per l’aggregazione della Provincia di Isernia alla Regione Abruzzo.

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