È arrivata poco prima delle 10, accompagnata in auto. Poi, con passo svelto, ha attraversato il cancello della Questura di via Tiberio, evitando l’assedio dei cronisti che da tempo attendevano all’esterno. Nessuna dichiarazione, nessuna sosta. Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, padre e marito di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, è stata nuovamente ascoltata dalla Squadra Mobile nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di madre e figlia, decedute a distanza di poche ore l’una dall’altra, il 27 e il 28 dicembre scorsi, all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo aver assunto una dose letale di ricina.
Per Laura Di Vita si è trattato della quarta audizione ufficiale dall’inizio dell’indagine. Un nuovo passaggio investigativo che arriva mentre gli uomini della Mobile, coordinati dal dirigente Marco Graziano, continuano a ricostruire ogni dettaglio della vicenda e a mettere a confronto le numerose testimonianze già raccolte.
La convocazione della donna non era stata annunciata. A quanto risulta, l’audizione era già stata ipotizzata alcuni mesi fa, salvo poi saltare. Gli investigatori potrebbero aver deciso di riascoltarla per verificare alcuni passaggi delle dichiarazioni già rese oppure per effettuare riscontri incrociati con quanto emerso dalle oltre 200 sit eseguite nell’ambito dell’inchiesta.
L’audizione è durata circa tre ore. Alle 13 Laura Di Vita è uscita dagli uffici della Squadra Mobile senza rispondere alle domande dei giornalisti. Ha raggiunto rapidamente l’auto di un’amica che la attendeva all’esterno del cancello e si è allontanata.
Le audizioni proseguiranno anche oggi. Tra quelle attese nelle prossime ore ci sono quelle di Monia, insegnante all’Istituto Agrario di Riccia, e del marito, tecnico nella stessa scuola. Non si esclude nemmeno una nuova convocazione di Gianni Di Vita. Nuove testimonianze che potrebbero contribuire a completare il quadro ricostruito dagli investigatori in questi circa 8 mesi.
Parallelamente, l’attenzione resta concentrata sugli accertamenti scientifici. Attesi i riscontri sulle analisi condotte nei laboratori del Robert Koch-Institut di Berlino sui 131 campioni prelevati il 30 luglio nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella.
Nelle scorse ore la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha confermato che agli atti non è stata ancora depositata alcuna relazione conclusiva da parte degli esperti tedeschi. Potrebbero essere inoltre necessari ulteriori accertamenti prima di poter considerare chiusa questa fase delle verifiche.
Il sopralluogo del 30 luglio era stato disposto proprio con l’obiettivo di individuare, all’interno della casa e nei locali annessi, eventuali tracce di ricina o di altre componenti riconducibili alla pianta contenente il veleno. Un passaggio considerato centrale per gli investigatori, impegnati a ricostruire dove e come la tossina possa essere entrata in contatto con Antonella e Sara.
Intanto si va verso una richiesta di proroga dei termini da parte dei consulenti impegnati negli accertamenti. Alla scadenza prevista per le prime risultanze, fissata alla fine del mese, gli esperti potrebbero dunque chiedere ulteriore tempo per completare le analisi e procedere con nuove verifiche sui reperti raccolti durante il sopralluogo di fine luglio.
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