Per il governo nazionale l’interconnessione fra la diga del Liscione e il partitore di Finocchito è un’opera strategica. Ha intenzione di finanziarla (in parte lo ha già fatto, a disposizione ci sono 140 milioni) e realizzarla. Il commissario per l’emergenza idrica Fabio Ciciliano, che è anche il capo della Protezione civile, ha messo nero su bianco questo orientamento che politicamente era già noto e ha comunicato ai presidenti delle due Regioni interessate, Molise e Puglia, la validazione degli atti formalizzati dalla struttura commissariale sul progetto e i desiderata di Palazzo Chigi chiedendo la disponibilità a firmare a Roma l’accordo per il via libera.
Queste informazioni, riferite alla stampa dal consigliere delegato al Sistema idrico integrato Massimo Sabusco a margine della seduta di Palazzo D’Aimmo martedì, hanno riacceso la polemica e provocato l’alzata di scudi da parte delle opposizioni. D’altro canto, lo stesso Sabusco ha ribadito che il “tubone” che il governo Meloni vuole finanziare (e che la Puglia vuole in maniera trasversale) è un investimento importante per il Molise: in cambio dell’acqua del Liscione per i campi della Capitanata, le opere infrastrutturali finora rimaste incompiute per irrigare al meglio anche il basso Molise. Di fatto, il lavoro propedeutico all’intesa è stato realizzato. Comunque, ha aggiunto ieri Sabusco contattato da Primo Piano, «quando è arrivata la nota di Ciciliano, il governatore Roberti ne ha parlato con me e ha manifestato la chiara intenzione di informare il Consiglio regionale e di andare all’incontro, la cui data è ancora da definire, con un mandato dell’Assise. In un senso o in un altro, sarà l’Assemblea legislativa a discutere e a formalizzare il proprio orientamento».
Ma le minoranze non si fidano. E questo ultimo passaggio non era finora emerso. Massimo Romano, leader di Costruire democrazia, ha chiesto al presidente, al consigliere delegato e alla struttura tecnica regionale di chiede di accedere a tutti gli atti dell’accordo, anche endoprocedimentali, ai dati del programma di studio e monitoraggio a cura dell’Autorità di bacino per definire scientificamente i volumi d’acqua effettivamente disponibili e il reale fabbisogno del territorio molisano. Atti che, ha rimarcato, non sono mai stati portati all’attenzione del Consiglio regionale che è l’organo istituzionalmente preposto, a norma di Statuto, ad assumere le relative decisioni. Da qui, la diffida formale di Romano a Roberti, ad astenersi dalla sottoscrizione di impegni vincolanti per la Regione Molise in assenza di chiarezza sul percorso amministrativo e soprattutto sui profili inerenti il demanio idrico.
«Mi preoccupa soprattutto che la discussione sulla costruzione dell’opera infrastrutturale non sia stata preceduta dalla pregiudiziale cognizione degli esiti del programma di studio e monitoraggio, a cura dell’Autorità di bacino, per definire scientificamente i volumi d’acqua effettivamente disponibili e il reale fabbisogno del territorio molisano, ossia la base tecnica che dovrebbe garantire che il trasferimento verso la Puglia avvenga solo in presenza di eccedenze reali e senza intaccare le riserve strategiche del Molise. Pertanto, ritengo preliminare conoscere il contenuto dell’accordo, e per questo ho formalmente richiesto di accedere ai relativi atti, accordo che dovrà essere approfondito in modo trasparente e partecipato, a cominciare dal Consiglio regionale che fino ad ora è stato incredibilmente del tutto esautorato», così Romano. Che ha concluso: il pericolo è «che prevalgano logiche di partito pericolosamente trasversali tra destra e sinistra, con il rischio che i molisani restino spettatori o, peggio, vittime di accordi politici sulla loro pelle».


























