Il 1 aprile 2019, al Ministero che allora si chiamava Mise, Amadori dichiarò ufficialmente la rinuncia a ricostruire il macello di Bojano, quello che era stato glorioso ai tempi di Arena e aveva poi resistito fino all’era Solagrital prima di chiudere i battenti.
L’azienda di Cesena non partecipò al bando per la vendita del secondo lotto (la divisione alimentare) dopo aver acquisito incubatoio e allevamenti. L’avviso conteneva clausole che il secondo player italiano della filiera avicola riteneva inaccettabili.
Qualche mese fa, sette anni dopo, i romagnoli hanno acquistato il secondo lotto dalla procedura fallimentare. Lo hanno fatto nel più assoluto riserbo, complice anche il fatto che la vertenza “del pollo” è stata mediaticamente accantonata. E due giorni fa, al Ministero che oggi si chiama Mimit, hanno confermato l’interesse a rilanciare quel sito, a valutare un progetto industriale che preveda la valorizzazione del sito appartenente alla ex Gam, qualora vi siano le condizioni commerciali e di sviluppo. Per l’azienda fondata da Francesco Amadori era presente il direttore generale Corporate Gianluca Giovannetti che ha aggiunto che sono già in corso interlocuzioni con le strutture ministeriali per approfondire le possibili forme di sostegno economico e finanziario all’iniziativa. In base alle condizioni di sostenibilità del progetto e all’ipotesi di espansione del Gruppo Amadori, la decisione sarà presa ufficialmente a gennaio 2027.
Quasi a sorpresa, la vertenza dell’avicolo è tornata di strettissima attualità.
Per gli addetti ai lavori, però, non è stata una sorpresa. A giugno scorso, i vertici Gam e della Regione si sono trovati di fronte al diniego del ministero del Lavoro sul rinnovo della cassa integrazione per i 125 addetti ancora dipendenti della Gestione alimentare molisana (sono in Cigs dal 2013). I tecnici del dicastero guidato da Marina Calderone ritengono necessario l’interesse concreto di un imprenditore, altrimenti la prosecuzione degli ammortizzatori sociali per un altro anno non si giustifica.
Dal bisogno di non lasciare completamente scoperto un numero consistente di ex lavoratori Gam (e di famiglie) sono ricominciati i colloqui fra la Regione Molise, l’assessore allo Sviluppo Andrea Di Lucente, e Gruppo Amadori. L’evoluzione è stata positiva, tanto che alla presenza del ministro Adolfo Urso e fra gli altri del governatore Francesco Roberti, due giorni fa si è formalizzato l’avvio di un percorso che rappresenta un’importante opportunità di ricollocazione delle maestranze e, nel frattempo, anche una misura utile a sbloccare la cassa integrazione per crisi complessa. Dopo il vertice al Mimit, a cui era presente anche l’assessore regionale Gianluca Cefaratti, sono proseguite le interlocuzioni della Regione con il ministero del Lavoro per risolvere il problema, ripristinare il sostegno al reddito e impegnarsi ad accompagnare con politiche attive un rilancio che sembrava ormai archiviato.
Il tavolo al dicastero delle Imprese è stato aggiornato dal ministro Urso a febbraio 2027.
I sindacati, presenti a Roma due giorni fa (c’erano Cgil, Cisl, Uil, Flai Cgil, Fai Cisl, Uila e Cisal), prendono atto positivamente dell’interesse di Amadori auspicano che non sia un’illusione e che si faccia sul serio. Che l’azienda faccia sul serio. Gli ex dipendenti Gam sono 125, più o meno metà di loro sono vicini alla pensione. Il resto potrebbe essere invece utilmente ripreso a lavorare per produrre in Molise i polli che Amadori qui alleva (e dove gestisce già l’incubatoio di Monteverde di Bojano). E naturalmente l’obiettivo di fondo è che la produzione sia tale da creare nuova occupazione in un’area che vive da quasi vent’anni una profonda crisi economica. E, di conseguenza, anche sociale e demografica. ritai























