Per gli esiti completi degli accertamenti affidati agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino bisognerà attendere ancora. Almeno trenta giorni. A chiarire i tempi dell’attività di consulenza è stata ieri la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, che ha escluso, allo stato, il deposito delle relazioni dei consulenti tedeschi.
«Le attività sono numerose e complesse», ha spiegato la procuratrice. «Allo stato non risultano depositi» delle relazioni. E sui tempi ha aggiunto: «Ritengo ci saranno richieste di proroga di 30 giorni ciascuna entro e non oltre i sei mesi dalla data di inizio delle operazioni di consulenza, come previsto dal Codice di procedura penale».
Le operazioni sono iniziate il 7 luglio. Il verbale di conferimento dell’incarico consente di comprendere la portata degli accertamenti e, di conseguenza, anche la ragione per la quale i tempi potrebbero allungarsi.
Ai consulenti del Robert Koch Institut – Christian Herzog e Sylwia Worbs – e agli specialisti italiani è stato affidato un mandato articolato. Dovranno innanzitutto esaminare i campioni ematici pre e post mortem e quelli biologici prelevati nel corso delle autopsie sui corpi di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, decedute il 27 e 28 dicembre scorso dopo essere state ricoverate al Cardarelli di Campobasso. Gli accertamenti dovranno stabilire se quei campioni contengano tracce riconducibili a ricina e, in caso positivo, quantificarne la presenza sulla base della letteratura scientifica internazionale.
Ma non è tutto. L’incarico comprende anche l’esame dei reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita, in via Risorgimento a Pietracatella, per verificare l’eventuale presenza della tossina. È prevista inoltre l’analisi dei campioni ematici di Gianni Di Vita e della figlia Alice per accertare se abbiano sviluppato anticorpi contro la ricina. Un dato che può contribuire a stabilire un eventuale contatto con la sostanza e che assume rilievo nella ricostruzione di quanto accaduto all’interno della casa.
Proprio su quest’ultimo accertamento, secondo quanto appreso nelle scorse settimane da fonti qualificate, da Berlino sarebbe già arrivata informalmente una prima indicazione: la ricerca degli anticorpi su Gianni e Alice avrebbe dato esito negativo. Un risultato che, tuttavia, non risulta ancora cristallizzato in una relazione depositata e che, pertanto, non può essere considerato formalmente acquisito all’inchiesta.
Sempre in via informale, gli specialisti tedeschi avrebbero fornito agli investigatori anche alcune prime indicazioni sul possibile vettore attraverso il quale la ricina sarebbe stata introdotta nell’abitazione. Anche in questo caso, però, occorrerà attendere gli elaborati tecnici per comprendere natura e consistenza dei riscontri.
Il documento del 29 giugno prevedeva inoltre la possibilità di eseguire un sopralluogo nella casa di via Risorgimento. Quella che al momento del conferimento era soltanto un’eventualità si è poi concretizzata il 30 luglio, quando consulenti e investigatori sono tornati nell’abitazione per un’attività durata circa quattordici ore. Il verbale stabiliva espressamente che i consulenti potessero richiedere ulteriori accertamenti e anche un sopralluogo «ove ritenuto necessario e opportuno» per verificare la presenza di ricina o di altre componenti chimiche della sostanza sui reperti.
I tempi indicati originariamente erano differenziati: entro la fine di luglio per l’attività relativa all’analisi dei campioni prelevati pre e post mortem; entro sessanta giorni per gli altri accertamenti; trenta giorni per volta, invece, per eventuali proroghe legate a tutti i quesiti posti. Già nel verbale veniva comunque precisato che i termini potevano essere prorogati in ragione della complessità delle operazioni.
È su questo quadro tecnico che continua a muoversi l’inchiesta per il duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico. Un fascicolo aperto a metà aprile e ancora contro ignoti, sul quale Procura di Larino e Squadra Mobile di Campobasso mantengono il massimo riserbo.
Con il trascorrere delle settimane, tuttavia, il perimetro investigativo si sarebbe progressivamente ristretto. Secondo quanto riferiscono fonti qualificate, gli inquirenti starebbero concentrando l’attenzione su una pista precisa, legata alle relazioni personali e a possibili motivazioni di natura sentimentale.
Al centro degli approfondimenti c’è inevitabilmente Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. Non perché la sua posizione sia formalmente mutata – non risulta indagato nel procedimento per duplice omicidio – ma perché la ricostruzione delle sue relazioni personali, nei mesi e negli anni precedenti ai decessi, sarebbe diventata uno dei punti di maggior interesse dell’attività investigativa.
In questo contesto si inserisce l’amicizia di lunga data con un’insegnante di matematica dell’istituto Agrario di Riccia. I due, dopo essere stati ascoltati separatamente, sono stati messi a confronto in Questura per diverse ore. L’obiettivo sarebbe stato quello di chiarire una serie di incongruenze emerse comparando le rispettive dichiarazioni. Su alcuni passaggi, secondo quanto trapela, le versioni fornite non avrebbero trovato piena corrispondenza.
Che cosa Gianni Di Vita abbia riferito agli uomini della Mobile diretta da Marco Graziano nelle numerose occasioni in cui è stato ascoltato resta coperto dal riserbo investigativo. Fonti qualificate riferiscono però che alcuni interrogativi non avrebbero ancora ricevuto risposte considerate pienamente soddisfacenti. E che diversi «non ricordo» avrebbero reso più complessa la ricostruzione di determinati passaggi.
Sono elementi investigativi, non prove di responsabilità. E non modificano, allo stato, la posizione processuale delle persone ascoltate. Ma indicano la direzione nella quale si starebbe concentrando il lavoro della Squadra Mobile e della Procura.
Dopo mesi di audizioni, sequestri, analisi dei dispositivi elettronici, comparazioni delle dichiarazioni e accertamenti scientifici, l’indagine sembra dunque attraversare una fase diversa. Il campo delle ipotesi si sarebbe ristretto, mentre resta da completare il tassello scientifico affidato a Berlino.
E proprio quel tassello, considerato fin dall’inizio uno dei passaggi decisivi dell’inchiesta, richiederà più tempo del previsto. Le relazioni del Robert Koch Institut non arriveranno nell’immediato. Per conoscerne gli esiti bisognerà attendere almeno un altro mese.
lu_co

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*