La pista che conduce dentro la sfera delle relazioni personali e familiari è sempre più battuta. E al centro degli approfondimenti della Squadra Mobile di Campobasso torna, con forza, Gianni Di Vita. Padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, le due donne uccise dalla ricina, il commercialista, ex sindaco di Pietracatella e già tesoriere regionale del Pd, è formalmente parte offesa nel procedimento per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico.
È un dato che va tenuto fermo. Il fatto che gli investigatori abbiano nuovamente acceso un potente faro su di lui non costituisce un indizio di responsabilità. Ma racconta la direzione nella quale la Mobile, guidata da Marco Graziano, sta concentrando una parte rilevante del lavoro: ricostruire fino in fondo rapporti, frequentazioni, confidenze e dinamiche che ruotavano attorno alla famiglia Di Vita.
Nelle prossime ore, o comunque nei prossimi giorni, sono attese nuove importanti audizioni. Ieri negli uffici della Questura non ci sono stati interrogatori. Gli agenti hanno però proseguito quelle attività meno visibili e meno rumorose che rappresentano una parte essenziale di un’indagine di questa complessità: verifica delle dichiarazioni già acquisite, incrocio dei riscontri, analisi degli elementi raccolti e preparazione dei successivi passaggi investigativi.
Un lavoro metodico che va avanti da mesi e che, secondo fonti indipendenti di Primo Piano Molise, avrebbe progressivamente ristretto il campo degli approfondimenti.
Gianni Di Vita sarà con ogni probabilità nuovamente ascoltato. Così come potrebbe tornare negli uffici della Mobile o della Procura di Larino il marito di Monia, l’insegnante legata da un profondo rapporto di amicizia al commercialista. Tra le persone che potrebbero essere nuovamente convocate figura anche il parroco di Pietracatella, don Stefano, già sentito più volte nel corso dell’inchiesta.
Tutti e tre, secondo quanto si apprende, potrebbero essere in possesso di informazioni ritenute interessanti dagli investigatori. Informazioni che, una volta confrontate con il materiale accumulato in questi mesi, potrebbero contribuire a chiarire passaggi ancora oscuri.
È soprattutto il lungo confronto avvenuto nelle scorse settimane tra Gianni e Monia ad assumere, in questa fase, un peso investigativo significativo.
Il confronto è un atto che presuppone l’esistenza di divergenze tra dichiarazioni precedentemente rese da persone già ascoltate. Gianni e Monia sono stati sentiti numerose volte. Metterli uno di fronte all’altra è servito dunque agli investigatori per affrontare direttamente punti delle rispettive ricostruzioni che evidentemente non coincidevano.
E il confronto è durato più di sei ore.
Un dato che non consente di attribuire responsabilità a nessuno, ma che rende evidente la quantità di circostanze sulle quali la Mobile ha ritenuto necessario chiedere spiegazioni e verificare le differenti versioni.
È anche per questo che la pista delle relazioni familiari e personali appare oggi una delle direttrici privilegiate dell’inchiesta. Non necessariamente perché il responsabile debba appartenere alla famiglia, ma perché gli investigatori sembrano voler ricostruire ciò che accadeva intorno ad Antonella, Sara e Gianni prima di quel maledetto 27 dicembre.
Una pista che inevitabilmente incrocia anche quella che negli ambienti investigativi viene definita, con tutte le cautele del caso, “passionale”.
Del resto, la modalità stessa dell’avvelenamento continua a imporre una domanda: chi poteva avere accesso agli alimenti, agli oggetti o comunque agli ambienti frequentati dalle vittime?
A rendere ancora più delicato questo interrogativo sono ora le dichiarazioni di uno dei medici del Pronto soccorso del Cardarelli che ebbe in cura la famiglia.
Il dottor Vuotto, uno dei cinque sanitari coinvolti nel distinto procedimento per omicidio colposo aperto nei giorni immediatamente successivi alle morti, è stato intervistato in esclusiva dalla trasmissione “Ore 14” di Salvo Sottile. Il medico ha visitato Sara sia durante il primo sia durante il secondo accesso al Pronto soccorso e ha evidenziato una differenza molto marcata tra i due quadri clinici.
Al secondo accesso le condizioni della ragazza erano decisamente più gravi. Da qui l’ipotesi, avanzata dal medico e già prospettata dai suoi legali, che l’esposizione alla sostanza tossica possa essere avvenuta in più momenti.
È soltanto un’ipotesi. Come tale deve essere trattata.
Se trovasse riscontro negli accertamenti scientifici, tuttavia, assumerebbe una rilevanza investigativa evidente. Una somministrazione ripetuta restringerebbe infatti il campo delle possibilità e renderebbe più difficile immaginare l’azione occasionale di un estraneo. Rafforzerebbe, al contrario, la necessità di scandagliare persone, luoghi e rapporti vicini alle vittime.
C’è poi un altro elemento riferito dal medico. Vuotto fu l’unico sanitario in servizio a visitare Antonella, Sara e Gianni. E ha ricordato come le condizioni dell’uomo apparissero differenti da quelle della moglie e della figlia: «Sembrava in condizioni migliori».
Dopo i due decessi Gianni venne trasferito a Roma, allo Spallanzani, in via precauzionale. Secondo quanto ricostruito da Primo Piano Molise, i primi parametri clinici non avrebbero inizialmente indicato condizioni tali da rendere necessario il ricovero nell’istituto romano. Il trasferimento e l’osservazione sarebbero stati decisi nel clima di fortissima preoccupazione seguito alla morte, a distanza di poche ore, di Antonella e Sara. Anche i bollettini diffusi in quei giorni dallo Spallanzani non descrissero mai condizioni preoccupanti.
Ora c’è un ulteriore tassello. In attesa dell’ufficialità delle relazioni, dagli accertamenti eseguiti al Robert Koch Institut di Berlino non sarebbero emersi elementi compatibili con un’ingestione di ricina da parte di Gianni. Se il dato verrà definitivamente confermato, occorrerà quindi comprendere quale sia stata l’origine dei malori accusati dall’uomo mentre moglie e figlia stavano precipitando verso un quadro clinico irreversibile.
Anche questo è uno dei punti sui quali gli investigatori cercano risposte.
La Mobile procede senza scorciatoie. Oltre duecento persone ascoltate, dichiarazioni confrontate più volte, dispositivi elettronici analizzati, riscontri cercati anche a distanza di mesi e persone già sentite richiamate quando un nuovo elemento rende necessario tornare sulle loro parole. È proprio questo lavoro di verifica, più che la singola audizione, a caratterizzare la fase attuale.
Intanto resta aperto il capitolo delle consulenze tedesche.
Le relazioni ufficiali del Robert Koch Institut non sono ancora state depositate. La procuratrice Elvira Antonelli lo ha chiarito nei giorni scorsi: «Allo stato non ci sono depositi». Ha inoltre ricordato che, considerata la quantità e la complessità degli accertamenti, i consulenti possono chiedere proroghe di trenta giorni, nel limite previsto dal codice.
Resta da chiarire anche la decorrenza esatta dei termini. L’incarico è stato conferito il 29 giugno e gli accertamenti erano indicati in avvio a luglio, ma il termine assegnato ai consulenti decorre dall’effettivo inizio delle operazioni. Non è quindi escluso che il calcolo effettuato all’esterno dell’inchiesta sulla presunta scadenza sia stato semplicemente anticipato.
Nel frattempo si avvicina anche un altro passaggio procedurale: la scadenza del termine delle indagini preliminari nel fascicolo contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. È dunque attesa la richiesta della Procura al gip per proseguire gli accertamenti.
Ma mentre la scienza lavora sui reperti e da Berlino si attendono le risposte definitive, a Campobasso gli investigatori continuano a lavorare sulle persone.
E in questa fase il faro è tornato su Gianni Di Vita. Non da indagato. Non da sospettato formalmente. Ma da parte offesa e, contemporaneamente, da uomo che conosceva meglio di molti altri la vita di Antonella e Sara e dal quale la Mobile sembra ritenere di poter ottenere ancora informazioni utili.
È nelle relazioni più vicine alla famiglia, nei racconti già raccolti e nelle loro eventuali contraddizioni che gli investigatori stanno cercando alcuni dei tasselli mancanti.
E le prossime audizioni potrebbero dire quanto il cerchio si sia realmente ristretto.
Lu_Co

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