Dopo giorni di silenzio, l’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita continua a muoversi lontano dai riflettori. Un riserbo che accompagna una delle fasi più delicate degli accertamenti coordinati dalla Procura di Larino e condotti dalla Squadra Mobile di Campobasso.
La vicenda comincia nei giorni immediatamente precedenti il Natale del 2025. Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15, accusano malori di natura gastrointestinale. Seguono diversi accessi tra il Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso e la continuità assistenziale. Le condizioni delle due donne, però, peggiorano rapidamente. Sara muore il 27 dicembre, Antonella il giorno successivo.
In una prima fase il quadro viene ricondotto a una possibile tossinfezione alimentare. Sul versante giudiziario vengono iscritti nel registro degli indagati cinque medici – tre del Pronto soccorso del Cardarelli e due della guardia medica – che a vario titolo avevano avuto in cura madre e figlia. L’ipotesi contestata è quella di omicidio colposo.
Parallelamente, però, gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, cominciano a ricostruire quanto accaduto nei giorni precedenti ai decessi. Vengono raccolte testimonianze e approfonditi rapporti, frequentazioni e dinamiche familiari.
La svolta arriva a marzo.
Il Centro antiveleni dell’Istituto Maugeri di Pavia, al quale erano stati inviati campioni biologici prelevati durante gli accertamenti medico-legali, segnala la presenza di ricina. Un risultato destinato a cambiare radicalmente lo scenario investigativo. Gli approfondimenti successivi confermeranno la presenza della sostanza nelle due vittime e, a luglio, le conclusioni degli accertamenti autoptici indicheranno nell’avvelenamento da ricina la causa della morte di Antonella e Sara.
Viene così aperto un secondo fascicolo, contro ignoti, per duplice omicidio volontario mediante avvelenamento. L’ipotesi investigativa porta a ritenere che la somministrazione della sostanza possa essere avvenuta a Pietracatella e il procedimento passa alla Procura di Larino, competente territorialmente sul comune fortorino.
Da quel momento l’indagine cambia passo.
Nei mesi successivi vengono ascoltate numerose persone, acquisiti dispositivi elettronici e realizzate copie forensi di cellulari, computer e altri supporti. Gli investigatori tornano nell’abitazione di via Risorgimento, rimasta sotto sequestro, mentre gli accertamenti si sviluppano contemporaneamente sul piano investigativo, tossicologico e informatico.
Un passaggio decisivo arriva a fine giugno, quando la procuratrice Elvira Antonelli affida una consulenza agli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, centro che dispone di competenze altamente specialistiche nello studio della ricina.
Nei laboratori tedeschi vengono avviati gli accertamenti sui campioni e sui reperti trasmessi dall’Italia. Parallelamente viene preparato un nuovo e approfondito sopralluogo nella casa della famiglia Di Vita.
Il 30 luglio gli specialisti tedeschi, guidati da Christian Herzog e Sylvia Worbs, entrano nell’abitazione di via Risorgimento insieme agli investigatori e agli esperti italiani. Le operazioni proseguono per ore e si concludono nell’arco della stessa giornata. Vengono effettuati nuovi prelievi e raccolti ulteriori elementi destinati alle analisi.
Ed è proprio su quanto accaduto prima e durante quel sopralluogo che si concentra ora l’attenzione.
Secondo quanto Primo Piano ha appreso da fonti qualificate, ma senza che sul punto siano arrivate conferme dalla Procura di Larino o dalla Squadra Mobile, gli accertamenti eseguiti a Berlino prima dell’arrivo degli specialisti in Molise avrebbero fornito elementi di rilievo investigativo. In particolare, tracce riconducibili alla ricina sarebbero state individuate su almeno uno dei reperti sottoposti ad analisi.
Un’indicazione che, qualora trovasse conferma negli atti dell’inchiesta, assumerebbe un peso considerevole.
Il sopralluogo del 30 luglio, infatti, potrebbe essere stato eseguito sulla base di indicazioni già emerse dagli esami di laboratorio. In altri termini, gli specialisti tedeschi potrebbero essere arrivati nell’abitazione non per una ricerca ad ampio spettro, ma per effettuare verifiche mirate.
È un passaggio sul quale, allo stato, è necessario mantenere la massima cautela.
Non è noto quale reperto avrebbe restituito il risultato né se gli accertamenti abbiano interessato uno o più alimenti o altri oggetti (borracce, contenitori, etc…). E soprattutto non esiste, al momento, alcuna comunicazione ufficiale che consenta di considerare acquisita l’individuazione del cosiddetto “vettore”, vale a dire il supporto attraverso il quale la ricina sarebbe entrata in contatto con le vittime.
Se questo elemento fosse effettivamente emerso, tuttavia, l’indagine avrebbe raggiunto un punto particolarmente avanzato. Individuare il possibile veicolo della sostanza consentirebbe infatti agli investigatori di restringere ulteriormente il campo degli accertamenti e di ricostruire chi possa averlo maneggiato, preparato o introdotto nell’abitazione.
Sono verifiche che richiedono riscontri scientifici e investigativi e sulle quali gli inquirenti mantengono il più stretto riserbo.
Dietro l’apparente calma di questi giorni, secondo quanto filtra da ambienti vicini all’inchiesta, il lavoro della Procura di Larino e della Squadra Mobile sarebbe particolarmente intenso.
Difficile allo stato prevedere quali saranno i prossimi passaggi e soprattutto i loro tempi. La prudenza resta necessaria, tanto più in un’inchiesta per duplice omicidio ancora formalmente contro ignoti e nella quale ogni elemento scientifico dovrà essere inserito in un quadro probatorio più ampio.
Ma gli ultimi sviluppi lasciano ritenere che l’indagine sia entrata in una fase particolarmente delicata. E che gli accertamenti compiuti a Berlino e il sopralluogo del 30 luglio possano rappresentare uno snodo importante per capire come la ricina sia arrivata fino ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e, soprattutto, chi possa averla introdotta nell’abitazione di via Risorgimento.
Lu_Co





























