Sara Di Vita sarebbe stata già in uno stato definito “delirante” quando, il 26 dicembre scorso, l’infermiere amico della famiglia intervenne nell’abitazione di via Risorgimento per somministrare due flebo reidratanti a lei e alla madre Antonella Di Ielsi dopo il primo ricovero in ospedale. Antonella, invece, sarebbe apparsa meno grave ma comunque fortemente debilitata: poco reattiva, quasi assente, incapace di parlare con continuità.
Sono questi alcuni dei particolari emersi dalla testimonianza resa lunedì pomeriggio in Questura dal professionista sanitario ascoltato nell’ambito delle indagini difensive richieste dagli avvocati Pietro Terminiello e Graziella De Rio, legali di uno dei medici indagati nel primo fascicolo aperto per omicidio colposo e lesioni colpose.
Da quanto si apprende da più fonti, l’uomo avrebbe risposto puntualmente a tutte le domande formulate dai legali, chiarendo in maniera dettagliata provenienza, modalità e tempi di somministrazione delle flebo praticate alle due pazienti. Un passaggio ritenuto importante perché sembrerebbe sgomberare il campo da uno dei dubbi investigativi emersi nelle ultime settimane: quello relativo a una possibile contaminazione della terapia domiciliare.
L’infermiere avrebbe infatti escluso qualsiasi anomalia, chiarendo che le infusioni somministrate consistevano in semplici flebo reidratanti, utilizzate secondo protocollo e provenienti da confezioni integre. Durante la permanenza nell’abitazione, inoltre, non vi sarebbero stati momenti in cui altri soggetti sarebbero rimasti soli con il materiale sanitario.
Un elemento che, se confermato nel quadro investigativo più ampio, sembrerebbe indebolire ulteriormente l’ipotesi che la ricina possa essere stata veicolata attraverso la terapia somministrata in casa dopo il primo accesso in ospedale.
Sarebbe stato inoltre proprio l’infermiere – preoccupato dal rapido peggioramento delle condizioni cliniche – a consigliare con forza a Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre della giovane Sara, di riportare immediatamente entrambe in ospedale.
Ma mentre una possibile pista sembra perdere consistenza, l’inchiesta continua a muoversi su altri fronti. Gli uomini della Squadra Mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano e coordinati dalla Procura di Larino, continuano ad ascoltare ulteriori persone informate sui fatti. Il numero complessivo delle audizioni avrebbe ormai superato quota 100, segno di un lavoro investigativo imponente, fatto di verifiche continue e ripetuti confronti tra dichiarazioni spesso tornate al vaglio degli investigatori.
Sempre più evidente appare, inoltre, il focus sull’ambito familiare più ristretto. Secondo indiscrezioni raccolte in ambienti investigativi, l’attenzione degli inquirenti si sarebbe concentrata su un numero limitatissimo di persone appartenenti alla cerchia più vicina alle vittime. E proprio sulle versioni rese da alcuni familiari si starebbero concentrando approfondimenti e verifiche, soprattutto laddove emergerebbero incongruenze, zone d’ombra o ricostruzioni non perfettamente sovrapponibili.
La famiglia stessa, nel frattempo, continua a mostrarsi spaccata nell’interpretazione di quanto accaduto. Alcuni parenti vicini ai Di Vita non escluderebbero ancora la possibilità di un tragico incidente, mentre i familiari di Antonella restano convinti che si sia trattato di un duplice omicidio deliberatamente pianificato. Qualcuno si è spinto perfino ad affermare davanti alle telecamere che ci sarebbe chi «sa e non dice tutta la verità».
Molto dipenderà, adesso, dagli accertamenti ancora in corso. Restano centrali le analisi sui dispositivi elettronici sequestrati nell’abitazione – smartphone, computer, tablet e router – dalle quali potrebbero emergere cronologie web, conversazioni, accessi a forum tematici o altri elementi digitali utili a chiarire dinamica e movente del delitto. Così come resta fondamentale l’eventuale ritorno della Scientifica nella casa di via Risorgimento per individuare possibili tracce residue della sostanza tossica.
Ma il passaggio probabilmente più atteso resta quello medico-legale. A fine maggio scadrà infatti la proroga concessa alla professionista incaricata dalla Procura, Benedetta Pia De Luca, per il deposito delle risultanze autoptiche: un tassello ritenuto decisivo per certificare definitivamente cause e modalità della morte di Antonella e Sara e consentire agli investigatori eventuali ulteriori sviluppi formali dell’inchiesta.
Il quadro, nonostante il riserbo assoluto mantenuto dalla Procura di Larino e dalla Squadra Mobile, sembra però raccontare di investigatori che avrebbero ormai circoscritto il perimetro dell’indagine e starebbero lavorando soprattutto a consolidare dettagli, indizi e circostanze capaci di trasformarsi, eventualmente, in prova.
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